Open source, definizione, significato, esempi

Open source – definizione



16 Mar 2022


Letteralmente “sorgente aperta”, il termine open source indica un software il cui codice sorgente è rilasciato con una licenza che lo rende modificabile o migliorabile da parte di chiunque. Il codice sorgente è la parte del software che i programmatori di computer possono manipolare per modificare il funzionamento di un programma o di un’applicazione aggiungendo funzioni o migliorando parti che non sempre funzionano correttamente.

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Sebbene la definizione sia stata coniata nel 1998 da noti sviluppatori della comunità Free Software come Bruce Perens, Eric S. Raymond e Tim O’Reilly, l’idea del software libero nasce nei primi anni Ottanta come riflesso del passaggio di mano nello sviluppo dalle università alle aziende. Oggi il significato del termine “open source” è utilizzato anche in modo più generico, per definire una filosofia e un sistema di valori che celebrano lo scambio aperto, la partecipazione collettiva, la trasparenza, la meritocrazia e lo sviluppo della comunità.

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Esempi di Open Source sono GNU/Linux, Oracle OpenOffice, Mozilla Firefox. Open Source è anche il marchio di certificazione di proprietà della Open Source Initiative (OSI). Un software “aperto”, destinato a essere liberamente condiviso e modificato da altri, può utilizzare il marchio Open Source se rispetta le condizioni della Open Source Definition.

Tra le principali si segnalano: la ridistribuzione, la copia, la vendita, la cessione libera del software senza pagamento di diritti o royalties. L’inclusione del codice sorgente, necessario per modificare o migliorare un programma. Nessuna restrizione. La licenza deve essere applicabile per tutti, senza alcuna discriminazione per persone, gruppi, settori di lavoro. I diritti relativi al programma devono applicarsi a tutti coloro ai quali il programma sia ridistribuito, senza necessità di una licenza aggiuntiva.

Redazione EconomyUp