Perché Facebook at Work può funzionare (e perché no)

La company di Zuckerberg ha lanciato i primi test del “social delle aziende”, piattaforma per scambiarsi idee e informazioni tra colleghi, in totale autonomia dal profilo personale su Fb. Decollerà? “Solo se garantirà il massimo di sicurezza e privacy dei dati scambiati” dicono imprenditori e analisti

Pubblicato il 15 Gen 2015

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Stop alle infinite email tra colleghi, a riunioni e mini-riunioni da una scrivania all’altra ma anche alle distrazioni sul lavoro causate dalla compulsazione, a volte ossessiva, del proprio profilo personale su Facebook. Il colosso fondato da Mark Zuckerberg ha avviato i test dell’atteso Facebook at Work, piattaforma da utilizzare in ambito professionale. È pensata per dialogare e scambiarsi informazioni all’interno delle imprese, in modo che “le informazioni degli impiegati su Facebook at Work siano al sicuro, protette, confidenziali e completamente separate da quelle del proprio profilo personale“.

Come ha spiegato la società californiana, “l’app sarà visibile sugli app store di iOS e Android e disponibile solamente per i partner del test”, per poi aggiungere: “le informazioni degli impiegati sono protette, confidenziali e separate da quelle del profilo Facebook personale”.

Facebook at Work è un’esperienza completamente separata da quella della piattaforma – ribadisce il gruppo di Menlo Park – e offre agli impiegati la possibilità di connettersi e collaborare in modo efficace attraverso l’uso dei nostri strumenti, molti dei quali già noti e utilizzati come il News Feed, i gruppi, messaggi e gli eventi”.

“Sarà quindi possibile restare in contatto con i propri colleghi nello stesso modo in cui lo si fa con i propri amici e familiari attraverso il social network”, aggiunge. Facebook at Work offre un’esperienza anche visiva simile a quella del social network ‘madre’.

“I commenti e feedback dei nostri primi partner pilota – aggiunge – saranno fondamentali al fine di costruire il miglior prodotto possibile per loro e i loro impiegati”.

Ma cosa ne pensano le imprese? Funzionerà? Non funzionerà? Facebook è un’azienda solida e in crescita soprattutto grazie alla sua capacità di muoversi sul fronte dell’utenza da mobile, ma nella sua storia ha anche preso qualche granchio, come il Facebook phone, il telefonino targato Facebook, lanciato nel 2013, che doveva girare su un sistema operativo di Fb e non più su Android, e che si è rivelato una bolla di sapone.

Facebook at Work andrà meglio? Intervistato dalla testata specializzata TechCrunch, Brent Leary, managing partner di CRM Essentials, premette che le aziende finora non avevano mai voluto, né saputo affrontare la questione dei social network. “Quella fase è passata – prosegue – quindi si è creato lo spazio per Facebook at Work, ma la questione non è solo portare i social network al lavoro. In realtà è difficile costruire una piattaforma che incontri le aspettative di così tanti diversi tipi di interazioni umane in un contesto professionale”.

Più ottimista Dion Hinchcliffe, chief strategy officer di Adjuvi e co-autore del libro “Social Business by Design”. Ricordando l’enorme network di utenti di Facebook, il dirigente afferma: “Ritengo che Facebook at Work abbia buone probabilità per diventare un nuovo canale di collaborazione, a patto che – avverte – l’accesso sia agevole, garantisca il percorso più diretto allo scopo e risponda alle principali preoccupazioni dell’azienda, che sono mantenere la privacy e la sicurezza. Se così sarà – conclude – ‘discutiamone su Facebook’ diventerà la frase più comune tra colleghi”.

Aspettative elevate anche per Brett Belding, direttore della mobile strategy in Mobileiron ed ex senior manager dei servizi di mobilità IT mobility in Cisco. “Le imprese hanno invocato per anni un Facebook aziendale e ora stanno per averlo. A mio parere contribuirà a consolidare i loro mercati e diventeranno più competitive. Resta in piedi però la questione sicurezza”.

Un problema sottolineato pure da Alastair Mitchell, chief executive di Huddle, concorrente di Facebook. “L’azienda di Zuckerberg – dice – ha ancora molta strada da fare prima di essere considerata pronta per le imprese. Avrà anche guadagnato la fiducia di quasi due miliardi di utenti attivi nel mondo, ma adesso deve convincere le imprese e i loro dipartimenti IT”. Mitchell sottolinea che attualmente molte compagnie bloccano l’accesso a Fb da parte dei loro dipendenti perché è considerato “un buco nero della produttività” e ritengono la sicurezza una questione prioritaria. “Il modo in cui Facebook immagazzina, condivide e gestisce i dati degli utenti è stato più volte oggetto di polemiche”.

Lawrence Hawes, analista di Dow Brook Advisory Services che si occupa degli spazi di socializzazione all’interno delle imprese, mette a confronto Facebook con Dropbox, entrambi in movimento dal settore consumer a quello enterprise. “Sono colpito dalle somiglianze: entrambi sono servizi pensati per i consumatori, ma possono facilitare lo scambio di informazioni anche sul lavoro”.

Anche secondo lui, se Facebook vuole vincere la scommessa, deve garantire il grado di sicurezza necessario a un’attività imprenditoriale, affidabilità e altre caratteristiche che gli possono consentire di conquistare la fiducia di osservatori e acquirenti.

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