TECNOLOGIA SOLIDALE

Immuni, qual è il progetto dietro l’app contro il coronavirus?

Un decreto ha chiarito molti punti sull’app Immuni. Ma ancora non si sa che cosa accade una volta che viene segnalato un contatto con una persona positiva. Senza un test immediato e l’isolamento immediato dei positivi la soluzione tecnologica non avrà alcuna utilità sanitaria e sociale

Pubblicato il 02 Mag 2020

Immuni, qual è il progetto dietro l’app contro il coronavirus?
Photo by Christian Wiediger on Unsplash
La fine del mese di aprile ha portato novità interessanti sul fronte dell’app Immuni, individuata come la soluzione per il tracciamento del virus.
Il 30 aprile il ministero dell’innovazione ha reso pubblico il rapporto redatto dal gruppo di esperti che hanno lavorato per la ministra Pisano. Lo avevano chiesto in tanti, lo avevo fatto anch’io. Era ora. Leggerlo dissipa diversi dubbi sull’operato del team.
Il 29 aprile il governo ha emanato un decreto legge per chiarire i dubbi relativi al funzionamento dell’app Immuni.
Prima notizia: il Parlamento potrà dire la sua sulle modalità di funzionamento della applicazione. Fino a pochi giorni fa non era una cosa così scontata, data la gestione della crisi a colpi di dpcm fatta finora dal premier.
Tornando al decreto, ecco alcuni dei punti più rilevanti:
• download della app non obbligatorio
• prima di scaricare l’app, le persone riceveranno adeguata comunicazione sulla gestione della loro privacy
• decentralizzazione dei dati, come da impostazione di Apple e Google
• l’app userà il bluetooth, traccerà solo «i contatti stretti». Quindi no geolocalizzazione.
• il server sul quale gli smartphone scaricheranno i dati per la verifica dei contatti sarà a gestione pubblica
• i dati raccolti saranno cancellati a dicembre.
Rimane ancora da chiarire la cosa principale. Una volta che mi arriva la segnalazione di aver incrociato una persona positiva, potrò essere sottoposto a test? In quanto tempo? Con quali modalità? Ci sarà qualcuno che verrà a farmi un tampone? Se risulto positivo, sarò isolato lontano dalla mia famiglia, con persone che mi assistono per cibo e altre necessità e medici che vegliano sul mio decorso? Oppure sarò curato a casa?
Insomma, senza un sistema di test immediato e l’isolamento delle persone trovate positive l’app rischia di generare confusione, quindi di essere dannosa.
Per dissipare ogni dubbio, dobbiamo conoscere per tempo la totalità del progetto. Perché c’è un progetto, vero? Ed è necessario che il governo lo comunichi bene, in tutti i suoi passaggi.
È tutt’altro che facile ma si può fare, si deve fare. I precedenti di questi mesi non sono rassicuranti ma questo è l’unico modo per gestire in modo adeguato la fase due.

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Antonio Palmieri

Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, fondatore e presidente di Fondazione Pensiero Solido. Sposato, due figli, milanese, interista. Dal 1988 si occupa di comunicazione, comunicazione politica, formazione, innovazione digitale e sociale. Già deputato di Forza Italia
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