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Politica economica

Pmi innovative, scende in campo Assolombarda

06 Mar 2015

La potente territoriale di Confindustria fa sentire la sua voce sugli emendamenti al decreto “Investment Compact” in discussione in Parlamento. Ecco i sei punti definiti fondamentali. Sostenuti anche da un appello sottoscritto da alcune associazioni dell’ecosistema italiano. C’è tempo fino al 24 marzo

«Le Pmi italiane sono il motore dell’impresa nazionale nonché realtà che hanno già dimostrato di poter reagire alle diverse complessità del mercato attuale, evidenziando che grazie all’aspetto dell’innovazione si possono creare le basi per una crescita del sistema produttivo». Le parole di Alberto Baban — presidente di Piccola Industria di Confindustria —, intervenuto all’incontro “L’Investiment Compact e le Pmi innovative” tenutosi a Milano il 6 marzo nella sede di Assolombarda, sembrano essere lo spartito di una sinfonia che andrà ripetendosi da qui fino al 24 Marzo. In quella data dovrà essere convertito in legge il decreto relativo alle “Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti” altrimenti detto “Investiment Compact”. In mezzo ci sarà il tempo, poco in realtà, per introdurre gli emendamenti necessari a rendere ancora più agevolato il processo di realizzazione di nuove imprese innovative.

 

La discussione in corso nelle Commissioni Parlamentarti ruota attorno a pochi punti che gli addetti ai lavori definiscono “fondamentali”. 

1.  Prolungamento della permanenza del registro delle Starup Innovative da 4 a 5 anni;
2.  Opzionalità del contributo INPS in capo ai soci lavoratori;
3.  Cancellazione dell’obbligo di costituzione tramite Notaio, implementando la modalità online;
4.  Revisione dei limiti di certificazione per la compensazione dei crediti IVA;
5.  Misure per agevolare il Crowdfunding
6.  Creazione del registro delle PMI innovative

Su questi punti è stato sottoscritto un appello firmato da Alvise Biffi (Assolombarda), Paolo Anselmo (IBAN), Marco Cantamessa (PNICube), Claudio Giuliano (Polo Italiano del Venture Capital) e Gianmarco Carnovale (Roma Startup)

In quest’ottica l’obiettivo è quello di creare un percorso di crescita per le Pmi definito e spinto anche dalle politiche del Governo. «Non si tratta di agevolazioni fiscali — sottolinea durante l’incontro Stefano Firpo, Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico — ma iniziative pensate per creare un ecosistema favorevole attorno all’impresa che sia in grado di crescere insieme all’impresa stessa. È qui che il Paese deve rilanciarsi». Nella sostanza ciò che è stato fatto riguarda l’applicazione del regolamento previsto per le startup alle Pmi con profili specificatamente innovativi (con particolare attenzione alla spesa in Ricerca e Sviluppo pari al 3% del maggior valore tra fatturato e costo di produzione, presenza di personale estremamente qualificato in materia di innovazione, un brevetto software registrato alle Siae).

Altra novità che è in discussione in sede di conversione del decreto — stando alle parole di Firpo — riguarda la possibilità di poter quotare le Pmi nel mercato non regolamentato dell’Aim. Oltre all’idea, anche questa sul tavolo delle discussioni, di estendere al di là dei 7 anni le agevolazioni fiscali per gli investimenti. Tutto ciò va inoltre inserito in un meccanismo di selezione, all’interno del corpo economico, dei comportamenti più virtuosi che le istituzioni andrebbero ad accompagnare  nel percorso di crescita.

Va detto che l’intenzione di questo decreto sembra non essere quella di creare una “Silicon Valley” in salsa italiana, quanto piuttosto l’esigenza di sdoganare una certa percezione del Paese che non investe in innovazione risultando di fatto arretrato su tutto: «esprimiamo una grande capacità di industria — sottolinea Baban — ma sembra che questa industria sia poco qualificata. Questo non è vero». Qui gioca un ruolo essenziale la selezione della platea a cui rivolgersi, magari proponendo un sistema di rilevazione statistica istituzionale: «Bisogna riuscire a raccontare il sistema Italia in maniera diversa — continua Baban — che è composto da un numero interessante di Pmi innovative».

Secondo alcuni numeri snocciolati durante l’incontro sarebbero 250mila le Pmi attualmente in Italia, di cui 40mila avrebbero quell’elemento distintivo (l’innovazione appunto) che permetterebbe loro di crescere in fretta ed essere competitivi anche a livello internazionale. Riconoscere e intercettare realtà di questo tipo porterebbe un beneficio per tutto il sistema economico: «quello a cui vorremmo arrivare — conclude Baban — è un rapporto pubblico privato in cui far capire ai sistemi governativi le imprese devono essere aiutate, perché le imprese aiutano il sistema a crescere».

 

 

 

 

 

 

 

 

di Fabrizio Marino

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