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Gavazzi (Boffi e DePadova): «Il Made in Italy ha bisogno di una nuova alleanza»

15 Ott 2015

«È il punto più importante del Manifesto che ho sottoscritto anche io», dice l’ad del colosso dell’arredamento. «Fare sistema significa instaurare un rinnovato spirito cooperativo tra tutti gli attori economici, politici e sociali. Per realizzare il sogno di un Paese più dinamico»

 Roberto Gavazzi, ad di Boffi e De Padova
«Il sogno di noi imprenditori è vedere il Paese più dinamico e capace di affrontare i mercati internazionali. Ecco perché ho firmato il Manifesto per il Made in Italy, per dare il mio contributo alla realizzazione di questo sogno. Il Manifesto è uno sforzo collettivo, di imprenditori e di soggetti politici ed economici, verso quel traguardo». Così Roberto Gavazzi, ad di Boffi e De Padova, spiega perché ha aderito al documento nato da un’idea di Sanpellegrino e presentato al Governo con l’obiettivo di rilanciare il Made in Italy dopo Expo. Con lui hanno firmato, tra gli altri, Stefano Agostini, Presidente e AD del Gruppo Sanpellegrino,  Andrea Illy, Presidente IllyCaffe; Lamberto Tacoli, Presidente e AD di CRN-Yacht-Ferretti Group e Presidente di Nautica Italiana; Antonella Nonino, AD di Nonino Distillatori; Massimiliano Giansanti, Vicepresidente di Confagricoltura; Giorgio Merletti, Presidente di Confartigianato. «Ora ognuno faccia la sua parte per rilanciare l’impresa italiana nel mondo».

Che cosa si aspetta ora che il Manifesto è in mano al Governo?
Mi aspetto che ci sia più attenzione verso quelle che sono le variabili chiave per far ripartire il Paese, permettendo agli imprenditori di crescere, anche all’estero. Mi riferisco a un sistema fiscale non punitivo; a un sistema di legislazione del lavoro più flessibile al quale stiamo arrivando con il Jobs Act; a un sistema giuridico che permetta di avere nel Paese una certezza del diritto e la possibilità di saper muoversi con chiarezza all’interno delle regole;a  un sistema burocratico il più possibile snello che agevoli l’impresa e la liberi da inutili lacci burocratici; a un sistema finanziario sufficientemente forte da permettere alle imprese di trovare i mezzi per crescere. Il tutto può essere sintetizzato in due cose importanti che servono al nostro Paese: la possibilità di quotazioni in Borsa molto più leggere rispetto a quelle che si hanno oggi, cioè con minori vincoli e minori costi per le piccole imprese; e un sistema bancario capace di accompagnare le aziende in giro per il mondo. Vedo spesso grandi banche tedesche, francesi, americane che affiancano le imprese nelle loro attività di apertura di filiali e di negozi in tutto il mondo. In questo noi siamo indietro. Riuscire a risolvere questi handicap con il Manifesto sarebbe già un bel passo in avanti.

Qual è il punto più importante del Manifesto?
Il punto numero 6: ‘fare sistema significa instaurare un rinnovato spirito cooperativo tra tutti gli attori politici, sociali, economici e imprenditoriali’. Lo spirito di questo punto è unire le forze per cercare di valorizzare i talenti italiani e far emergere i nostri punti di forza: dalla moda al design, dall’alimentazione al turismo. E questo è un compito che non spetta soltanto agli imprenditori, ma ai diversi attori del Paese, comprese, come dicevo prima, banche e istituti burocratici.

Che cosa non fa o dovrebbe fare il governo per agevolare tutto questo?
Secondo me questo governo ha fatto già cose interessanti e sembra volerne fare altre: mi riferisco al lavoro e alla legge elettorale, riforme che permettono di avere un capacità di comando del Paese più efficace. Uno dei grossi limiti dell’Italia fino ad oggi è il fatto di dover dipendere da coalizioni di partiti che non hanno la capacità di incidere sui reali problemi del Paese. La nuova legge elettorale dovrebbe permettere di avere partiti più coesi e in grado di prendere decisioni importanti anche per quanto riguarda le imprese. Se dopo il Jobs Act il Governo saprà muoversi verso una fiscalità più efficace e meno limitativa e verso infrastrutture, anche burocratiche, migliori saremo a buon punto.

E le aziende che cosa devono fare per rilanciare il Made in Italy?
Avere una spiccata cultura di impresa internazionale. Oggi le aziende devono crescere, la dimensione è un fattore premiante in mondo globalizzato dove chi è più grande è quasi sempre colui che vince. Ma per crescere devi avere la cultura per farlo: significa saper andare sui mercati internazionali, soprattutto perché in Italia non c’è abbastanza mercato. Come si fa? Vivendo all’estero, parlando altre lingue, avendo il respiro di più Paesi. Noi tutti, all’interno delle nostre aziende, abbiamo il dovere di esplorare i mercati internazionali per essere più competitivi degli altri.

di Concetta Desando

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