La robotica è uno degli elementi distintivi dell’Industria 4.0, la quarta rivoluzione industriale incentrata sulla fabbrica interamente automatizzata e interconnessa. Può dunque sembrare un fenomeno relativamente recente: gli sviluppi nel campo dell‘intelligenza artificiale portano la maggior parte delle persone a credere che i robot siano nati e si siano evoluti a cavallo tra la seconda e la terza rivoluzione industriale. Pur essendo parzialmente vero – la parola robot venne coniata a metà degli anni ’20 da un romanziere ceco – nel mondo occidentale la robotica affonda le proprie radici nel lontano 1200-1300, per poi svilupparsi nel corso dei secoli fino ad assumere le caratteristiche attuali, in base alle quali i robot sono sempre più “macchine pensanti” in grado di coordinarsi e interagire con gli esseri umani, svolgere compiti di assistenza e di controllo e persino imparare dai propri errori. Questo percorso è descritto in una mostra d’eccellenza, attualmente in corso allo Science Museum di Londra. Ho visitato questa mostra, che si intitola “Robots-The 500-year quest to make machines human” e che terminerà il 3 settembre. Ne ho ricavato una serie di informazioni che possono essere utili agli imprenditori dell’IT (ma anche di altri settori) e in generale a tutti gli innovatori per capire la trasformazione digitale: come è nata, come si è evoluta, a che punto siamo adesso. Si parte dagli autonomi tanto in voga nei secoli scorsi per passare ai macchinari utilizzati nella seconda rivoluzione industriale fino ad arrivare ai giorni nostri, dove trionfano i robot con sembianze umane e le macchine per l’Industria 4.0. Uno scenario in cui l’Italia fa la sua parte, per esempio con componenti ideati all’Università di Genova o con i macchinari per l’Industria 4.0 di Comau. Era italiano anche un ingegnere che negli anni Cinquanta costruì uno dei più popolari robot al mondo. Ma vediamo per ordine, e in estrema sintesi, le tappe fondamentali del percorso storico verso la robotica del 2017.
♦ LA NASCITA DEI ROBOT (1570 – 1800) – Pochi lo sanno, ma alcuni dei primi robot – o, per meglio dire, automi, i lontani antenati degli attuali robot – furono commissionati dalla Chiesa cattolica. Erano macchine che riproducevano le sembianze del corpo umano, dotate di meccanismi interni ad orologeria: riproduzioni di Gesù Cristo che sanguinava dalle ferite o di Satana che emetteva suoni orribili. Non abituato a questo genere di spettacoli, il popolo restava incantato e intimorito, e tendeva a credere che, dietro quelle figure che si muovevano e parlavano da sole, ci fosse una potenza divina. In questo modo, attraverso l’utilizzo della tecnologia, la Chiesa comunicava in modo vivido ed efficace il proprio messaggio. Il secolo d’oro per gli automi arrivò nel 1700, quando divennero strumenti di intrattenimento per le élite ma anche per il popolo. Era di moda assistere alle performance di manichini con sembianze umane che disegnavano, scrivevano o suonavano. Alcuni degli esemplari più pregiati furono costruiti per le corti reali europee, ammirati nei “gabinetti delle meraviglie” nelle case dei nobili o mostrati durante esibizioni pubbliche. Si può dire che chi li possedeva era una sorta di influencer ante litteram, perché in grado di attrarre e catturare le folle.
♦ I ROBOT E L’IMMAGINARIO COLLETTIVO – All’inizio del XX secolo i robot cominciano a “far sognare”: il cinema li adotta e dà loro una straordinaria ribalta. Nel 1927, in “Metropolis”, film di Fritz Lang, appare Maria, diventando subito il robot di fantasia più popolare del momento. Descritta come un Machinenmensch, un uomo-macchina, Maria ha il volto della maschera d’oro del faraone Tutakhamen, la mummia egiziana che era stata scoperta dagli archeologi cinque anni prima. In seguito molti film di fantascienza si sono ispirati alle fattezze di Maria per la rappresentazione scenica di robot. Tra le pellicole che hanno per protagonisti o comprimari esseri automatizzati non viventi ci sono, solo per fare qualche nome, Star Wars, The Terminator con Arnold Schwarzenegger fino ad arrivare a Ex Machina (2015), trasmesso da Netflix Italia.
ROBOT E INDUSTRIA 4.0 – Lo sviluppo della robotica nell’Industria 4.0 è un argomento lungo e complesso che merita un approfondimento a parte. Viene comunque dedicato uno spazio, nell’ambito della mostra, a questo fondamentale capitolo nella storia della robotica. Il primo robot al mondo a due braccia pensato per lavorare con l’uomo viene dagli Usa, si chiama Baxter ed è stato commercializzato nel 2015. Esiste in due versioni: una per l’utilizzo nelle fabbriche, l’altra per attività di ricerca in laboratorio. Baxter può indirizzare il proprio “sguardo” in varie direzioni per indicare cosa è in procinto di fare. E’ inoltre in grado di usare sei espressioni facciali per mostrare lo stato delle operazioni: neutrale, concentrato, confuso, sorpreso, triste (quando è quasi scarico) o dormiente. Anche il personale non specializzato può agevolmente addestrare Baxter guidando le braccia e le pinze delle quali è fornito nelle posizioni corrette e poi salvando la memoria delle sue azioni.








































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