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Rabbit R1, come funziona il “coniglio intelligente” presentato al CES che vuole sostituire lo smartphone



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Rabbit R1 è un dispositivo portatile che mira a sostituire l’utilizzo di un classico smartphone. Basterà premere un pulsante e parlare al device: una serie di “rabbit”, cioè un insieme di script automatici, eseguirà la richiesta. Una delle tante soluzioni che rivoluzionano il rapporto uomo-macchina

Pubblicato il 19 gen 2024



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Si è da poco concluso il CES (Consumers Electronics Show), la più importante manifestazione tech al mondo, che si svolge ogni anno a Las Vegas. Quest’anno l’AI l’ha fatta, come era prevedibile, da padrona e numerose sono state le innovazioni presentate che, in qualche modo, hanno a che fare con l’intelligenza artificiale.

Cos’è Rabbit R1, che vuole sostituire lo smartphone

Tra tutte le innovazioni presentate, una piccola scatoletta rossa (fantastico il design vagamente anni Settanta) ha raccolto moltissimo interesse e suscitato profonda curiosità, anche qui nel nostro paese, dove molti giornali ne hanno scritto: stiamo parlando di Rabbit R1. Si tratta di un dispositivo portatile, ideato dalla startup Rabbit Inc., che mira a sostituire l’utilizzo di un classico smartphone (almeno per alcune attività, per il momento) sovvertendone l’approccio via app: al posto di queste ultime, infatti, per completare una qualsiasi attività basterà premere un pulsante (fisico) e parlare al dispositivo. Magicamente, una serie di “rabbit” (conigli), né più né meno un insieme di script automatici, eseguiranno a quel punto la richiesta di turno, il cui output sarà visualizzabile sul piccolo schermo o ascoltabile mediante gli speaker integrati.

Non si tratta, qui, di vedere film o videogiocare, bensì di assolvere – dialogando semplicemente con il device e i suoi coniglietti virtuali – ad attività più o meno lunghe, noiose e/o ripetitive. Al momento, per esempio, sul sito della società si definiscono “optimal” attività quali la ricerca di qualcosa (si, ok, tipo Siri, Alexa e compagnia bella), l’ascolto di musica o contenuti audio, la traduzione real time, la pianificazione di viaggi ed itinerari e altre cosette interessanti. Sono in sviluppo e arriveranno col tempo – a detta della stessa startup – tutta una serie di altre attività, dal note-taking alle prenotazioni, per esempio, di un tavolo nel nostro ristorante preferito. Il tutto, sempre, semplicemente parlando.

Ci sono diversi punti di interesse in questo modello e, certamente, non riguardano la piccola telecamera ruotabile del simpatico device o il mix di modelli linguistici di grandi dimensioni (Llm) basati su ChatGPT di OpenAI e di large action model (Lam) sviluppati da Rabbit Inc. su cui il sistema proprietario lavora.

Rabbit R1: l’esempio di un nuovo tipo di interazione uomo-macchina

Ci si riferisce, innanzitutto, alla modalità di interazione tra l’utente umano e l’hardware guidato dall’AI: la voce. Tanto meglio, se il dialogo avverrà nel modo più naturale e colloquiale possibile.

Non più milioni di app per fare qualcosa, quindi (finalmente, si potrebbe aggiungere), ma la semplice e potente voce.

In secondo luogo, colpisce la possibilità di insegnare ai coniglietti virtuali come devono assolvere a certi task ricorrenti e, soprattutto, come devono farli secondo noi: in quella che viene definita come “modalità di apprendimento sperimentale” (quindi ancora in fase di sviluppo), per impartire una nuova istruzione al dispositivo, è possibile semplicemente completare l’operazione desiderata, puntando la fotocamera dell’R1 verso lo schermo del desktop o del telefono mentre si sta facendo quella cosa.

I coniglietti virtuali, osservandoci, impareranno a svolgere quell’azione come facciamo noi e la potranno replicare, con un semplice nostro input vocale. Straordinario – imparare guardando, nel mondo phygital, senza soluzione di continuità tra il fisico e il virtuale.

