È Claudia Berti la nuova chief innovation officer di Pelliconi. Un passaggio di fase dopo gli otto anni di Matteo Mingardi in quel ruolo, lasciato per diventare CEO di Nespak/Guillin.
Berti è stata fino alla fine del 2025 a capo dell’open innovation di Barilla e la sua nominaarriva nel momento in cui il packaging (e, nel caso di Pelliconi, il mondo delle chiusure per food&beverage) sta affrontando insieme tre pressioni simultanee: sostenibilità dei materiali, performance industriale e richieste sempre più stringenti dei brand su tracciabilità, sicurezza e qualità.
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Chi è Claudia Berti
Nel suo percorso professionale Claudia Berti si è costruita una reputazione da “orchestratrice” di innovazione più che da specialista di una singola tecnologia: il suo terreno è l’open innovation, cioè la capacità di connettere problemi industriali concreti con competenze e soluzioni che arrivano dall’esterno (startup, università, centri di ricerca, partner tecnologici).
In Barilla, che ha lasciato come Head of Open Innovation, dove è stata per circa 20 anni, ha lavorato allo sviluppo di nuove soluzioni attraverso collaborazioni strutturate con l’ecosistema. Nei suoi interventi pubblici Claudia Berti ha descritto l’open innovation come un lavoro che obbliga a misurarsi con “l’ignoto”, tra tecnologie e approcci dal potenziale ancora inesplorato—un modo per dire che la funzione non è “cacciare trend”, ma trasformare in risultati ciò che è ancora incerto.
In Barilla Berti ha lavorato a un modello basato su sfide strategiche interne da “mettere a terra” con realtà innovative “che condividono gli obiettivi”, perché “un modello collaborativo aperto” è ciò che arricchisce i processi di innovazione.
Da segnalare l’attenzione a ciò che c’è prima e dopo quel che fa l’azienda: per Claudia Berti l’innovazione concreta è quella condivisa lungo tutta la filiera, dove evidentemente un player delle dimensioni di Barilla e oggi un leader di settore come Pelliconi possono giocare un ruolo importante.
In questo video Claudia Berti illustra il suo metodo per innovare con le startup, dall’ascolto alla costruzione delle partnership.
Pelliconi, business e numeri
Pelliconi è leader mondiale nella produzione di tappi e chiusure per bottiglie e soluzioni per il mercato food&beverage, con un fatturato che tende verso i 200 milioni. La nomina di Claudia Berti va letta nella traiettoria del gruppo: da anni lavora per rendere l’innovazione una funzione strutturale, non un progetto “a margine”. Sul sito corporate si ricorda che nel 2016 Pelliconi ha scelto di creare un dipartimento dedicato esclusivamente all’innovazione e un laboratorio per prototipare e validare idee; oggi l’area Innovation & R&D conta circa venti persone.
Su EconomyUp abbiamo più volte raccontato e analizzato il modello di innovazione di Pelliconi, che punta a permeare tutta l’organizzazione (non solo un reparto dedicato) e ha come ingrediente fondamentale la sostenibilità, a conferma di un percorso che per definizione chiama in causa anche innovazione di materiali e processi.
Claudia Berti in Pelliconi: che cosa può cambiare
Se Matteo Mingardi ha rappresentato per anni l’innovazione “dentro” una manifattura (insistendo sul valore della co-creazione con clienti e mercato), l’ingresso di Claudia Berti sembra portare un’altra competenza complementare: industrializzare l’open innovation.
Detto in modo pratico: rendere sistematico lo scouting (non episodico), costruire una pipeline in cui i pilot non restano “vetrina” ma diventano prodotto/processo, e usare partnership e programmi per accelerare adozione e cambiamento culturale. È lo stesso schema che Berti ha descritto e seguito in Barilla: connettere sfide interne e realtà innovative “che condividono obiettivi” e selezionare “sfide concrete” per esplorare tecnologie e modelli emergenti, accelerando l’adozione delle soluzioni più promettenti.
Trasferito su Pelliconi, questo schema significa potenzialmente spingere su quattro cantieri:
- materiali e sostenibilità (circularità, riduzione impatti, compatibilità con filiere di riciclo);
- performance e sicurezza (funzionalità, standard di safety, accessibilità);
- tracciabilità e qualità (tema citato esplicitamente dall’azienda tra i fronti di lavoro quotidiani)
- innovazione di servizio/esperienza (dati, interazione tra packaging e supply chain, esigenze dei brand globali).
Il punto di contatto tra i quattro cantieri è il “metodo”: apprendimento continuo ed evoluzione del modello di collaborazione con le startup—un approccio che, in una manifattura come Pelliconi, può diventare leva per mettere a sistema contaminazione e time-to-market, non solo per fare comunicazione dell’innovazione.















