La ricerca

Innovazione, 5 desideri e 5 paure degli italiani

Il Rapporto 2016 sulla cultura dell’innovazione, presentato all’Innovation Week di Edison, evidenzia la relazione che i nostri connazionali hanno con la tecnologia: da una parte ne vogliono di più (dalle startup all’identità digitale), dall’altra la temono, soprattutto in relazione al lavoro. Ecco 5 pro e 5 contro secondo gli intervistati

Pubblicato il 07 Giu 2016

innovazione-160607161441

Vogliono l’innovazione radicale, ma temono che possa eliminare posti di lavoro. Credono nelle startup e nelle Pmi come primi portatori di novità nel Paese ma pensano che gli imprenditori siano quelli che più guadagnano dalle tecnologie. Desiderano essere iperconnessi anche attraverso auto e case smart, anche quando non possono permetterselo. Avere una carta di identità digitale unica è la priorità assoluta quando si parla di rapporti con la Pubblica amministrazione ma non si fidano molto del governo come attore di cambiamento. È questo, in sintesi, il modo in cui gli italiani vivono l’innovazione. A rivelarlo è l’anteprima del Rapporto 2016 Cotec-CheBanca! realizzato dal Censis sulla cultura dell’innovazione in Italia presentato nella giornata inaugurale dell’Innovation Week (7-10 giugno) di Edison.

L’indagine, condotta su un campione di 3.226 persone, permette di delineare i principali desideri e punti di vista dei nostri connazionali legati all’innovazione e, allo stesso tempo, le paure che questa genera.

I desideri e i punti di vista

►Gli italiani vogliono innovazioni che abbiano un impatto radicale sulle loro vite, tanto che il 49,1% definisce l’innovazione “l’introduzione di qualcosa (bene, servizio, processo, ecc) che cambia decisamente le abitudini della gente”. Per usare le parole del segretario generale del Censis, Giorgio De Rita, che ha illustrato la ricerca, “gli italiani vedono l’innovazione come chiave di sviluppo solo se fa vedere i confini non come un recinto”.

►C’è una via italiana all’innovazione? Sì. Ed è fatta da creatività, intelligenza e spirito critico tipici del modo di essere degli italiani ma ha protagonisti preponderanti rispetto agli altri: le Pmi e le startup. Secondo il 38,6% degli intervistati le piccole aziende attente a innovare i loro processi produttivi, tra cui le nuove imprese innovative, sono i motori del cambiamento molto più che nel mondo, dove si ritiene che siano le grandi imprese e le università a giocare un ruolo chiave

►Le innovazioni più utili degli ultimi anni sono state senza dubbio nel campo della salute e delle comunicazioni: per l’87,2% del campione, l’innovazione in campo farmaceutico (ingegneria generica, cellule staminali, nuovi farmaci…) ha creato più benefici che problemi. Poi, l’82,6% degli italiani (la domanda prevedeva più risposte) crede che siano particolarmente utili le tecnologie di comunicazione delle auto moderne. In terza posizione, la connettività. Il 77,9% degli intervistati ritiene che la possibilità di essere sempre connessi attraverso le tecnologie di comunicazione sia un grande vantaggio.

►Le innovazioni più desiderate, anche laddove non ce le si può permettere per status socioeconomico o età, sono l’auto elettrica o ibrida (56,6%) e la smart home (33%), ovvero tutti i sistemi di domotica applicati alla propria abitazione.

►Nell’ambito dell’agenda digitale che il governo si propone di realizzare, la priorità assoluta dei cittadini (49,1%) è l’identità digitale, ovvero la possibilità di interloquire con istituzioni, sia pubbliche che private, con un solo profilo digitale.

Le resistenze e i dubbi

►Se imprese e startup sono considerate tra i primi protagonisti del cambiamento, agli ultimi posti ci sono i governi. Solo il 12,8% degli italiani ritiene che i governi e le amministrazioni sappiano promuovere e sostenere le innovazioni.

►Secondo i giovani, la capacità di innovare del Paese è bassa. Tra le persone di età compresa tra 18 e 34 anni, l’Italia è tra i primi 10 Paesi del mondo solo per il 22% degli intervistati. Mentre gli over 60 sono più fiduciosi e sono quasi 4 su 10 (41,6%) a credere che l’Italia sia nella top ten degli innovatori.

Le innovazioni amplificano i divari tra i ceti sociali secondo il 57,1% degli italiani, perché “non tutti riescono a beneficiarne in ugual misura”. Ma c’è un 41,4% che pensa che tendenzialmente il gap si riduce perché l’innovazione riduce le soglie di accesso ad alcuni beni e servizi che prima erano alla portata di pochi

►Oltre ad acuire le disuguaglianze, l’innovazione può distruggere lavoro. Ed è questa la paura principale. Il 39,8% degli italiani è convinto che le innovazioni riducono le opportunità di occupazione perché rendono sempre meno indispensabile l’attività dell’uomo che viene sostituita da processi di automazione spinta. Il 31,6% ritiene invece che le chance aumentino perché l’innovazione apre scenari occupazionali in ambiti inesplorati.

I maggiori vantaggi dall’innovazione? Non l’hanno avuta i cittadini ma gli imprenditori e i manager. Per il 38,5% del campione, le tecnologie hanno aumentato i loro margini di profitto. E c’è un 23,6% che pensa che i dirigenti abbiano beneficiato più degli altri dei cambiamenti perché nel governo dell’innovazione hanno ottenuto aumenti remunerativi nelle loro organizzazioni.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati