Cucinelli, una Fondazione per essere buoni come un'azienda non può | Economyup
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Profitto & responsabilità sociale

Cucinelli, una Fondazione per essere buoni come un’azienda non può

26 Nov 2014

L’imprenditore umbro con i dividendi ottenuti dal collocamento in Borsa completa il suo impegno trentennale a favore del borgo di Solomeo con la creazione del tre Parchi su un’area di 87 ettari. «Dopo il collocamento in Borsa non potevo farlo con la spa. Adesso può farlo la mia famiglia»

Brunello Cucinelli con l'architetto Massimo De Vico Fallani
Può un’azienda essere buona senza un immediato ritorno economico? La responsabilità sociale è incompatibile con le regole del profitto? La restituzione può essere un atto soltanto individuale e mai societario? Le domande ronzano in testa dopo aver ascoltato Brunello Cucinelli raccontare il suo nuovo impegno, che poi tanto nuovo non è visto che arriva a coronamento di un’esperienza e di convinzioni maturate nel corso del suo percorso imprenditoriale, da un piccolo laboratorio umbro alle più prestigiose vetrine del mondo.

Cucinelli ha diffuso attraverso tutti i giornali del mondo la sua etica: «Pensare prima all’azienda, poi a Brunello, quindi a chi ci lavora e alle loro retribuzioni, poi alla società…». E la sua idea di profitto sano, di profitto con dignità. Che ha sempre concretizzato restituendo il 15% dell’utile al suo territorio. Fino al collocamento in Borsa. Dopo anche per lui le cose sono cambiate. Almeno all’interno del recinto dell’azienda. Per questo ha costituito con la moglie la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, che è adesso titolare del Progetto Bellezza, cominciato nel 1985 e vicino a concludere nel 2015 la sua prima decisiva parte. Il coronamento dei primi 30 anni sarà rappresentato scenicamente da tre parchi ai piedi dell’antico borgo di Solomeo, provincia di Perugia, dove Brunello ha costruito il suo regno di imprenditore illuminato. L’azienda quotata in Borsa non c’entra, ripete l’imprenditore insistentemente, questo è un impegno della famiglia. Quasi fosse preoccupato di possibili effetti negativi delle sue visioni sociali sul corso del titolo. E segnalando che forse c’è ancora un limite alla responsabilità sociale delle imprese quando va oltre a necessari obblighi di legge o comprensibili strategie di marketin. Gli analisti da tempo si interrogano su quale valori (economici) attribuire agli impegni sociali disinteressati delle aziende. Ma non sono arrivati ancora a risposte chiare e condivise.

Cucinelli va oltre. Quando ti riceve nel suo quartiere generale ti dice che è importante avere un bell’ambiente di lavoro ma è altrettanto importante quel che si vede attorno. E ti mostra la valle dove per troppo tempo facevano brutta mostra di sé alcuni capannoni dai colori stonati. Prima è riuscito a convincere enti locali e proprietari a cambiare tonalità. Adesso è vicino alla realizzazione del suo sogno: da lunedì cominceranno le demolizioni dei sei edifici, acquistati dalla Fondazione e da tempo solo depositi e non più centri di manifattura. Sarà il primo passo per la creazione del Parco dell’Industria, 35 ettari che torneranno ad essere il giardino che furono un tempo. Accanto sorgeranno altri due parchi: quello dell’Oratorio Laico, dedicato a un vecchio parrocco di Solomeo, che sarà aperto ai più piccoli e avrà uno stadio senza barriere dove nel giugno 2015 ospiterà il primo campionato del mondo per bambini provenienti da Paesi dove ci sono conflitti interni (Israele, Russia, Cecenia, etc.); e il Parco Agrario, 70 ettari per orti, vigneti, campi di cereali i cui prodotti saranno destinati al ristorante aziendale e alle famiglie di Solomeo.

Si tratta, quindi, di un’operazione enorme, che coinvolge un’area di 87 ettari e comporta un investimento che Cucinelli non intende svelare, quasi fosse poco elegante farlo. «L’emozione conterà più dei denari», svicola. Così come quando gli viene chiesto conto del patrimonio della Fondazione: «Sarà quello che ogni anno le daremo. E adesso abbiamo dato molto».

Inutile insistere con chi sta realizzando un sogno coltivato chissà da quanto tempo insieme con l’architetto Massimo De Vico Fallani, che Cucinelli presenta come suo mentor e, scherzando, dispensatore di filosofia in pillole. Inutile fare i cinici con chi sta esprimendo un suo modo molto contemporaneo di essere il Principe di quel territorio. Senza furbizie, ma anche con grande realismo. «Quando fu restaurato Solomeo avevamo tre obiettivi, ricorda Cucinelli: creare un bel posto dove lavorare ma anche accrescere il valore di immobili che dovevamo dare in garanzia alle banche.

Poi c’è sempre quel pallino lì di custodire piuttosto che possedere. Di sentirsi “responsabile delle bellezze del mondo“, come suggeriva l’imperatore Adriano, stracitato da Cucinelli. Che alle domande con cui abbiamo aperto questo teso così come a chi gli chiede se il suo modello sia replicabile da altri e altrove, risponde semplicemente ricordando quel che di buono gli ha portato l’ingresso nel regno del profitto, la Borsa. «La quotazione mi ha permesso di avere i soldi da mettere nella Fondazione. I dividendi hanno portato alla mia famiglia le risorse per poter lavorare per rendere il mondo più bello». Sì, forse non è un’obiettivo possibile per un’azienda. E forse se Cucinelli seduce e convice è anche in virtù del suo pacato ottimismo. «Se alziamo gli occhi al cielo, la vità sarà sicuramente migliore» è il suo saluto.

 

 

di Giovanni Iozzia

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