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Umberto Bertelè: innovazione digitale e geopolitica sono sempre più collegate



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Dopo il “caso Genenta”, un’utile lettura di quel che significa la rottura dell’ordine mondiale. La competitività europea soffre il confronto con i colossi tech statunitensi e le nuove potenze demografiche come l’India ridefiniscono i flussi economici globali

Pubblicato il 13 feb 2026



Umberto Bertelè
Professore Emerito di Strategia e Chairman degli Osservatori Digital Innovation

La comprensione del panorama globale richiede oggi un radicale cambio di prospettiva, sostiene Umberto Bertelè, simile a quello necessario per correggere le distorsioni cartografiche che per secoli hanno alterato la nostra visione dei continenti. È il messaggio lanciato nel corso del convegno Travel Innovation Day 2026, organizzato dagli Osservatori Travel Innovation e Business Travel del Politecnico di Milano il 29 gennaio 2026, dal Professore Emerito di Strategia e Chairman degli Osservatori Digital Innovation, che ha delineato un quadro in cui geopolitica e innovazione digitale non sono più variabili indipendenti, ma elementi di una singola, complessa equazione.

Una lettura quella di Umberto Bertelè ancora più attuale e utile dopo il caso Genenta, che è diventata Saentra Forge estendendo il suo ambito di attività dal biotech a difesa, cybersecurity, space economy. “L’Europa, e l’Italia in particolare, ha vissuto per lungo tempo in un limbo piacevole tutto basato sul focus economico, ma oggi l’agenda si sta aggiornando e, esattamente come per i paesi leader a livello globale (Cine e US in testa) anche alle nostre latitudini al primo posto c’è la sicurezza nazionale con tutte le sue declinazioni”, ha detto a EconomyUp il CEO di Saentra Forge Pierluigi Paracchi.

La cartografia del mondo sta cambiando e, con essa, anche il ruolo dell’innovazione e delle tecnologie. Serve, quindi, una comprensione profonda di queste dinamiche, che Bertelè descrive come una fase di discontinuità strutturale rispetto al passato recente.

La rottura dell’ordine mondiale e la sfida della competitività

Il punto di partenza dell’analisi proposta da Bertelè risiede nella natura stessa del cambiamento che stiamo attraversando. Citando le riflessioni di Mark Carney, il professore evidenzia come il sistema globale non stia semplicemente scivolando verso una nuova fase, ma stia affrontando una vera interruzione dei vecchi equilibri. Questa consapevolezza impone di rivedere integralmente le strategie di sviluppo e osservazione dei mercati, poiché i parametri utilizzati fino a pochi anni fa risultano oggi insufficienti a interpretare la realtà.

“Siamo in presenza di una vera e propria rottura dell’ordine mondiale e non di una semplice transizione”. Secondo Bertelè, questa affermazione trova riscontro nell’urgenza di attuare riforme profonde, come quelle suggerite nel cosiddetto Piano Draghi. Tale documento, commissionato per affrontare la debolezza competitiva dell’Europa, assume oggi una rilevanza centrale nel dibattito politico ed economico. Il Piano Draghi mette in luce la necessità di intervenire su un sistema che appare spesso rallentato da complessità burocratiche e decisionali.

Semplificazione e agilità nei processi decisionali

Il tema della velocità di risposta alle sfide globali è strettamente legato all’efficienza delle strutture istituzionali. Bertelè richiama l’intervento del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, per sottolineare quanto un sistema “impastato” renda difficile assumere decisioni tempestive. In un’epoca dominata dalla velocità dell’innovazione, la semplificazione diventa un requisito indispensabile per non perdere terreno.

A questo si aggiunge la necessità di un impegno straordinario, come evidenziato dal giornalista John Thornhill del Financial Times. La consapevolezza è che, dopo un lungo periodo di inerzia, il recupero della competitività sarà un percorso estremamente difficile. La sfida per l’Unione Europea è dunque duplice: riformare i propri meccanismi interni e, contemporaneamente, trovare una collocazione strategica in un mercato globale segnato dall’incertezza dei dazi e delle tensioni commerciali.

