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IMPRENDITORIA

Innovazione, 4 lezioni per gli imprenditori dalla nuova biografia di Leonardo da Vinci



Essere sempre curiosi, conoscere per il gusto di farlo, partire dai dettagli, non temere il caos. Nel libro di Walter Isaacson, già biografo di Steve Jobs, ci sono molti legami tra umanesimo e tecnologia. E dalla vita dell’ingegnere-artista emergono consigli utili per chi fa impresa nell’era della trasformazione digitale

di Luciana Maci

16 Nov 2017


I grandi personaggi della storia hanno sempre moltissimo da insegnare. E un buon libro su un grande personaggio è l’occasione per rinfrescare questi insegnamenti. Così è per “Leonardo da Vinci” di Walter Isaacson (2017, Mondadori). Il giornalista e autore statunitense, già noto per le biografie di Steve Jobs e Albert Einstein, racconta nel libro pubblicato quest’anno la vita del genio del Rinascimento, tornato alla ribalta in questi giorni per la super-valutazione di un suo dipinto: l’opera Salvator Mundi è stata venduta all’asta per la cifra record di 450 milioni di dollari. La conferma che l’immenso talento di Leonardo fa ancora notizia ed è estremamente attuale. Ecco perchè la lettura della sua biografia può risultare particolarmente utile per gli innovatori di oggi: imprenditori, manager, ricercatori, sperimentatori che possono trarre vantaggio dall’esempio del grande artista e scienziato.

CHI È WALTER ISAACSON

Nato a New Orleans nel 1952, Walter Isaacson è uno scrittore, giornalista e biografo statunitense. Attualmente è presidente e amministratore delegato di Aspen Institute. In passato è stato presidente e AD della Cnn e caporedattore del Time.

I LIBRI DI WALTER ISAACSON

Isaacson è diventato uno stimato autore conosciuto in tutto il mondo con il best-seller Steve Jobs: La biografia autorizzata del fondatore di Apple (2011, Mondadori). Basandosi su più di quaranta interviste con Steve Jobs in oltre due anni, e su oltre un centinaio con familiari, amici, rivali e colleghi, Walter Isaacson racconta l’avvincente storia del geniale imprenditore la cui passione per la perfezione e il notevole carisma hanno rivoluzionato almeno sei settori dell’economia e del business: computer, film d’animazione, musica, telefoni, tablet ed editoria digitale. Sulla scia del successo dell’autobiografia di Jobs, Isaacson ha pubblicato “Gli innovatori. storia di chi ha preceduto e accompagnato Steve Jobs nella rivoluzione digitale” (2014, Mondadori). In questo testo continua a raccontare la storia della digital transformation attraverso la vita di pionieri, uomini e donne, che l’hanno resa possibile. Ne emerge una galleria di personaggi affascinanti e di vicende incredibili. Ada Lovelace, figlia di Lord Byron, appassionata studiosa di matematica, a metà Ottocento annotò intuizioni così acute da venire oggi ricordata come la prima programmatrice della storia. Alan Turing, brillante matematico inglese, ritenuto da molti il padre dell’informatica, condusse una vita leggendaria fino all’inaspettato e tragico epilogo. E poi, ancora: il genio eclettico e instancabile di John von Neumann, che fu il primo a costruire una macchina simile a un computer moderno; la sfrenata ambizione del premio Nobel per la fisica William Shockley, che progettò il transistor; l’interminabile battaglia legale tra Jack Kilby, Robert Noyce e Gordon Moore, e molto altro ancora. Sempre quest’anno Walter Isaacson ha pubblicato Einstein: His Life and Universe. In passato aveva scritto biografie di Kissinger e  Benjamin Franklin.

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CHE COSA C’È NEL LIBRO “LEONARDO DA VINCI”

L’attitudine alle scrittura di biografie dei grandi e la ricchezza di particolari da lui scovati rendono questo saggio di Isaacson molto interessante. L’autore analizza opere, riporta studi, mette in dubbio quelle che finora erano considerate certezze, partendo dagli esordi di Leonardo: la nascita nel 1453 nel paesino toscano dall’unione extramatrimoniale tra il notaio fiorentino Pietro di Antonio e tale Caterina di Anchiano, gli anni di apprendistato presso la bottega di Andrea del Verrocchio, la loro prima collaborazione nell’esecuzione del Battesimo di Cristo. E ancora la passione di Leonardo per i libri (nel 1504 ne possedeva più di settanta), l’interesse per l’anatomia che crebbe quando si trasferì a Milano e lo portò a sezionare 20 cadaveri tra il 1508 e il 1513, il suo lavoro al Cenacolo, l’elaborazione della Monna Lisa e molto altro.

