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Made in Italy

Carel, l’azienda che con i robot punta alla Borsa

di Concetta Desando

21 Apr 2016

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Dopo l’introduzione della meccatronica in azienda, ricavi per oltre 200 milioni, continui investimenti in ricerca e innovazione, il gruppo che crea sistemi di controllo per refrigerazione e riscaldamento è pronto per sbarcare a Piazza Affari. Tra i prossimi progetti anche l’acquisizione di piccole imprese

Millecento dipendenti, oltre la metà dei quali lavorano negli stabilimenti esteri; 190 persone impiegate nel settore Ricerca e sviluppo (60 di queste in Cina); ricavi per 203 milioni di euro nel 2015, con una previsione di crescita del 10% nel 2016, dell’11% nel 2017 e del 12% nel 2018. Un successo che Francesco Nalini, direttore generale di Carel, spiega con la “costante innovazione di prodotto e di processo”. Il gruppo padovano fondato nel 1973, uno dei leader mondiali nelle soluzioni di controllo per condizionamento, refrigerazione e riscaldamento, è cresciuto soprattutto nell’internazionalizzazione, tanto che, sebbene il mercato maggiore sia ancora l’Italia con il 21% (ma i condizionatori made in Italy che utilizzano la componentistica Carel sono a loro volta in gran misura esportati), il 28% della produzione è diretto al resto dell’Europa occidentale, il 13% all’Est Europa e Medio Oriente, il 18% all’America (giusto a ottobre 2015 è stata aperta una sede in Messico) e il 20% all’Asia. E ora il gruppo, che nei suoi stabilimenti sta introducendo anche i robot collaborativi di ultima generazione, capaci di collaborare con gli operai per aumentare del 30% l’efficienza e ridurre del 70% la difettosità, prevede “assunzioni sia in Italia sia all’estero”.

In un’intervista a Repubblica, il dg del gruppo padovano, Francesco Nalini, spiega infatti che l’introduzione della meccatronica in azienda non avrà “impatti negativi per i nostri dipendenti, che saranno liberati per attività professionali a maggior valore aggiunto”. E, per dare maggior spinta ai progetti di sviluppo, non esclude una prossima quotazione in Borsa (che le due famiglie azioniste dell’azienda, Rossi Luciani al 60% e Nalini al 40%, stanno valutando già fin dal 2008 quale eventualità per agevolare acquisizioni utili alla crescita). “Stiamo guardando con molto interesse – spiega al quotidiano Nalini, figlio di Luigi, uno dei fondatori e ad di Carel – all’eventualità in futuro di una quotazione. Pensiamo che ci permetterebbe di accelerare il processo di sviluppo, perché ci darebbe visibilità e capacità di attirare talenti e maggiore credibilità. E poi potrebbe aiutare a gestire il passaggio generazionale in modo più tranquillo e sereno. Non abbiamo nemmeno del tutto escluso di aprire il capitale a fondi, ma privilegiamo la Borsa perché implica un orizzonte di lungo periodo e sarebbe più coerente con la nostra forma mentale. Non avendo necessità di cassa, nessuna fretta”.

Lo sbarco a Piazza Affari sarebbe, insomma, uno strumento in più per favorire lo sviluppo. “Abbiamo ottime possibilità residue di crescita – sottolinea infatti il dg – anche per trascinamento. Ma ci interesserebbe per il futuro acquisire qualche azienda da integrare per sinergia tecnologica o che ci permetta una accelerazione in termini di quote di mercato. L’azienda in questione dovrebbe avere cultura e taglia simili a noi. Difficile da trovare, perché sono poco visibili, non quotate, pochissime sono in vendita. Di sicuro non lo siamo noi”.

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Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali. Per EconomyUp mi occupo di startup, innovazione digitale, social network

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