Geopolitica e innovazione digitale: il predominio dei giganti tecnologici

L’analisi del Professor Bertelè si sposta poi sul cuore della competizione economica moderna: il settore tecnologico. Esaminando la struttura delle principali imprese a livello mondiale, emerge una sproporzione netta a favore degli Stati Uniti, che vantano 10 delle prime 12 aziende globali. In questo scenario, il binomio tra geopolitica e innovazione digitale premia chi ha saputo costruire ecosistemi di scala continentale.

L’Europa, al contrario, soffre di quello che Bertelè definisce “nanismo” delle imprese. Questa tendenza è alimentata da una cultura regolatoria che spesso penalizza le grandi dimensioni per timore di comportamenti scorretti, finendo però per indebolire la capacità competitiva dei player europei sul palcoscenico mondiale. La realtà descritta è cruda: “in una guerra fra giganti c’è poco futuro per i nani”. Occorre dunque trovare un equilibrio che permetta alle imprese di crescere e competere senza rinunciare alla correttezza del mercato.

Il divario tecnologico tra Stati Uniti ed Europa

I numeri riportati durante l’intervento offrono una misura precisa del distacco tra le due sponde dell’Atlantico. Le dieci maggiori imprese americane hanno raggiunto una dimensione economica impressionante, pari all’80% del Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti. Sebbene questo paragone non sia tecnicamente diretto, serve a dare l’ordine di grandezza dello strapotere raggiunto da questi colossi.

Ancora più significativo è il confronto relativo al valore complessivo delle aziende tech. Bertelè evidenzia che esiste un rapporto di nove a uno tra la capitalizzazione delle imprese tecnologiche statunitensi e quelle europee. Questo divario indica che l’Europa deve intensificare drasticamente i propri sforzi in questo campo, poiché è proprio dall’innovazione digitale che nascono le principali prospettive di crescita per settori come quello del turismo.

Il fattore demografico come motore dei flussi futuri

Un elemento spesso sottovalutato, ma considerato fondamentale da Bertelè, è la demografia. Guardando alla storia, i cambiamenti nei pesi demografici hanno spesso anticipato e determinato grandi trasformazioni geopolitiche. L’esempio citato del declino dell’Impero Romano, causato in parte da uno squilibrio di natalità tra popolazioni diverse, serve a illustrare come queste dinamiche non producano effetti immediati, ma siano inarrestabili nel lungo periodo.

Oggi, la mappa demografica del mondo sta subendo mutamenti radicali. L’India ha superato la Cina, e questo sorpasso è destinato a consolidarsi a causa del forte invecchiamento della popolazione cinese, conseguenza della politica del figlio unico applicata per decenni. L’India, grazie a una popolazione molto più giovane, si presenta oggi come il Paese con la crescita più dinamica. Questo spiega l’importanza strategica degli accordi commerciali recentemente firmati con Nuova Delhi e con l’area del Mercosur in Sud America.

La posizione dell’Italia e dell’Europa nel nuovo ranking mondiale

Nel contesto di questa trasformazione, il peso relativo dell’Europa e dell’Italia è destinato a ridimensionarsi in termini puramente numerici. Se l’Unione Europea venisse considerata come un unico blocco, con i suoi 450 milioni di abitanti si posizionerebbe al terzo posto mondiale, subito dopo India e Cina (che contano circa un miliardo e mezzo di persone ciascuna) e davanti agli Stati Uniti, che si attestano a 350 milioni.

Tuttavia, il dato più eclatante riguarda l’Italia. Nel 1950, il nostro Paese occupava il decimo posto al mondo per numero di abitanti. Oggi è scivolato al venticinquesimo posto. Questa contrazione demografica, unita alla crescita di nuove aree geografiche molto vivaci, avrà un impatto diretto su come cambieranno i viaggi e sui flussi turistici del prossimo futuro. L’incrocio tra geopolitica e innovazione digitale dovrà dunque tenere conto di una platea di consumatori che si sposta sempre più verso Oriente e verso le nuove economie emergenti.

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