LA CONNESSIONE TRA STUDI UMANISTICI E TECNOLOGIA

“Ho deciso di scrivere questo libro – ha detto Isaacson – perché da Vinci rappresenta l’incarnazione somma del tema centrale delle mie precedenti biografie: la capacità di stabilire connessioni tra le discipline, arti e scienze, studi umanistici e tecnologia come chiave d’accesso all’innovazione, all’immaginazione e al genio”. Con queste parole Walter Isaacson spiega com’è nato il desiderio di occuparsi di Leonardo: una ricerca che l’ha portato ad analizzare più di 7200 pagine di annotazioni, a effettuare veri e propri pellegrinaggi per studiare i documenti originali a Milano, Firenze, Madrid, Londra, Seattle, e a raccogliere articoli accademici e tesi di dottorato.

LE 4 LEZIONI DI LEONARDO AGLI INNOVATORI DIGITALI

Sostanzialmente si possono ricavare 4 lezioni dalla vita di Leonardo Da Vinci, che possono risultare utili per gli imprenditori digitali contemporanei (estrapolate dal sito CIO from IDG) . Eccole:

1.ESSERE INCESSANTEMENTE CURIOSI

L’innovazione non è stata mai così importante come adesso. La minaccia rappresentata dalla digital disruption richiede alle realtà imprenditoriali di guardare al mondo con occhi sempre nuovi, ma le aziende e multinazionali tradizionali tendono purtroppo a frustrare l’innovazione invece di incoraggiarla. La curiosità, ci dimostrano la vita e le opere di Leonardo, è essenziale per l’innovazione. I pensatori curiosi mettono in dubbio la saggezza convenzionale facendo domande che altri possono ritenere stupide o una perdita di tempo. Ma fare domande ha un senso: serve a riempiere le lacune nella conoscenza. Le persone curiose non credono all’esistenza di domande stupide perché sanno che, nel loro processo di esplorazione, potrebbero incappare in idee che sono troppo ovvie per essere prese in considerazione dagli esperti. Ecco perché numerose società innovative incoraggiano la rotazione dei posti di lavoro che spinge periodicamente i lavoratori a uscire dalla propria comfort zone e confrontarsi con aree meno familiari. In questo modo si ha sempre un prospettiva più “fresca” su quello che si sta facendo. Le organizzazioni innovative assumono e promuovono le persone curiose perché sanno che non smetteranno mai di mettere in dubbio lo status quo.

2.RICERCARE LA CONOSCENZA PER IL GUSTO DI FARLO

Le persone curiose tendono a ricercare la conoscenza fine a se stessa, perché per loro la ricompensa è la gioia della scoperta. Dipendenti di questo tipo miglioreranno costantemente un’organizzazione, perché rifiutano di credere di conoscere già tutto quello che c’è da conoscere.

3.INIZIARE CON I DETTAGLI

Leonardo Da Vinci è stato un pensatore indefesso e mai soddisfatto del lavoro svolto. Si incaponiva sui dettagli come la curva di una bocca o il colore di un occhio. Ha impiegato ben 14 anni a completare il suo capolavoro, la Monna Lisa, proprio perché continuava a fare tante piccole correzioni. Da esami scientifici è emerso che molti dei suoi dipinti avevano oltre 30 strati di pittura, un’ossessione per il dettaglio che ha contribuito a creare la loro caratteristica qualità tridimensionale. Generalmente il mondo imprenditoriale celebra i grandi pensatori e i grandi visionari, non i dettagli. I titani dell’industria hanno prospettive a lungo termine, ma i grandi pensatori a volte rischiano di elaborare prodotti mediocri perché non vogliono occuparsi dei dettagli. Eppure sono indispensabili per i clienti: se uno ama un prodotto (qualsiasi prodotto) non sarà attratto dalla visione del Ceo dell’industria che lo fornisce, ma da come lo sente nella propria mano, o nella bocca, o come suona alle sue orecchie, o se è gradevole alla vista. Un’azienda ha bisogno delle “persone dei dettagli” allo stesso modo in cui ha bisogno dei visionari.

4.“SCENDERE NELLA TANA DEL CONIGLIO”

Going down rabbit holes è un modo di dire inglese che significa abbracciare un periodo di caos e confusione che porta a un percorso di avventura, scoperta e anche divertimento. Deriva dalla citazione di un passo di “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll e può essere utilizzato anche in riferimento ad esperienze di tipo allucinogeno (alcuni critici letterari sospettano che l’intero romanzo di Carroll sia la metafora di un viaggio psichedelico). Nel caso dell’imprenditoria innovativa, questo modo di dire si riferisce al fatto che l’innovazione nasce dall’esplorazione di aree completamente nuove, anche se le possibilità di successo sono scarse. Nessuna azienda è mai diventata grande andando sempre e solo sul sicuro. Anche se è normale che le società difendano il loro tradizionale spazio, è necessario che ogni tanto scendano nella tana del coniglio. Qualsiasi aziende che vuole innovare dovrebbe elaborare nuove idee, testarle e sperimentarle, pur sapendo che alcune di essere non verranno mai realizzate.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale