L'INTERVISTA

Noah Raford, Dubai Future Foundation: “Gli Emirati saranno laboratorio mondiale di innovazione”

Noah Raford, Futurist-in-Chief della Fondazione che organizza progetti su idee e tecnologie innovative, dice a EconomyUp: “Il nostro motto è ‘vedi il futuro, crea il futuro’. Perciò abbiamo think tank e iniziative come il Museo del Futuro. Ma testiamo anche le innovazioni di altri Paesi”. E c’è pure un ministro dell’AI…

Pubblicato il 03 Ott 2018

Noah Raford

Gli Emirati Arabi Uniti (United Arab Emirates, UAE), e in particolare Dubai, puntano a diventare un “grande laboratorio di innovazione e sperimentazione per il resto del mondo”. Lo spiega a EconomyUp Noah Raford, un americano che ha studiato al MIT, è esperto di tecnologie innovative ed è diventato Futurist-in-Chief della Dubai Future Foundation. Un incarico unico al mondo: il suo obiettivo e quello della sua squadra è non solo cercare di immaginare il futuro, ma “costruirlo”. Come? Attraverso una serie di progetti e idee che riguardano i trend tecnologici del momento: dalla Blockchain (il Paese punta ad arrivare al 100% di transazioni su blockchain entro il 2020) alle missioni spaziali. Fino al Museo del Futuro, progetto che dovrebbe partire entro il 2019. Ma perché il resto mondo, per testare l’innovazione, dovrebbe scegliere proprio gli Emirati Arabi Uniti? “Perché c’è sempre stata innovazione negli EAU, perché è un Paese piccolo e quindi c’è estrema vicinanza tra le persone che stabiliscono le regole, quelle che forniscono i servizi, quelle che li comprano” dice Raford, intervenuto a Milano il 28 settembre scorso a Meet the Media Guru. Il Futurist-in-Chief  Officer racconta a EconomyUp di un Paese dove c’è un ministro dell’Intelligenza Artificiale, un ministro del Futuro e dove chiunque voglia vendere o comprare casa ormai lo fa con la Blockchain. E afferma: “La differenza tra successo e fallimento nel 21esimo secolo è data dalla capacità non solo di capire e adattarsi ai cambiamenti, ma anche di giocare un ruolo nel creare quei cambiamenti”. Per questo, spiega, gli EAU stanno cercando di creare il cambiamento. Ma vediamo chi è Raford e cosa sta facendo per contribuire all’innovazione degli Emirati.

CHI È NOAH RAFORD

Noah Raford è Futurist-in-Chief della Dubai Future Foundation, nonché Direttore del Museum of the Future ad essa collegato. Ha conseguito un PhD al Massachusetts Institute of Technology (MIT), un master alla Bartlett School of Architecture e un undergraduate degree alla Brown University.  È stato membro del World Economic Forum (WEF) Global Agenda Council su Intelligenza Artificiale e Robotica e ha ricoperto vari incarichi accademici. Prima di trasferirsi negli UAE, è stato CEO e co-founder di Futurescaper, società di previsioni sulla tecnologia del futuro e ha lavorato per altre aziende. Vive a Dubai, è sposato e ha due figli.

Noah Raford sul palco di Meet The Media Guru

UAE E INNOVAZIONE: DUBAI VUOL FARE DA TEST PER IL MONDO

Perché gli Emirati Arabi Uniti puntano a diventare culla di innovazione?

L’innovazione ha sempre fatto parte della storia del Paese da quando è stato fondato nel 1971. Quello è stato un esperimento: mettere insieme diversi emirati in un’unica federazione per avere supporto reciproco. È stata un’idea e una visione, che ha permesso a varie persone con interessi diversi di riunirsi, lavorare insieme e creare un nuovo futuro. Peraltro ci sono molti esempi nella storia di Dubai e dell’intero Paese di scommesse audaci su cose nuove che poi hanno funzionato. Posso citare la compagnia aerea Emirates: al’inizio degli anni Ottanta il Paese era servito da un gruppo chiamato Gulf Air, responsabile per il 70% di visitatori a Dubai. Dubai è sempre stato aperta al commercio, agli scambi, alle culture diverse e alla politica dei cieli aperti; chiunque poteva atterrare all’aeroporto e fare affari in loco. Così a un certo punto Gulf Air ha chiesto di poter dare al Paese i servizi in esclusiva, minacciando, in caso di risposta negativa, di andarsene in 3 giorni. I vertici del Paese ci hanno pensato qualche giorno, poi hanno noleggiato due velivoli di una flotta area pakistana, hanno preso alcuni piloti dalla Malesia e hanno dato il via a Emirates. Oggi è una delle prime compagnie aeree del mondo e l’aeroporto di Dubai è il più affollato del pianeta. Certamente è stata una grande scommessa sull’innovazione, non tanto e non solo tecnologica, ma l’innovazione nel business model, nella governance e nel marketing.

