Coronavirus e co-innovazione: l'inedita alleanza Apple-Google che aiuta (anche) l'app Immuni | Economyup

FASE 2

Coronavirus e co-innovazione: l’inedita alleanza Apple-Google che aiuta (anche) l’app Immuni



A fine mese dovrebbe partire Immuni, l’app per il tracing del coronavirus. Come molte altre applicazioni nel mondo si basa sul software messo a punto da Google e Apple, le big tech rivali che per la prima volta hanno unito le forze in una battaglia comune. Ecco perché

21 Mag 2020


Photo by Fusion Medical Animation on Unsplash

Il coronavirus è stato in grado di unire in un’impegno comune due grandi competitor, Google e Apple, che ora affidano al mondo (Italia compresa, con l’app Immuni) il loro software per le applicazioni tecnologiche di tracciamento dei contagi da Covid-19.

In un’alleanza senza precedenti, le due big-tech hanno rilasciato mercoledì 20 maggio 2020 la tanto attesa tecnologia per smartphone in grado di aiutare le autorità sanitarie a rilevare la diffusione delle infezioni da coronavirus. Un caso di co-innovazione che probabilmente resterà nella storia dell’innovazione.

La notizia arriva a oltre un mese dall’annuncio che i due competitor stavano unendo le forze per la battaglia comune. Ventidue paesi, tra cui l’Italia, e diversi Stati degli Usa si stanno attivando per sviluppare applicazioni telefoniche utilizzando il loro software.

App coronavirus: come funziona il software di Apple e Google

Il software si basa sulla tecnologia wireless Bluetooth per rilevare quando qualcuno che ha scaricato l’applicazione ha trascorso del tempo vicino a un altro utente risultato positivo al virus. La notifica di esposizione al contagio sarà “volontaria, anonima e nel rispetto della privacy”.

L’identità degli utenti dell’app sarà protetta da crittografia e da beacons anonimi che cambiano frequentemente. Il software sarà scaricabile sulla maggior parte dei modelli di cellulari Android e iPhone rilasciati da settembre 2015.

“L’adozione da parte degli utenti è fondamentale per il successo e crediamo che queste forti tutele per la privacy siano anche il modo migliore per incoraggiare l’uso di queste app”, hanno fatto sapere le aziende in una nota congiunta.

App coronavirus:  finora le app di tracing non hanno funzionato

Molti governi hanno già cercato, per lo più senza successo, di lanciare le proprie applicazioni telefoniche per combattere la diffusione della pandemia di Covid-19. Molte di queste applicazioni hanno incontrato problemi tecnici sui telefoni Apple e Android, perciò non sono state adottate su larga scala. Spesso usano il GPS per monitorare la posizione delle persone: Gps che Apple e Google hanno deciso di omettere dal loro nuovo tool a causa di problemi di privacy e precisione.

Gli enti pubblici di tutto il mondo, dalla Germania agli Stati dell’Alabama e della Carolina del Sud, sono in attesa di utilizzare il modello Apple-Google. Altri governi, invece, sostengono che le restrizioni sulla privacy dei giganti tecnologici saranno un ostacolo perché gli operatori sanitari pubblici non avranno accesso ai dati.

Apple e Google hanno replicato che non stanno cercando di sostituirsi in tutto e per tutto a un sistema di tracciamento dei contatti, che deve restare in capo agli operatori sanitari pubblici formati a tale scopo. Ma, hanno precisato, il loro sistema automatico di “notifica dell’esposizione” può incrementare questo più ampio processo e rallentare la diffusione del Covid-19.

Come funziona Immuni

Tra i 22 Paesi che hanno richiesto il modello di tracciamento di Google e Apple c’è anche l’Italia, che ha scelto il modello per Immuni e dove il 99% degli smartphone hanno sistemi operativi iOS o Android. Entro fine mese è previsto anche il lancio di Immuni. Che però ha impiegato ben due mesi per diventare operativa, tra ritardi e qualche polemica.

Era giovedì 16 aprile 2020 quando il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, disponeva la stipula del contratto per dare il via all’app per la raccolta di informazioni utili al tracciamento dei contagi da coronavirus. Incaricata del progetto, è stata Bending Spoons. La società, ormai ex startup e oggi azienda affermata, si è aggiudicata il bando indetto dalla task force incaricata dal ministro dell’Innovazione, Paola Pisano, al quale hanno partecipato altri 318 candidati.  Il progetto di Bending Spoons è stato portato avanti con la collaborazione del Centro Medico Santagostino, rete di lombarda di poliambulatori pioniera nella digitalizzazione dei propri servizi, che è guidata dall’amministratore delegato Luca Foresti, laureato in fisica e imprenditore. Ha contribuito all’iniziativa anche la società di marketing di Milano Jakala.

Bending Spoons: la storia della (ex) startup di Immuni, l’app scelta dal Governo per tracciare il coronavirus

Come scaricare l’app Immuni

L’app potrà essere scaricata, su base volontaria e gratuitamente, dal play store Android e dall’Apple store per dispositivi iOS. Il download non sarà quindi disponibile, almeno inizialmente, su Windows Phone, su feature phone e su telefoni Android sprovvisti del play store e su iPhone precedenti al 6S del 2015).

Quando uno dei soggetti che ha scaricato l’app risulta positivo al virus, gli operatori sanitari gli forniscono un codice di autorizzazione con il quale questi può scaricare su un server ministeriale il proprio codice anonimo.

I cellulari con l’app prendono dal server i codici dei contagiati. Se l’app riconosce tra i codici nella propria memoria un codice di un contagiato, visualizza la notifica all’utente .

Al primo accesso chiederà all’utente di inserire la propria provincia, dato che poi potrebbe condividere con gli operatori sanitari una volta rilevatosi positivo. Il dato aggregato delle provincie e del numero di notifiche arrivate sui server potrà servire agli operatori sanitari di costruire mappe dei contagi e predisporre in modo più concertato le misure di testing e trattamento (ad esempio potenziamento delle terapie intensive nei luoghi dove c’è un boom di notifiche).