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STORYTELLING

Dagli hippie alla trasformazione digitale in azienda, lo spettacolo di Bonzio da Milano a Roma

05 Giu 2018

Con la rappresentazione dedicata alle radici della new economy il giornalista ha incantato oltre 300 spettatori al Blue Note di Milano. Prossima tappa: 12 giugno al Museo di Roma in Trastevere nell’ambito della Mostra sul ’68

Se pensate che la trasformazione digitale sia opera dell’uomo moderno cambiate pure idea. La new economy affonda le sue radici negli hippie. Ce lo ha dimostrato il giornalista Roberto Bonzio con il suo spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy”. Si tratta di una rappresentazione che mette in scena il contributo dei sessantottini alla cultura innovativa fiorita negli Usa, da Steve Jobs a Ettore Sottsass, senza dimenticare Olivetti.

Dopo aver debuttato al Teatro comunale di Vicenza l’autunno scorso, lo spettacolo ha incantato oltre 300 spettatori al locale Blue Note di Milano e ora Bonzio è pronto per la prossima tappa: il 12 giugno appuntamento al Museo di Roma in Trastevere nell’ambito della Mostra sul ’68.

Uno momento dello spettacolo di Bonzio al Blue Note di Milano

 

Un segnale, questo, che l’intuizione di Bonzio funziona. E piace. Secondo il giornalista, a contribuire ad alimentare la cultura dell’innovazione negli Stati Uniti sono stati gli hippies. Non tutti lo sanno, ma la creatività e lo spirito di ribellione di quel periodo storico (uno spirito che oggi definiremo appunto disruptive), mescolato all’eccellenza nel mondo dell’ingegneria e della tecnologia, ha dato vita alla Silicon Valley. C’è insomma un filo rosso che, dai miti della Corsa all’Oro dell’Ottocento, lega la controcultura californiana anni Sessanta ai campus dei giganti hi tech e alle startup che oggi nella Mecca dell’innovazione progettano il nostro futuro.

L’idea è nata da un’esperienza personale. Bonzio, giornalista di Reuters, ha preso sei mesi di aspettativa per volare in California con la famiglia. Doveva essere solo un periodo della sua vita, invece Bonzio si innamora di un posto dove tutto è possibile. Così crea Italiani di Frontiera, un progetto multimediale che – attraverso uno storytelling in tutt’Italia e all’estero, un libro (EGEA 2015, prefazione di Gian Antonio Stella) e viaggi per professionisti alla scoperta della Bay Area di San Francisco – ha costituito una  grande community di innovatori.

E sul palco mette in scena tra immagini, spezzoni di film, musica e narrazione, mette in scena la rivoluzione tecnologica nata dalla stessa utopia che animava il ’68. Con tanti innovatori di riferimento, anche italiani: da Lawrence Ferlinghetti patriarca della Beat Generation a Jack Sarfatti, scienziato eccentrico che ispirò Doc di “Ritorno al Futuro”, dal regista Francis Ford Coppola a Mario Savio, leader universitario che a Berkeley “innescò” la contestazione studentesca.

Il designer Ettore Sottsass e Federico Faggin, vicentino padre del microchip e della tecnologia touch, sino a due grandi visionari che pur scomparsi alla vigilia di quella stagione ispirarono valori che ancor oggi sono le fondamenta della culla mondiale dell’innovazione: Adriano Olivetti e Maria Montessori.

Sono loro le figure che hanno incantato il pubblico milanese. E che stanno per incontrare gli appassionati di innovazione romani.

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