La 600 che serve all'Italia per l'accesso digitale ai servizi pubblici - Economyup

TECNOLOGIA SOLIDALE

La 600 che serve all’Italia per l’accesso digitale ai servizi pubblici



A metà degli anni Cinquanta del secolo scorso arrivò sul mercato la Fiat 600, che divenne l’icona del boom economico. Due i fattori determinanti: nuove infrastrutture e un mezzo alla portata di tutti. Sono gli stessi che servono oggi per arrivare alla “cittadinanza aumentata”. Ne parliamo con Patrizio Caligiuri di PagoPA

di Antonio Palmieri

11 Nov 2022

Tecnologia solidale nasce nel novembre 2002, a partire dalla proposta di legge sull’accessibilità (vale a dire la rimozione delle “barriere architettoniche digitali) e vive nella esplorazione di ogni modalità attraverso cui la tecnologia e il digitale migliorano la vita di tutte le persone.
“A questo compito, le chiedo di iscrivere anche me e anche PagoPA. Per me e per noi il digitale è una sfida totale per il bene comune.”

Così inizia il dialogo con Patrizio Caligiuri, direttore Affari istituzionali e comunicazione di PagoPa, la società pubblica che realizza infrastrutture digitali per i pagamenti alle pubbliche amministrazioni.

Caro Caligiuri, a proposito di accessibilità, come avete impostato la vostra attività?
Abbiamo scelto di garantire l’accessibilità progettando l’interfaccia dell’app IO per rispettare i bisogni specifici dei cittadini ipovedenti. Lavoriamo per garantire il miglior supporto possibile agli strumenti di ausilio messi a disposizione dai sistemi operativi (es. TalkBack o VoiceOver), con l’obiettivo di rilasciare periodicamente nuove versioni dell’app.

È soddisfatto dei risultati ottenuti? All’inizio non sono mancate polemiche sulla poca accessibilità dei vostri servizi. Ne ho parlato anche in questo blog…
L’accessibilità è un impegno costante. Di strada ne abbiamo fatta dall’inizio e cerchiamo di essere sempre attenti. In linea con la natura interamente open source del progetto IO, siamo aperti alle segnalazioni e ai suggerimenti dei cittadini,​interagiamo con le associazioni di categorie e con il mondo dei consumatori per rendere l’app sempre più inclusiva e accessibile. Scriveteci a io@assistenza.pagopa.it.

Lettura e risposta sono garantite?
Garantite.

Oltre all’accessibilità, quali sono i fronti su cui siete impegnati?
La nostra sfida è costruire un ecosistema digitale in cui si possa ottenere un sussidio in tempo reale senza dover presentare pratiche e documenti allo sportello, in cui un certificato arrivi direttamente sullo smartphone, in cui pagare un tributo o una multa sia semplice e immediato da ovunque ci si trovi, in cui contestare una sanzione o ottenere un rimborso sia facile e veloce.

Vasto programma, per citare De Gaulle. Per anni ho insistito sulla necessità di costruire un rapporto alla pari tra cittadini e Stato…
Come sa, abbiamo fatto grandi passi in questa direzione, lavorando su infrastrutture efficienti e sicure per servizi semplici, rigorosamente rispettosi della privacy e facilmente utilizzabili da tutti.​La piattaforma dei pagamenti è usata da 42 milioni di cittadini e oltre 2 milioni di imprese, l’App IO conta 30 milioni di download, è usata da oltre 5 milioni di cittadini ogni mese e offre oltre 90.000 servizi di amministrazioni centrali e locali. ​Sono in arrivo progetti altrettanto rilevanti: l’infrastruttura che potrà efficientare il modo in cui lo Stato eroga programmi e iniziative di welfare e la piattaforma per le notifiche digitali

A conclusione del Festival digitale popolare, organizzato dalla Fondazione Italia Digitale a Torino, lei ha detto che IO deve diventare ciò che la 600 è stata per il trasporto: lo strumento di massa, alla portata di tutti, per accedere ai servizi pubblici.
A metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, comparve nel mercato dell’auto la Fiat 600. Quell’auto divenne l’icona del boom economico, fu il mezzo che trasformò il trasporto privato in un fenomeno di massa, consentendo a milioni di persone di essere parte di un progresso collettivo. Due fattori, tra tanti, furono determinanti: nuove infrastrutture che consentivano la mobilità privata e la produzione di un mezzo alla portata della maggioranza delle persone.

