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Equity crowdfunding, il regolamento UE in vigore in Italia: cosa dice, cosa cambia, come adeguarsi

In vigore dal 10 novembre 2023 in Italia il Regolamento UE 2020/1503 relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese. Ecco cosa cambia e cosa devono fare gli italiani che si muovono nel mercato dell’equity crowdfunding

Aggiornato il 10 Nov 2023

Regolamento UE sul crowdfunding in Italia

Dal 10 novembre 2023 entra in vigore anche in Italia  il nuovo Regolamento UE 2020/1503 relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese. Il Regolamento era già operativo dal 10 novembre 2022, ma sono stati previsti 12 mesi di fase transitoria per consentire ai mercati nazionali di adeguarsi alla normativa. L’obiettivo è fornire un quadro normativo meno frammentato, più uniforme e più trasparente su questa modalità di finanziamento alternativa per startup e piccole e medie imprese. 

Al momento, come riporta ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, sono 77 i portali in possesso dell’autorizzazione ad operare in tutta Europa. In Italia tutte le principali piattaforme hanno ottenuto l’autorizzazione a operare sotto il Regolamento Europeo in materia di crowdfunding. Tra le prime Build Bull, Concrete Investing, Fundera, Mamacrowd, Walliance, Ener2Crowd, CrowdFundMe, Concrete Investing, Yeldo Crowd, Backtowork24.

“Con la nuova configurazione europea i portali hanno definitivamente perso la caratterizzazione pionieristica che li ha contraddistinti in questi 10 anni e sono diventati a tutti gli effetti intermediari finanziari, strutturalmente molto lontani dai portali di crowdfunding donation e reward, con un approccio di sicurezza e compliance fortemente protettivo per gli investitori”, spiega l’avvocato Alessandro Lerro, managing partner di Avvocati.net, che ha patrocinato il procedimento con Consob e Banca d’Italia per diverse piattaforme di equity crowdfunding. 

Vediamo che cos’è l’equity crowdfunding e perché è importante per le imprese.

Cos’è l’equity crowdfunding

L’equity crowdfunding è una forma di investimento che consente alla “folla” di investitori (crowd) di finanziare startup innovative e piccole e medie imprese (sia innovative sia non) attraverso portali online autorizzati, erogando un contributo finanziario in cambio di quote societarie delle stesse imprese (equity). Questo significa che, se l’azienda dovesse avere successo e aumentare il suo valore, anche il valore della quota dell’investitore aumenterebbe, ottenendo dunque un guadagno in caso di vendita della propria partecipazione. Tuttavia, essendo un investimento in aziende giovani e innovative, l’equity crowdfunding comporta un alto livello di rischio, poiché l’impresa potrebbe non riuscire a realizzare i suoi obiettivi di crescita, causando una potenziale perdita dell’investimento.

In Italia la prima normativa

L’Italia è stato il primo Paese in Europa (e sostanzialmente nel mondo, perché negli Usa già esisteva ma con forti limitazioni) a introdurre una normativa sull’equity crowdfunding con una legge e un successivo regolamento. Inizialmente però non è decollato, anche a causa di norme considerate restrittive dai player del settore. Successivamente il regolamento è stato più volte modificato, con conseguente impulso agli investimenti. Poi è intervenuta l’Unione europea, decidendo di agire collettivamente per garantire uniformità a questo settore.

Nel 2022 mercato in lieve flessione

Dopo anni di crescita, l’Osservatorio del Politecnico di Milano ha pubblicato a luglio 2023 il report annuale sul crowdinvesting, relativo ai risultati del 2022, che ha rilevato, per la prima volta dopo quasi dieci anni, una lievissima flessione del mercato. Stando ai dati del rapporto, la raccolta annuale tramite equity crowdfunding ha raggiunto 86,64 milioni di euro (-11%) per i progetti non immobiliari e 56,42 milioni (+28%) per quelli immobiliari. In netta diminuzione i minibond collocati sui portali, pari a 20,82 milioni di euro. I portali di lending hanno invece registrato una crescita, contribuendo con 24,76 milioni prestati a persone fisiche e 155,15 a imprese, di cui 39,36 tramite portali generalisti e altri 115,79 (+39%) tramite portali specializzati nell’immobiliare. La ragione di un mercato altalenante è stata attribuita, in parte, alla attuale, generale incertezza nei mercati finanziari. L’applicazione del Regolamento potrebbe portare a una ripresa del settore.

