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The way we work: mobile, flessibile e “virtuale”, ecco come sarà il lavoratore del futuro

22 Nov 2016

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Per il 69% dei “lavoratori della conoscenza” non è importante avere un ufficio fisico, il 35% pensa che tra 5 anni il suo incarico sparirà e il 65% che non avrà più le stesse caratteristiche: è quanto emerge dallo studio di Unify su come cambia il lavoro. Qui il paper completo

Il 69% delle persone ritiene che avere un ufficio personale come luogo di lavoro fisico sia meno importante rispetto al passato, il 35% pensa che l’incarico che ricopre attualmente non esisterà più tra cinque anni e il 65% è convinto che, entro quella data, il proprio ruolo non avrà più le stesse caratteristiche di adesso.

Sono alcuni dei dati più significativi che emergono da The Way We Work, indagine fornita da Unify e basata sulle opinioni di 9000 knowledge worker (lavoratori della conoscenza, ovvero coloro che operano sui processi immateriali e impiegano diversi tipi di conoscenza per svolgere il proprio lavoro) negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Germania.

La ricerca prende in considerazione i seguenti punti:

  • cosa si aspettano i knowledge worker dal loro futuro professionale
  • quali sono le caratteristiche di un luoghi di lavoro ideale
  • in che modo cambierà il concetto di ufficio
  • quali sono i vantaggi della virtualità nell’ambiente lavorativo
  • in che modo la tecnologia può migliorare le condizioni di lavoro

Il paper mette in luce le discrepanze tra la vita lavorativa ideale e la realtà professionale quotidiana dei knowledge worker e sottolinea quanto siano importanti comunicazione e collaborazione per incrementare operatività e capacità di fornire risultati sia livello personale sia aziendale.

I knowledge worker hanno consapevolezza delle proprie capacità: il 92% è sicuro di dare un contributo positivo alla propria azienda. Tuttavia si rendono conto che il futuro porterà dei cambiamenti. Come deve essere il posto di lavoro del futuro (ma anche del presente)? Il 30% dei lavoratori della conoscenza lo vuole “di successo”, il 29% con “sedi multiple” e il 28% collaborativo. E’ importante anche che sia “supportive” e creativo.

Quanto al luogo fisico, emerge nettamente dalla ricerca un calo di interesse verso l’ufficio inteso in senso tradizionale. “Il lavoro oggi – si legge nel report – ha meno a che fare con il ‘dove sei’ e più con il ‘come comunichi’”. A questo proposito è interessante rilevare che quasi un terzo degli intervistati lavora dal 26% al 50% dell’orario fuori dal tradizionale ufficio e lontano dalla vecchia scrivania.

Parola d’ordine: flessibilità. Ma ad alcune condizioni. I knowledge worker sono pronti a ricoprire ruoli che si conformino all’economia on demand, ma lo fanno maggiormente e con più entusiasmo se sono molto giovani o piuttosto anziani, perciò costretti  in qualche modo a prendere in considerazione opzioni di maggiore flessibilità.

Fondamentale per i lavoratori della conoscenza è l’utilizzo della realtà virtuale: i benefici delle squadre virtuali sono concreti e tangibili.

Ma come si capisce quando un lavoro è ben fatto? Per questo tipo di lavoratori la priorità è la qualità (33%), dopodiché si tiene conto delle ore lavorate (32%) e della soddisfazione del cliente (28%). I giovani tendono a dare maggiore importanza al numero di ore lavorate, i senior puntano sulla qualità.

Dalla ricerca emerge un mondo in costante evoluzione, dove stanno cambiando ruoli, spazi e mindset. Se ne deduce che, per non perdere un supporto di valore per il proprio business, gli imprenditori devono iniziare a plasmare aziende, spazi di lavoro e strumenti di comunicazione in modo da soddisfare le richieste dei moderni knowledge worker alla luce della nuova era digitale. 

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Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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