Quindi…
Quindi se trasportiamo questo esempio ai giorni nostri e lo caliamo nella rivoluzione tecnologica e digitale, scopriamo che gli ingredienti di cui abbiamo bisogno sono sempre gli stessi: infrastrutture e strumenti per utilizzarle, alla portata di tutti. In questo modo, la tecnologia esce dalla dimensione settoriale, il digitale cessa di essere questione tecnica o vezzo riservato e assume una dimensione sociale, popolare.

Questo è ciò che intende quando nei suoi interventi parla di “cittadinanza aumentata”?
L’espressione cittadinanza aumentata, che come PagoPA utilizziamo di frequente, sta a significare che la nostra missione è costruire infrastrutture e servizi che aumentino le possibilità a disposizione delle persone, aumentino l’accesso ai diritti, i modi e le opportunità di farlo e la libertà di esercitare diritti e doveri in tempi e luoghi non imposti.

Vale a dire non la sostituzione imposta di ciò che già esiste off line, ma un fattore aggiuntivo, una libertà in più? Niente switch Off obbligatorio al digitale bensì compresenza dei due canali, fisico e digitale?
Per noi la digitalizzazione del Paese non significa guardare a una dimensione unicamente immateriale. Le nostre infrastrutture,​ pensiamo alla piattaforma dei pagamenti, permettono di fruire i servizi sia online che attraverso canali fisici. Le persone devono essere sempre messe nella condizione di poter scegliere con la massima qualità ed efficienza.”

Ciò significa rifuggire la tentazione dell’ideologismo dell’innovazione. Evitare la riproposizione della separazione popolo/élite anche in questo ambito.
Abbiamo imparato che le iniziative che funzionano sono quelle che riescono a coinvolgere tutti. Questa è la strada per portare i vantaggi del digitale a tutti, in ogni angolo del Paese. Nell’epoca delle “transizioni”, davanti a ciascuna innovazione è corretto porsi più di frequente la domanda se è utile, se è davvero un progresso. Quando qualcosa migliora la condizione soggettiva di molte persone, allora si, quell’innovazione è reale progresso. Penso che con questo approccio occorra guardare al digitale. Un approccio pragmatico e al tempo stesso valoriale.

Sono da sempre convinto che il digitale abbia in sé l’enorme potenziale di contribuire a ridurre le disuguaglianze: superando le barriere fisiche e le distanze, permettendo di fruire di servizi in modo più semplice ed economico.
Per questo occorrono visioni, policy e la convinzione forte delle istituzioni che sulla sovranità tecnologica, si gioca oggi la più grande partita tra inclusione ed esclusione, tra libertà e dipendenza.”

Sovranità digitale, cosa significa, secondo lei?
Significa sostenere la competitività del nostro sistema economico e tutela dei diritti per i nostri cittadini. Il tema è estremamente poliedrico, non riguarda solo il rapporto tra le big tech e gli Stati, l’accesso e l’utilizzo dei dati che pure sono un fattore determinante. È dimensione geopolitica ancora più strategica e complessiva. Il presidente Xi Jinping al recente congresso del partito comunista cinese ha detto: “Vinceremo risolutamente la battaglia delle tecnologie chiave di base”. Un passaggio forte, che indica la sfida e il campo di battaglia. Una sfida globale, che riguarda l’Italia, l’Europa, l’Occidente e in cui è in gioco il benessere collettivo.

Conclusione?
È assolutamente importante che nel prossimo futuro ci sia un presidio istituzionale in Italia e in Europa che aiuti l’intero sistema Paese, pubblico e privato, a generare le condizioni per uno sviluppo virtuoso del progresso tecnologico. Abbiamo davanti due sfide fondamentali per il Paese: l’attuazione del PNRR e il processo europeo di riforma di tutte le norme sul digitale ​oltre che il presidio di progetti come il digital wallet e l’euro digitale. Occorre una grande capacità di regia istituzionale.
Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, sposato, due figli, milanese, interista. Dal 1988 si occupa di comunicazione, comunicazione politica, formazione, innovazione digitale e sociale. Già deputato di Forza Italia