Il contesto per creare innovazione è cambiato rispetto agli anni Ottanta?

Il contesto dell’innovazione sta cambiando. In passato c’erano problemi diversi: come sviluppare un sistema medico, un’infrastruttura, una compagnia aerea…Si cercavano i migliori esperti e si chiedeva loro come procedere. Nel 21esimo secolo non ci sono risposte ai problemi, negli UAE come nel resto del mondo. O almeno, non ancora. Ci sono ipotesi, opinioni, ma non c’è nessuno a cui rivolgersi per ottenere una precisa risposta. Perciò, per necessità, gli Emirati devono diventare una sorta di generatore di innovazione: solo così possono proseguire il successo avuto in passato.

Dubai sta scommettendo sull’innovazione perché il petrolio è finito?

Dubai ha esaurito le sue riserve molto tempo fa, attualmente meno del 2% delle riserve petrolifere di Dubai viene dal petrolio. Ma gli UAE, e in particolare Abu Dhabi, hanno ancora una notevole quantità di riserve: circa il 30% del prodotto interno lordo proviene dal petrolio. Tuttavia il principe di Abu Dhabi ha detto una gran cosa: “Non vediamo l’ora di vedere il giorno in cui verrà spedito l’ultimo barile di petrolio”. Potrebbe avvenire tra 30 anni, se non di più. Non è un argomento che ci spaventa, non pensiamo “Oddio, esauriremo il petrolio, cosa possiamo fare?”. Qui si tratta di avere una visione a lungo termine. In questo momento abbiamo la libertà e il lusso di poterlo fare. Per questo intendiamo diventare un enorme laboratorio di innovazione e sperimentazione per il resto del mondo.

Perché voi e non altri?

Ci sono pochi posti dove esiste questa combinazione unica tra buona governance, buona leadership, successo finanziario, efficienza delle aziende, giovani talenti…Tutte queste cose insieme ci offrono un momento storico unico. Inoltre nel nostro piccolo Paese c’è estrema vicinanza tra le persone che fanno le regole, quelle che forniscono i servizi, quelle che li comprano. Si possono combinare tutti questi elementi e, in un modo estremamente veloce e flessibile, fare cose che altrimenti non si sarebbe capaci di fare in nessun altra parte del pianeta. La vera value proposition al momento è: se hai un’innovazione che può cambiare il mondo e hai bisogno di un partner con cui testarla, vieni negli UAE.

Vi limitate a testare le innovazioni o ne volete anche creare?

Stiamo sviluppando sempre più la parte di ricerca e sviluppo. Negli UAE c’è una comunità accademica piuttosto forte che fa ricerca, ma serve tempo. Non abbiamo a disposizione la quantità di investimenti di nazioni più grandi come gli Stati Uniti o la Germania, con alle spalle centinaia di anni di investimenti in ricerca, che poi si riflettono sulla qualità. Certamente vogliamo generare la nostra attività accademica, ma negli UAE si può fare quello che nessun altro può fare al mondo, o meglio che solo pochi possono fare. Molte delle opportunità più eccitanti offerte dalla tecnologia nel 21esimo secolo sono nei settori che più ci interessano di più come sanità, trasporti, education, energia. Questi però sono anche i settori maggiormente regolati dai governi. E i governi sono per tradizione molto lenti a rischiare e sperimentare. Così la nostra strategia, oltre a quella di supportare la ricerca interna, è cercare di fare da laboratorio alla ricerca altrui.

LA DUBAI FUTURE FOUNDATION E IL MUSEO DEL FUTURO

I principali progetti della Dubai Future Foundation?

