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Il dibattito

Il talento serve, ma la formazione conta. Ecco quanto

13 Mar 2015

In un articolo su Quarterly Journal of Economics (Harvard) abbiamo documentato che un’impresa guidata da un laureato ha un valore aggiunto dell’80%. E una ricerca di Stanford mostra come l’aggiornamento nelle Pmi porti una crescita del 20%

Qualche giorno su EconomyUp fa Fabio Sdogati rifletteva sul legame tra educazione e successo imprenditoriale, tema recentemente discusso anche sul Financial Times. L’intervento contrapponeva due punti di vista opposti. Il primo era che il talento imprenditoriale non si impara in universita’. Al massimo, l’universita’ attrae quelli che il talento lo hanno gia’. Il secondo punto di vista sosteneva invece che la formazione economica crea nuovo talento imprenditoriale. Questo perche’ in universita’ si acquisiscono i principi della corretta gestione, in maniera piu’ completa e sistematica di quanto possibile con la sola esperienza. 

La questione e’ ovviamente cruciale. Se infatti la scuola svolge un ruolo attivo nella creazione del talento imprenditoriale, le politiche dell’universita’ possono porre le basi per la crescita economica.

Negli ultimi trent’anni la ricerca economica ha studiato a fondo il legame tra istruzione e produttivita’. I risultati sono chiari. Presi due individui con simili doti innate (ad esempio due gemelli omozigoti), quello che ha studiato un anno di piu’ guadaga in media un 10% in piu’ dell’altro. E questo perche’ una maggior istruzione aumenta le capacita’ produttive, che poi vengono remunerate.

Un problema di queste ricerche e’ che esse considerano tutto l’arco scolastico (dalla scuola primaria alla terziaria) e si focalizzano su lavoratori subordinati. Per questo motivo, non permettono di studiare il legame tra istruzione universitaria e talento imprenditoriale. Un progresso in questa direzione giunge da due recenti articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista Quarterly Journal of Economics dell’universita’ di Harvard.

Il primo articolo, di cui sono autore assieme ad altri tre ricercatori, documenta che il livello di istruzione dell’ imprenditore ha un impatto fortissimo sulla produttivita’ della sua impresa (1). Mediamente, un’impresa guidata da un imprenditore laureato genera un valore aggiunto dell’80% piu alto rispetto a quello generato da un imprenditore solamente diplomato. Dato che nel campione considerato l’istruzione terziaria e’ di quattro anni, questo corrisponde ad un ritorno annuale di circa il 20%. Questo valore e’ molto alto, e testimonia quanto l’istruzione dell’imprenditore possa essere importante per la produttivita’ delle imprese.

Il secondo articolo – scritto da ricercatori di Stanford – fa un importante passo in avanti per distinguere il ruolo dell’educazione da quello del talento innato, piu’ difficili da separare nel lavoro sopracitato (2).  Gli autori svolgono un “clinical trial” con un campione di imprese indiane medio-piccole, gestite da non laureati. Una meta’ di queste imprese viene sottoposta ad un periodo di consulenza e formazione economico-amministrativa, l’altra meta’ no. Il risultato e’ che, dopo la formazione, le imprese del primo gruppo diventano piu’ produttive di quelle del secondo gruppo di circa il 20%.  Anche in questo caso, formazione imprenditoriale e buona gestione vanno di pari passo.

Torniamo alla questione da cui siamo partiti. Il talento imprenditoriale innato e’ sicuramente importante. Ci sono molti esempi di imprenditori che grazie ad uno straordinario talento hanno raggiunto risultati eccezionali senza esser laureati. E’ importante pero’ tener conto che questo non significa che l’istruzione non conti. Al contrario, le ricerche piu’ recenti mostrano che l’universita’ puo’ svolgere un ruolo chiave nella creazione di una classe imprenditoriale nutrita e di talento. Un messaggio importante per politici e votanti.

* Nicola Gennaioli è professore ordinario di Finanza, Università Bocconi

(1) Si veda Nicola Gennaioli, Florencio Lopez-de-Silanes, Rafael La Porta, ed Andrei Shleifer, Human Capital and Regional Development, QJE, 2013
(2) Si veda Nicholas Bloom, Benn Eifert, Aprajit Mahajan, David McKenzie, e John Roberts, Does Management Matter? Evidence from India, QJE 2014

Redazione

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