Come rinnovare le imprese familiari in Italia. Primo: non tradire la fiducia del consumatore | Economyup

TRASFORMAZIONE DIGITALE

Come rinnovare le imprese familiari in Italia. Primo: non tradire la fiducia del consumatore



Le imprese familiari nel mondo sono il 70% del totale, contribuiscono all’80% del PIL e al 65% della forza lavoro mondiale. In Italia il fenomeno è più accentuato. Ma con la quarta rivoluzione industriale e la trasformazione digitale il family business è costretto a re-innovarsi per restare competitivo. Ecco come

di Alessandro Scaglione

26 Set 2019


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Come portare innovazione nelle imprese familiari in Italia?  Alessandro Scaglione è partito da questa domanda per il suo libro “R-innovare il family business. l’intelligenza naturale dell’imprenditore come differenziale competitivo”. In questo intervento per EconomyUp Scaglione propone diversi esempi di aziende familiari  in Italia e nel mondo che stanno affrontando con successo la quarta rivoluzione industriale. 

Parlare di aziende familiari non è cosa che si fa a cuor leggero, se si pensa che il modello familiare è fenomeno planetario (70% delle imprese di tutto il mondo è familiare, 80% del PIL globale e 65% della forza lavoro mondiale deriva da imprese familiari)

In Italia il fenomeno è ancor più accentuato, con 750.000 aziende familiari accertate (di cui 100.000 sono PMI, da 10 a 250 dipendenti e fatturato tra 2 e 50 milioni EUR) e più di 3,5 milioni stimate considerando le microimprese.

Se il fenomeno è di per sé rilevante, ancor più lo è alla luce di quella crisi di civiltà, prima che economica, che ha preso il via una decina di anni fa con il crack della finanza e ha incrociato la quarta rivoluzione industriale, acceleratore digitale della discontinuità culturale e generazionale. Non sappiamo se siamo a tutti gli effetti di fronte ad una “singolarità tecnologica” – un momentum nello sviluppo di una civiltà, in cui l’accelerazione del progresso supera la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani – ma possiamo a buona ragione dirci all’inizio di un viaggio trans-epocale in cui la cultura, la società e la civiltà intera cambiano attraverso eventi improvvisi e trasformazioni sostanziali.

Longevità e dimensione miliardaria – già caratteristiche eccezionali – rischiano così di diventare miraggi per le aziende familiari, ancor più per quelle europee e americane se si pensa allo spostamento crescente dell’asse economico verso l’Asia, che occupa la Top750 dei maggiori family business del pianeta con quasi 100 imprese (ovvero poco meno delle imprese della Germania, considerata la culla della più avanzata cultura imprenditoriale familiare).

Se a questo aggiungiamo che il passaggio generazionale è un processo innaturale – nella misura in cui la statistica ci consegna un impietoso tasso di fallimenti dell’85% alla terza generazione –  e consideriamo che in Italia lmpero e Papato hanno avallato per 2000 anni una cultura del potere piramidale e autoreferenziale, piuttosto che circolare e condiviso, allora l’impresa familiare italiana ha bisogno oggi più che mai di indovinare le scelte giuste per la continuità.

Esempi di imprese familiari di successo

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Sono profondamente convinto che, per fare quelle scelte, gli imprenditori familiari dovranno aprirsi ad un nuovo modello cognitivo, un modo diverso di conoscere (ovvero di intelligere) il mondo, di formarsi e di in-formarsi. Questa crisi si supera rinnovando se stessi, lavorando sul nostro “essere umani”, riqualificando ed amplificando le nostre qualità razionali, emotive e percettive, prima di produrre ed abbracciare quei cambiamenti e quelle innovazioni che tecniche, strumenti, tecnologie e investimenti ci mettono e metteranno a disposizione in abbondanza.

È questa la cifra che ha connotato l’eccezionalità delle imprese familiari più longeve al mondo e ancora in attività: gli hotels giapponesi Nishiyama Onsen Keiunkan (fondato nel 705 d.C. e riconosciuto dal Guinness World Records) ed il Hōshi Ryokan, fondato nel 718 d.C. ed oggi alla 46esima generazione.

Tre secoli dopo sarà una famiglia italiana a segnare la storia con la fondazione di quella che ancora oggi è la “Pontificia fonderia di campane Marinelli”. Nel 1141 toccherà alla famiglia Ricasoli fondare la seconda più longeva azienda vitivinicola del mondo, conosciuta con l’etichetta “Barone Ricasoli” e nel XIV secolo nasceranno anche le cantine Frescobaldi e Antinori, tuttora in attività. Nel 1526 Bartolomeo Beretta fonderà invece la “Fabbrica d’Armi Pietro Beretta”, oggi alla quindicesima generazione.

Questa crisi si supera, in ultima analisi, riportando la “fiducia” – la vera metacommodity che scambiamo su tutti i mercati – al centro di quell’incontro tra persone che chiamiamo business, la cui integrità morale, sociale ed economica assicura continuità all’impresa, e alla famiglia imprenditoriale la capacità di avere successo. Tradire quella fiducia, sottostimando la complessità e la ricchezza dell’incontro tra culture – che vorremmo tutte complici intorno all’immaterialità dei nostri brands – può giocare brutti scherzi, come ha dimostrato la valanga di messaggi NOT ME (io non ci sarò) agli inviti per la sfilata di Dolce&Gabbana prevista (e poi annullata) il 21 Novembre 2018 a Shanghai e boicottata a causa degli spot accusati di deridere e denigrare le donne asiatiche in nome di stereotipi occidentali lontanissimi dalla cultura cinese. È quanto mai degno di nota che il brand di Domenico Dolce e Stefano Gabbana abbia conquistato il mondo facendo proprio della valorizzazione culturale del patrimonio del Sud Italia la propria cifra creativa!

Nella misura, dunque, in cui l’intelligenza naturale – la massima espressione della nostra evoluzione – saprà immaginare il domani e le sue traiettorie e così pure si aprirà al contributo delle intelligenze di tutti gli stakeholders affinché contribuiscano all’innovazione e all’intento strategico dell’impresa, allora l’imprenditore familiare avrà fatto della sua intelligenza un differenziale competitivo, capace di formulare nuovi modelli organizzativi e di business che catturino le opportunità del cambiamento e garantiscano all’impresa la resilienza necessaria per abbracciare questa epoca.

Alessandro Scaglione

Consigliere Indipendente, One-Stop Shop, In-Formazione e Formazione per il Family Business