La Fondazione ha poco più di due anni, ma facciamo questo tipo di progetti già da diversi anni. Il suo motto è: “vedi il futuro, crea il futuro”. Per “vedere il futuro” abbiamo un think tank molto attivo, il Mohammed bin Rashid Center for Accelerated Research, e un’accademia di formatori dove lavoriamo con esperti e accademici per aiutare a formare il nostro personale e anche il resto del governo e del settore privato. Abbiamo una serie di attività per coinvolgere il settore pubblico in conversazioni sul futuro. Abbiamo il più grande sito arabo che si occupa di tecnologie emergenti. In questo contesto si posiziona anche il Museo del Futuro, che serve a immaginare come sarà il futuro. Poi c’è la parte di “creazione del futuro”. Qui si collocano tutti i nostri progetti, dalla strategia sulla blockchain quella per il 3D. Abbiamo un programma che si chiama The Future Accelerators, mirato a mettere insieme le società tecnologiche emergenti che stanno dando vita all’innovazione in settori altamente regolati come la sanità, la sicurezza, l’education. Prendiamo le loro soluzioni e le testiamo con i regolatori.

E il Museo del Futuro? Ce ne parli

È uno dei nostri progetti portabandiera. Museo del Futuro sembra una contraddizione in termini, la parola museo fa pensare al passato, a un luogo dove si conservano oggetti del passato. Ma museo deriva da musa che significa ispirazione, perciò si suppone che un museo sia un luogo di ispirazione. Ispirazione sul futuro e su quali attività si svolgeranno nel futuro. C’è stato un dibattito sul fatto se fosse effettivamente un museo, ma io penso che lo sia, sebbene non così grande come lo vorremmo. Qualsiasi attività oggi come oggi deve competere con i social media, i video game e la televisione per conquistare l’attenzione della gente. Perciò abbiamo ideato un modo molto creativo e divertente di coinvolgere le persone.

Un esempio?

Immaginate di entrare in una stanza che è come una macchina del tempo. La stanza è nell’anno 2050. Il mondo sarà molto diverso allora. Qualsiasi oggetto nella stanza rifletterà il modo in cui le cose sono cambiate. Per esempio le arance saranno verdi, perché saranno state modificate geneticamente in laboratorio. Le luci saranno diverse…È un approccio esperienziale ed emozionale, quasi un set cinematografico. Tutti i dettagli sono pensati per comunicare come è cambiata la società. E l’utente ha l’occasione di interagire con altre persone e con questa nuova società. Sarà molto divertente,  interessante ed efficace, perché farà capire parole difficili come IOT o Intelligenza Artificiale e consentirà di verificarne i benefici. Questa combinazione tra divertimento, coinvolgimento, accessibilità e positività è la ragione per cui il governo ha investito nel Museo Del Futuro.

BLOCKCHAIN E MISSIONI SPAZIALI:  I TREND TECNOLOGICI

Qual sono i trend tecnologici emergenti?

Abbiamo così tanti progetti in corso che è difficile identificarne uno solo. Una delle cose più eccitanti in questo momento sono le missioni spaziali. Due anni fa abbiamo annunciato il nostro primo programma spaziale, Hope, e abbiamo in corso una competizione nazionale. Abbiamo già selezionato i primi due astronauti pronti per andare in orbita. È in corso un dibattito molto interessante sulla space economy e su come vivere nello spazio. I problemi che abbiamo a vivere a Dubai sono praticamente gli stessi che si hanno a vivere nello spazio: devi capire dove trovare l’acqua, il cibo, come mantenere la temperatura più fresca o più calda, come andare dal punto a al punto b. La lezione appresa vivendo in questa area geografica ci fornisce benefici diretti. Un altro dei progetti con il più ampio potenziale per trasformare molti aspetti dlel’economia è quello sulla Blockchain. Abbiamo cominciato con esperimenti a Dubai e ora puntiamo ad avere il 100% di tutte le attività governative sulla blockchain entro il 2020. A Dubai ad oggi si può comprare o vendere un immobile esclusivamente utilizzando la Blockchain: non bisogna mostrare alcun documento cartaceo o recarsi presso alcun ufficio. Sono anche in corso esperimenti sui registri i per la scuola e la sanità. Il vantaggio è che la burocrazia resta fuori da tutto questo. Parte del problema con la burocrazia è che ognuno ha le sue procedure, il suo database, i suoi formulari da riempire…Ma quando metti tutto sulla blockchain, risparmi molto tempo.