Le due attività sopra descritte, la conversazione per fare qualcosa e l’osservazione per imparare a fare qualcosa, sono attività che, fino ad ora, erano state confinate alla relazione tra esseri umani. Chiedevo a qualcuno di fare qualcosa, non a qualcosa di fare qualcos’altro: ora, invece, anche questa nuova declinazione sarà possibile. D’altro canto, la vecchia massima che “guardare è imparare” si riferiva, per esempio, al garzone di bottega che guardando il maestro artigiano ne apprendeva la maestria e l’arte in qualche attività. Rabbit R1 (e tutti gli altri che stanno arrivando, nel solco), apprenderanno ciò che ci può essere utile semplicemente guardandoci.

Interessante notare come il claim della startup sia “the future of human-machine interface”: certamente più che esplicativo.

Al netto dei vari giudizi su quanto sia bello, brutto, condivisibile, accettabile, etc. tutto ciò, obiettivamente occorre constatare che siamo di fronte all’inizio di una nuova era nelle relazioni: queste ultime, da sempre, si sono riferite esclusivamente agli esseri umani, a breve e sempre più vigerà invece una nuova accezione, quella tra esseri umani e macchine e, a tendere, certamente tra macchine e macchine, giungendo ad una tripartizione di approcci relazionali che, per forza di cose, dovrà coesistere.

Una nuova era di relazioni: ripensare l’experience con l’AI

Dal punto di vista business, nessun settore sarà scevro dal dover ripensare, per esempio, l’experience dei propri clienti e utenti con l’AI di turno: si pensi agli store fisici dove, già oggi, sono in atto delle sperimentazioni rispetto all’utilizzo di assistenti virtuali per servire i clienti su determinate esigenze, oppure ai customer care operati da bot sempre più intelligenti. Ogni organizzazione, al contempo, dovrà spingere sulla formazione delle sue persone rispetto alle modalità di conversazione e cooperazione migliori con l’AI, per massimizzarne i benefici e aumentare il ritorno degli investimenti sulle ultime tecnologie che si moltiplicheranno in ogni settore.

Nella vita quotidiana, strumenti come il Rabbit R1 modificheranno i nostri approcci relazionali, che dovranno adattarsi alle macchine (e viceversa), con effetti ancora tutti da immaginare. Un’indicazione, però, può venire facilmente dall’osservazione del modo in cui, negli ultimi anni, i social e gli strumenti di comunicazione digitale come Whatsapp hanno modificato la nostra capacità di scrivere e di comunicare: i giovani, ad esempio, hanno oggi un approccio alla scrittura e alla comunicazione che segue canonici estetici e logici molto distanti da quanto si faceva anche soltanto un decennio fa. È quindi verosimile che anche le relazioni tra esseri umani potranno risentire, nel prossimo futuro, di un’influenza derivante dalle relazioni tra esseri umani e intelligenze artificiali, producendo sia effetti positivi che negativi, certamente ancora tutti da scoprire.

Humane AI Pin, la spilla che sostituisce completamente lo smartphone

Il Rabbit R1 è solo il più recente tra i prodotti che vanno in tale direzione e, per esempio, solo qualche mese fa si è molto parlato e scritto di un altro prodotto, Humane AI Pin, che, in quel caso, si sostanzia in una sorta di spilla tech che si aggancia ai vestiti e proietta le informazioni richieste (a voce) sul palmo della mano. In questo caso, tra l’altro, l’obiettivo dichiarato è di sostituire completamente lo smartphone (dubitiamo potrà avvenire, almeno nel brevissimo), ma è un’altra dimostrazione di come sia in atto un profondo ripensamento dell’interazione uomo-macchina e di come potrà o dovrà essere il nostro compagno di vita quotidiana del futuro.

Sembra che si stia, di fatto, arrivando allo stadio di maturazione degli ecosistemi di oggetti e hardware costantemente e completamente connessi tra loro (grazie alla tecnologia Iot – Internet of Things) e in dialogo continuo con l’essere umano, grazie proprio all’evoluzione repentina degli ultimissimi periodi assunta dall’AI.

Stiamo quindi andando incontro ad una società simil-Star Wars, dove esseri umani e robot coesistono e dialogano naturalmente? Probabilmente siamo ancora ben lontani, ma abbiamo certamente iniziato il cammino in tale direzione. Nuove figure stanno nascendo per imparare il modo più efficiente per dare istruzioni alle macchine (es. i prompt engineers), al fine di ottenere output affinati e di qualità. Tante altre ne nasceranno nel breve e molte, certamente, lavoreranno sempre più sull’affinamento delle capacità necessarie a relazionarsi al meglio, tra esseri umani e intelligenze artificiali.

Il futuro è certamente affascinante.

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