La Circular Economy è innovazione: così Enel è diventata leader mondiale di sostenibilità - Economyup

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La Circular Economy è innovazione: così Enel è diventata leader mondiale di sostenibilità



Per la prima volta nel 2020 Enel ha conquistato la leadership del Dow Jones Sustainability Index, grazie anche a una visione che combina innovazione e sosteniblità. Ne parliamo con Luca Meini, Head of Circular Economy del Gruppo, che aderisce alla call Circular 4 Recovery promossa da Marzotto Venture e Campus Bio-medico

di Giovanni Iozzia

17 Dic 2020


Photo by Jeremy Perkins on Unsplash

“L’economia circolare per noi è un tema di innovazione”, dice Luca Meini, Head of Circular Economy di Enel Group. E infatti la sua divisione sta all’interno della direzione Innovability guidata da Ernesto Ciorra: Innovation + Sustainability. Una visione, sposata cinque anni fa, che ha portato risultati importanti e che continua a segnare le scelte dell’azienda.

In tutte le classifiche sulla sostenibilità Enel è al vertice (quest’anno per la prima volta le è stata attribuita la leadership mondiale nel Dow Jones Sustainability Index). E la sostenibilità attraversa tutte le attività di open innovation. Tra le iniziative più recenti c’è, ad esempio, l’adesione alla call Circular 4 Recovery, organizzata da Marzotto Venture Accelerator con Università Campus Biomedico di Roma, che viene promossa sulla piattaforma globale di crowdsourcing del Gruppo openinnovability.com.ed è aperta fino al 31 gennaio 2021. Saranno selezionati 10 progetti che potranno accedere a investimenti in equity fino a 10 milioni.

Circular 4 Recovery, una call per l’economia circolare con 10 milioni di investimenti per le startup selezionate

L’economia circolare è innovazione, ma anche business. Ed è quindi fondamentale come si inserisce nella governance di un’azienda. In Enel la struttura dedicata è un’area della holding, molto leggera, che coordina le attività nelle business line e nei Paesi.

“La circular economy non è qualcosa di separato, da considerare a latere del business”

“Sin dalle fasi iniziali i progetti vanno pensati e sviluppati secondo i principi della Economia Circolare:”, spiega Meini. “Per questa ragione è stato deciso di avere una struttura leggera ma pervasiva”.

In Italia non è sempre chiara la complessità dell’economia circolare, ancora. Troppo spesso quando se ne parla, si pensa alla raccolta differenziata. E invece… stiamo parlando di qualcosa che l’Unione Europea considera fondamentale per ripensare il nostro modello economico, uno dei pilastri del Recovery Plan in discussione per superare la crisi da coronavirus.

C’è da ripensare materiali, design dei prodotti, modelli di business e il momento è adesso. “Anche perché rispetto a 10 anni fa è cambiata la sensibilità generale: c’è molta più attenzione ai temi ambientali, il problema del surriscaldamento globale è riconosciuto e la sostenibilità è considerata un obiettivo perseguibile e necessario”, osserva Meini che avverte: “Il tema resta comunque complesso, perché va oltre la decarbonizzazione”

“L’economia circolare si poggia su cinque pilastri, tutti importanti: materiali/energie; progettazione; sharing; product as a service; chiusura dei cicli”

Partendo da materiali (ed energie) sostenibili, vanno disegnati prodotti e servizi coerenti con l’obiettivo, proposti in una logica di servizio e non più di consumo e poi rimessi in circolazione. E non si tratta certo di quel che conosciamo come riciclo, ma di rimanifattura, di un modello che tende a prolungare quanto più possibile il ciclo di vita di un prodotto.

Luca Meini, Head of Circular Economy di Enel Group

È evidente che per fare tutto questo serve molta innovazione, dalla ricerca sui materiali e le energie al ripensamento dei modelli di business. “La circular economy per Enel riguarda tutte le aree di business e le catene del valore”, dice Meini, che porta ad esempio l’esperienza degli smart meter: i contatori “intelligenti” di seconda generazione sono stati progettati per essere più circolari e prodotti con i materiali recuperati da quelli di prima generazione. Risultati? “Una riduzione del 6% di CO2 eq rilasciata in atmosfera rispetto alla fase di produzione di uno smart meter in plastica vergine. È stata inoltre calcolata una riduzione di rifiuti generati che, solo per la fase di produzione, è pari a circa 122 grammi (circa 17% del peso totale dello smart meter) per ciascun circular smart meter”.

L’economia circolare è un obiettivo a lungo termine che non si raggiunge da soli

“Si possono avere impatti a breve ma bisogna ragionare in un orizzonte temporale di almeno di 10 anni e con una logica di grande apertura” spiega Meini, che ricorda un progetto cominciato tre anni fa per coinvolgere i fornitori di Enel nello sviluppo di soluzioni circolari per metterli in condizione di poter rispondere alle richieste del gruppo. “Sono stati coinvolti 200 fornitori, a livello globale, su 12 categorie merceologiche che rappresentano più del 60& della spesa per acquisto di materiali”, spiega Meini. “Siamo convinti che la diffusione della cultura dell’economia circolare nell’intero processo di approvvigionamento sia in grado di generare valore condiviso per l’azienda e tutte le parti interessate. In un futuro prossimo l’EPD (la Dichiarazione Ambientale di Prodotto, ndr.) diventerà un requisito necessario per tutte le aziende per poter vendere i loro prodotti al pubblico”.

Nel percorso condiviso verso la sostenibilità il contributo delle startup è decisivo

Gli ambiti di applicazione sono numerosi e dalle startup possono arrivare proposte interessanti, ricorda Meini. Anche per questo Enel, nell’ambito di una partenership con Marzotto Venture Accelerator, ha aderito alla call Circular 4 Recovery, che ha come scopo di selezionare e sostenere idee innovative che possano aiutare nella fase di ripresa dopo la pandemia da coronavirus.  “Lo scouting continuo che facciamo con i nostri hub internazionali e con iniziative come questa call ci permette di consolidare la nostra leadership nell’economia circolare”, conclude Meini.

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.