INNOVAZIONE E POLITICA:  FUTURIST-IN-CHIEF E MINISTRO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Perché il governo degli EAU ha creato un ministero per l’Intelligenza Artificiale?

Perché, come dice il CEO di Microsoft, l’intelligenza artificiale e lo sviluppo dell’AI saranno molto più rivoluzionari dell’invenzione dell’elettricità e del fuoco. L’evoluzione dell’Artificial Intelligence è così veloce che dobbiamo pensarci sin da ora. Il nostro ministro ha solo 28 anni, è in carica da febbraio e il suo capo è il Cabinet Minister, che è il ministro degli Affari del governo e del Futuro. Ancora: una combinazione di potere esecutivo e visione sul futuro. Ci sono altri ministri del Futuro nel mondo ma non hanno la stessa importanza e centralità all’interno dei loro governi.

Lei è anche l’unico Futurist in Chief del governo di un Paese?

Penso di sì, non ho mai incontrato nessun altro con questo incarico. Ci sono molti futuristi nel mondo, ma la maggior parte di loro lavora come consulente esterno. Aiutano aziende o i governi a pensare al futuro dell’industria, però è raro che facciano anche parte del team che prende le decisioni. È una straordinaria opportunità essere in un posto che è così orientato al futuro e allo stesso tempo così pronto ad agire. Il mio lavoro come Futurist in Chief è proprio quello di aiutare a pensare a quali possono essere le opportunità e i rischi del futuro e lavorare con il mio team per tradurre questi pensieri in azioni.

Lo suggerirebbe al governo italiano?

Penso che tutte le nazioni dovrebbero avere un Futurist in Chief. Si cominciano a vedere Chief Designer o Head Designer a livello nazionale in alcuni Paesi, perché, quando si punta alla combinazione tra futuro e azione, alla fine di tutto c’è il processo di design. La differenza tra successo e fallimento nel 21esimo secolo è data dalla capacità non solo di capire e adattarsi ai cambiamenti, ma anche di giocare un ruolo nel creare quei cambiamenti. Ci vuole un approccio diverso. Nessuna nazione si può permettersi di non averlo.

INNOVAZIONE E POLITICA IN UAE

L’UAE è una federazione di monarchie. C’è sufficiente democrazia per consentire la libera circolazione delle idee?

È un’oligarchia estremamente efficace. Ha uno dei più bassi tassi di corruzione del mondo, vanta uno dei livelli più alti di soddisfazione dei cittadini. Al di là della forma di governo, i vertici fanno benissimo il loro lavoro di impegnarsi per il bene comune. Il primo ministro Mohammed bin Rashid Al Maktum ha detto che il lavoro del governo è rendere le vite delle persone migliori e più felici. In un certo senso è un approccio antico: il governo è responsabile del bene comune. Un tempo, per esempio, nel Regno Unito, i migliori talenti andavano nel settore pubblico, perché credevano in una visione che era molto più che diventare ricchi. Oggi si fa così a Singapore. Non è solo una questione di governance ma anche di leadership. Quei valori vengono dal vertice, il leader è il modello. Ecco perché gli EAU hanno avuto una straordinaria leadership dall’inizio del Paese. Ogni anno una ricerca evidenzia che la maggior parte dei cittadini dell’intera regione vorrebbe trasferirsi negli EAU. Qui puoi essere quello che vuoi, non importa quale sia la tua religione, il tuo stile di vita, se sei donna o uomo. Il governo non ti punirà per quello in cui credi né porterà via la tua azienda.

Davvero non importa se sei donna o uomo?

Due terzi dei funzionari pubblici senior sono donne. In proporzione alla popolazione, ci sono più donne al potere negli EAU che in Gran Bretagna e USA messi insieme. È uno dei pregiudizi più diffusi che le donne non abbiano il giusto spazio nel Paese.

EXPO 2020 DUBAI

Expo 2020 a Dubai è alle porte. Trarrete ispirazione dall’esperienza italiana del 2015?

Il team di Expo è diverso dal mio, ma entrambi stiamo costruendo la stessa visione degli EAU. So che ci sono molti italiani nel team per Expo 2020. Non conosco i dettagli, ma so che si stanno concentrando su mobilità, opportunità, sostenibilità. So che stanno facendo un lavoro straordinario e sono sicuro che sarà un evento straordinario.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Luciana Maci
Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. In passato ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna).

email Seguimi su

Articoli correlati

Articolo 1 di 2