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DIGITAL MARKETING

Chatbot e Voice App, ecco perché la competizione si sta spostando sulla voce e con quali effetti

di Nunzio Martinello

18 Set 2018

Questo è l’anno degli assistenti vocali. Che cosa significa? Un cambiamento epocale. Entro il 2020 la metà delle ricerche su Google sarà fatta a voce. I chatbot danno risposte sempre più precise. Per farsi trovare non basterà più la SEO ma servirà la Voice Search Optimization: dalle keywords passeremo alle conversazioni

L’anno degli assistenti vocali. Così è stato definito il 2018. Fare una ricerca, informarsi, curiosare, interrogando vocalmente il proprio smartphone è infatti una tipologia di interazione in forte crescita negli ultimi mesi. Ce lo dice l’esperienza quotidiana e lo certificano i dati.

La crescita delle ricerche vocali

I dati di Thinkwithgoogle sono illuminanti: ad oggi, due ricerche su dieci su Google vengono fatte attraverso una richiesta vocale all’assistente virtuale. Ma è la tendenza a dare indicazioni ancora più nette: si arriverà al 50% entro il 2020. Un utilizzo demograficamente democratico. Se è vero che il 75% dei giovani usa comunemente questo tipo di ricerca, è altrettanto vero che più di un adulto su tre (il 40%) ne fa utilizzo almeno una volta al giorno. Ragionando termini assoluti, le ricerche vocali in un mese superano il miliardo: a farle sono 325 milioni di utenti.

Le risposte sempre più esatte dei chatbot

Come spesso accade, la tecnologia segue i trend. Le ricerche e gli investimenti delle software house per il miglioramento della comprensione vocale crescono sempre di più. Con risultati evidenti: Il 95% di richieste, formulate comprensibilmente, hanno ora una risposta esatta in pochi attimi. Il «non so risponderti», cruccio dei pionieri del coding, ormai, non è più un’opzione. E adeguarsi, per le aziende, è diventata così una priorità. A partire dall’aggiornamento dei propri chatbot. Un esempio tra i più riusciti è quello del quotidiano Corriere della Sera. Chiedendo all’assistente di Google di poter parlare con il «Corriere» immediatamente il chatbot di quest’ultimo entra infatti in campo leggendo le ultime notizie e chiedendo poi all’utente quale voglia approfondire. Evidenti i benefici per il marketing. Tanto che le grandi aziende sono ormai sempre più interessate ad investire in questo settore in rapida espansione. La competizione commerciale si sta spostando sulla «voce».

La SEO diventa Voice Search Optimization

Se la competizione aziendale si sta sempre più spostando sulla «voce», contestualmente sta anche cambiando la concezione della SEO, la scrittura ottimizzata per i motori di ricerca. Nella corsa al miglior posizionamento si inserisce ora anche un altro campo da ottimizzare: la Voice Search Optimization. Da un approccio basato sulle keywords di pochissimi anni fa si è passati ormai ad uno che spinge sulle conversazioni. Con i risultati che cambiano ovviamente in base alla tecnologia utilizzata. Google, ad esempio, fornisce le risposte vocali sulla base degli snippet in primo piano sulla parte superiore dei risultati di ricerca, il cosiddetto «risultato zero». Generalmente vengono così messe in evidenza pagine con testi dai toni conversazionali e long-tail queries, combinate con le informazioni di contesto (dispositivi utilizzati, ricerche recenti, localizzazione).

Lo studio della conversazione

In questo contesto l’analisi e lo studio della conversazione diventa cruciale: come ci cercano i nostri clienti? E soprattutto: davanti a quale tipo di consumatore ci troviamo? Senza dubbio è un consumatore maggiormente esigente, con la voglia di ottenere quello che vuole nell’istante in cui lo desidera. E con il minimo sforzo. Aspettative sempre maggiori, dunque, in un momento storico che Google non esita a definire come «Era dell’assistenza». Per le aziende si tratta di una sfida sempre più complicata (basta una risposta sbagliata a una domanda precisa per cadere) che porta con sé una grande opportunità: arrivare prima sfruttando al meglio la tecnologia. Per far decollare i propri affari in una società sempre più veloce e in continuo cambiamento.

 

Nunzio Martinello

Imprenditore, è fondatore e managing partner della società di consulenza digitale Noonic, che ha aperto una sede anche in India, a Bangalore.

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