Cosa dice il nuovo regolamento UE

Il Regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 7 ottobre 2020 stabilisce un quadro normativo per la promozione, la protezione e la regolamentazione del crowdfunding. Il regolamento prevede che le piattaforme di equity crowdfunding debbano ottenere una licenza da un’autorità competente dell’UE e rispettare determinati requisiti operativi e di condotta. Questo comprende la divulgazione di informazioni chiare, complete e comprensibili sugli investimenti e i rischi associati.

Il Regolamento è stato approvato in via definitiva nell’ottobre 2020 dal Parlamento europeo e, come detto, è diventato operativo dal 10 novembre 2021. L’entrata in vigore è stata prevista dopo un anno dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea.

Purtroppo l’Italia ha temporeggiato a lungo prima di dare esecuzione alle previsioni del regolamento e così le piattaforme italiane sono state tra le ultime a poter presentare la richiesta della nuova licenza, essendo state ammesse a farlo solo dal mese di giugno 2023.

Cosa cambia con il nuovo regolamento UE sul crowdfunding

Prima dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento, l’equity crowdfunding era regolato a livello nazionale, con diverse norme e la richiesta di diversi requisiti in ciascuno Stato membro. Questa frammentazione normativa creava ostacoli alla crescita transfrontaliera del crowdfunding.

In particolare, il fatto che il quadro giuridico fosse frammentato lungo i confini dell’Europa ha creato notevoli costi legali per le piattaforme e per i soggetti che intendono richiedere i capitali, che spesso si trovano di fronte a difficoltà nel determinare quali norme si applichino ai servizi di crowdfunding transfrontalieri o prestati in un altro Stato Membro. Così anche gli investitori erano disincentivati dall’investire a livello transfrontaliero attraverso le piattaforme di crowdfunding. Per le stesse ragioni i fornitori di servizi di crowdfunding che gestiscono queste piattaforme eranoscoraggiati dall’offrire i propri servizi in Stati membri diversi da quelli in cui sono stabiliti.

Inoltre, il Regolamento introduce nuovi requisiti di trasparenza e di condotta per le piattaforme di equity crowdfunding, per proteggere gli investitori. Le piattaforme devono ora fornire agli investitori informazioni chiare sugli investimenti proposti e sui rischi associati, compresa la possibilità di perdita totale dell’investimento. Devono anche avere in atto procedure per gestire i reclami degli investitori e per prevenire i conflitti di interesse.

In sintesi, i cambiamenti principali:

– Il nuovo regolamento UE prevede disposizioni uniformi per la raccolta online di capitali fino a 5 milioni di euro in tutti i Paesi membri.

– Sollecita i fornitori di servizi di crowdfunding a maggiore professionalità, chiarezza e trasparenza per proteggere gli investitori.

– Consente alle piattaforme di crowdfunding di ottenere un “passaporto europeo” per operare in tutti gli Stati membri su richiesta.

Offre alle imprese la possibilità di raccogliere investimenti non solo nel proprio Paese, ma in tutto il territorio dell’Unione Europea.

– Introduce rigorose tutele per la protezione degli investitori e modelli comuni per la presentazione dei progetti imprenditoriali.

Come adeguarsi al nuovo regolamento

Per adeguarsi al nuovo regolamento, le piattaforme di equity crowdfunding devono ottenere una licenza da un’autorità competente dell’UE. Questo processo può richiedere l’adeguamento delle politiche e delle procedure interne, per rispettare i nuovi requisiti operativi e di condotta.

Inoltre, le piattaforme devono rivedere le informazioni fornite agli investitori, per garantire che siano chiare, complete e comprensibili. Potrebbe essere necessario apportare modifiche ai materiali di marketing e ai documenti di offerta, per includere le informazioni richieste dal regolamento.

Infine, devono implementare procedure per gestire i reclami degli investitori e prevenire i conflitti di interesse. Questo potrebbe richiedere l’organizzazione di nuovi processi interni e la formazione del personale.

Vantaggi e svantaggi del nuovo Regolamento UE sull’equity crowdfunding

Il nuovo regolamento UE rappresenta un passo importante verso la creazione di un mercato unico dell’equity crowdfunding in Europa. Se da un lato impone obblighi alle piattaforme di equity crowdfunding, dall’altro offre l’opportunità di espandersi in nuovi mercati e di accedere a una base di investitori più ampia. Le piattaforme che saranno in grado di adeguarsi rapidamente al nuovo quadro normativo saranno le più competitive in questo mercato in rapida evoluzione.

(Articolo inizialmente pubblicato il 06/11/2023 e aggiornato al 14/11/2023)

Articolo originariamente pubblicato il 06 Nov 2023

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Luciana Maci
Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. In passato ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna).

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