Sfide

Aprono i Cantieri della PA Digitale: ecco cosa sono

L’iniziativa è alla base della futura attività di FPA e della programmazione di buona parte del FORUM PA di maggio. L’ambizione è aiutare la crescita del Paese, contribuendo ad un deciso miglioramento qualitativo e quantitativo dei risultati dell’azione dell’amministrazione pubblica

Pubblicato il 24 Nov 2015

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In questa fase di timida uscita dalla crisi economica, l’Italia è chiamata a rispondere a una sfida epocale. Avremo la capacità, come sistema Paese, di viaggiare coesi verso un sviluppo allineato a quello delle altre economie a noi vicine? Oppure siamo destinati a declinare verso un ruolo subalterno, ritardatari cronici nell’area UE?

La risposta ancora non c’è: la costruiremo no i- cittadini, imprese, governanti -, facendoci strada in un orizzonte che ora appare oscuro. Ma tra le tante e gravose incognite, possiamo contare su alcune certezze. La prima è che la letteratura tecnico-scientifica è ormai concorde nel riconoscere il valore delle “buone pratiche” digitali per lo sviluppo di un Paese. La seconda è che l’Italia è entrata nella fase della verità per la costruzione di un impianto pubblico digitale, grazie ai piani governativi che saranno finanziati con i fondi (europei, nazionali, regionali) 2014-2020.

La terza certezza è meno positiva: storicamente l’Italia non ha fatto abbastanza in tal senso, sia per impegno di risorse economiche pubbliche sia per capacità di “governare” il cambiamento con una strategia comune. Siamo in ritardo e per cambiare verso servono due cose, ossia serve tutto: risorse sufficienti e gioco di squadra.

Ma ci sono indizi che fanno dubitare del nostro essere pronti a questa sfida. Le incertezze non riguardano ora né la governance generale né le risorse utilizzabili, ma la presenza, in Italia, di un ecosistema coerente e coeso per il cambiamento. Non abbiamo i “manuali d’uso” per tenere il timone dritto sulla rotta. Chiamiamola pure “governance di dettaglio operativo”, la lacuna ora da colmare.

Lo conferma il dibattito che è scoppiato sull’articolo 29 della Legge di Stabilità, dove nero su bianco è espresso l’intento del Governo di dimezzare la spesa IT della PA. Senza tener conto che la nostra amministrazione è quella che spende di meno (di gran lunga) in tecnologie digitali, tra i grandi Paesi Ue. E senza considerare che la trasformazione della macchina pubblica, concepita dall’Agenda digitale 2014-2020, richiede- al contrario!- una fase di maggiori investimenti in IT. Gli emendamenti parlamentari successivi si sono affrettati a correggere la norma taglia-spesa, per fortuna; ma il bilancio complessivo continua a mostrare un percorso erratico. Le incoerenze rivelano l’assenza di una governance piena ed effettiva- anche di dettaglio appunto- su una linea comune protesa al cambiamento.

È questa l’esigenza da cui nascono oggi i nostri “Cantieri della PA digitale”, iniziativa che è alla base della futura attività di FPA, e della programmazione di buona parte del prossimo FORUM PA di maggio. L’ambizione è propria quella di aiutare la crescita del Paese, contribuendo ad un deciso miglioramento qualitativo e quantitativo dei risultati dell’azione dell’amministrazione pubblica.

Partiamo dal titolo. Noi parliamo di “PA digitale”, ma questa aggettivazione, che pure abbiamo scelto di usare perché la riteniamo utile per farci capire, è foriera di un errore di fondo che vorremmo subito disinnescare: non esiste una PA digitale che sarà oggetto dei nostri cantieri e una “PA non digitale” che potrebbe essere invece oggetto di studio di esimi amministrativisti che non sappiano neanche l’abc dell’innovazione. Così come ha ormai poco senso parlare di “agenda digitale”, “organizzazione digitale”, “codice dell’amministrazione digitale”, “cittadinanza digitale” e chi più ne ha più ne metta. Il “digitale” non è infatti uno strumento né tantomeno un settore della nostra vita economica, sociale, relazionale, culturale ma è il mare in cui nuotiamo, è l’aria che respiriamo, è l’ecosistema in cui è immersa la nostra vita, almeno, per ora, nei nostri paesi ad economia avanzata. In questo senso, archiviata ormai come totalmente obsoleta la distinzione tra old e new economy e preso atto dei nuovi paradigmi della ”industria 4.0”, possiamo tranquillamente affermare che l’agenda digitale è semplicemente l’agenda dello sviluppo del Paese, perché qualsiasi politica di sviluppo economico non potrà che appoggiarsi sulla trasformazione digitale dei prodotti, dei processi, delle relazioni, dei ruoli. Altrettanto possiamo dire che la PA digitale è semplicemente una PA migliore, più veloce, più semplice, più vicina ai cittadini, più adatta a produrre “valore pubblico” per i contribuenti. Una buona PA o è digitale o non è. In questo senso diciamo, pur senza essere George Clooney, “PA digitale. What else?”.

Passando a descrivere i nostri “cantieri” facciamoci guidare dalle “five Ws” del giornalismo anglosassone:

  • Who? Chi? I Cantieri della PA digitale sono un’iniziativa proposta da FPA che coinvolge quattro componenti principali, ciascuna con un proprio ruolo:
  • l’accademia e la ricerca che disegna gli scenari nazionali ed internazionali e indica le prospettive e i trend. Possiamo contare già su prestigiose collaborazioni con molte Università e centri di ricerca (Politecnico di Milano, Università di Roma La Sapienza, Università di Roma Tor Vergata, CNR, ecc.)
  • le amministrazioni più smart che propongono esperienze innovative di successo, nuove forme di collaborazione tra amministrazioni e tra queste e la componente privata, nuovi modelli organizzativi (molte le amministrazioni centrali coinvolte, ma anche molti enti territoriali, dalle Regioni alle città).
  • le aziende ICT che presentano la frontiera della tecnologia: quel che già si può fare, ma che ancora non si fa, quel che altrove è stato sperimentato, ma non ancora in Italia, quel che ha avuto successo, ma non riesce a divenire sistema, quel che potrebbe permettere di “fare più con meno”, ma non è ancora riuscito a superare lo scoglio della effettiva implementazione. Le aziende, che contribuiranno anche alla sostenibilità dell’intera iniziativa, sono anche rappresentate dalle loro principali associazioni (Confindustria Digitale e federazioni ad essa associate).
  • i cittadini che sono insieme i destinatari dell’azione pubblica e dei servizi che la PA offre, ma sono anche gli azionisti delle amministrazioni e, insieme, i protagonisti di un co-design dei servizi sempre più necessario in un’ottica di “Stato partner”.
  • What? Cosa? I Cantieri sono dieci (ma il numero potrebbe aumentare) aree di lavoro multicanale dedicate ciascuna ad un tema specifico del processo di digitalizzazione dell’amministrazione sia verticale, come ad esempio scuola, sanità, giustizia, sia orizzontale come sicurezza, identità, gestione dei dati o dei documenti, ecc. Ciascun “cantiere” lavorerà su due modalità principali:
  • Un ristretto tavolo di lavoro che, attraverso un lavoro collaborativo, esamina lo stato dell’arte del tema; gli ostacoli normativi, di risorse o di comportamenti che rendono problematico il cambiamento; le migliori esperienze italiane e straniere; gli scenari tecnologici più avanzati e le possibilità che questi possono aprire; le modalità di realizzazione dei progetti; la mappatura degli attori; ecc. Questo tavolo, in occasione di FORUM PA 2016, si confronterà poi con una più vasta comunità di operatori interessati.
  • Un sito Internet che raccoglie opinioni, testimonianze, esperienze sul tema e costituisce un repository di “saperi” da mettere in condivisione. Ogni sito produrrà una newsletter quindicinale che sarà diffusa in tutta la comunità professionale, pubblica e provata, interessata all’area di riferimento. [segui i tuoi interessi, iscriviti ad una o più delle newsletter tematiche]
  • When? Quando? L’iniziativa “Cantieri della PA digitale” parte oggi e si articola per ora in tre fasi: la prima (novembre 2015-maggio 2016), che si concluderà con il FORUM PA 2016, ha come obiettivo, a seconda del grado di maturità del tema, la stesura di un report (una sorta di “libro verde”) che evidenzi soggetti, esperienze e problemi. La seconda fase, dal FORUM PA 2016 a fine anno, è tesa a divulgare e verificare l’analisi sul campo. La terza fase infine, che si svolgerà nel corso del 2017, elaborerà un “libro bianco” di raccomandazioni tese a rimuovere i principali ostacoli all’innovazione e a diffondere e applicare le migliori esperienze perché passino da essere isolate best practice a stato dell’arte condiviso.
  • Where? Sul sito di FPA [www.forumpa.it] nascono 10 canali tematici, ognuno dedicato esclusivamente ad approfondire attraverso articoli, studi e interviste i nodi centrali dell’informatica pubblica. Il direttore responsabile di questa nuova iniziativa editoriale è Alessandro Longo, giornalista e co-autore di questo articolo.
  • Why? Perché? E’ questa la domanda chiave. A che serve un’ulteriore iniziativa in un campo che ha visto più convegni che progetti, più parole che realizzazioni, più proclami che risorse? Noi crediamo che i nostri “cantieri” abbiano in sé due novità importanti che li legittimano e li rendono effettivamente utili allo sviluppo equo e sostenibile del Paese: la prima è di metodo ed è rappresentata dall’integrazione di soggetti, di approcci epistemologici e di interessi diversi in un lavoro realmente collaborativo, ma strutturato. Sino ad ora infatti i tavoli sono stati o istituzionali, e quindi tendenzialmente “rappresentativi” ma ingessati, o spontanei e quindi legati alle possibilità e alla buona volontà dei singoli partecipanti. In questo caso invece i tavoli saranno sì “volontari” e quindi vitali e liberi, ma anche professionalmente guidati e assistiti.

La seconda novità è di contenuto: al centro dei cantieri (sia dei tavoli di lavoro sia dei siti Internet dedicati) non ci sarà “cosa” fare nei vari settori, le agende infatti sono anche troppo note, ma il “come” farlo. E’ infatti questo un tempo più per i manuali che per le norme, più per le cassette degli attrezzi che per i grandi piani, più per le ricette che per i menu appetitosi, ma irrealizzabili.

Ma il vero perché dell’iniziativa è nel nostro rifiuto a rassegnarci ad uscire dalla crisi- se è vero che stiamo uscendo- con le stesse debolezze strutturali con cui ci siamo entrati. Innumerevoli studi dimostrano quello che non c’è più bisogno di dimostrare: solo con educazione, ricerca e innovazione si mettono le basi per uno sviluppo solido che garantisce lavoro e benessere; solo con la “economia della rete” si crea nuovo valore duraturo e nuove prospettive per i nostri giovani ancora condannati ad un tasso di disoccupazione inaccettabile, ancor più, ad una perdita di fiducia che ipoteca il nostro futuro.

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