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Innovazione inclusiva e collaborativa: così BPER Banca rinnova la propria offerta

Giovanni Bursi, Responsabile Innovation di BPER Banca, ha portato nel suo lavoro i valori del mondo del non profit da cui proviene: ascolto, coinvolgimento, apertura all’esterno. Risultato: tre call for ideas da cui sono partite 28 startup interne. “Ma lavorare sull’innovazione – specifica – significa anche saper dire no”

Pubblicato il 14 Mag 2021

BPER

BPER Banca è un istituto bancario con alle spalle 160 anni di storia. È nata inizialmente come banca territoriale dall’aggregazione di diverse banche locali, ma negli ultimi decenni ha registrato una repentina crescita in termini dimensionali tanto da diventare il terzo gruppo bancario italiano. Ad oggi si contano oltre 4,2 milioni di clienti fidelizzati, 18.000 collaboratori e una rete di 1.800 filiali dislocate sul territorio nazionale.

A partire dai primi mesi del 2019, con l’obiettivo di evolvere e modernizzare l’attuale modello di business, BPER Banca ha avviato il suo programma di innovazione chiamato “B612” (poetico riferimento al nome del pianeta del Piccolo Principe). A capo di questa iniziativa sin dalla sua nascita c’è Giovanni Bursi, Responsabile Innovation di BPER Banca, ospite di una lezione del Percorso Executive in Digital Transformation del MIP del Politecnico di Milano. La storia di Giovanni Bursi è tutt’altro che scontata. Bursi proviene dal mondo del non profit, con un’esperienza decennale in progetti di consulenza e fundraising; si è cimentato nella consulenza nella Pubblica Amministrazione, fino a co-fondare una società di consulenza. Dal 2015 lavora in BPER Banca, prima all’interno della Direzione Risorse Umane, ora a capo dell’Innovazione.

Come racconta Bursi, la banca si è approcciata all’innovazione lavorando principalmente su quattro pilastri chiave: innanzitutto l’ascolto dei bisogni della clientela, che ha permesso a BPER Banca di rinnovare l’offerta commerciale adottando un approccio sperimentale, testando idee sul mercato con prototipi man mano più evoluti, fino a sviluppare vere e proprie soluzioni innovative. Il secondo elemento è il coinvolgimento dei colleghi anche al di fuori del team Innovazione, composto oggi da 4 persone; questa inclusione e contaminazione delle competenze dà infatti la possibilità di avere punti di vista differenti per esempio nell’approccio al cliente. Il terzo pilastro è la promozione di uno sguardo rivolto al futuro da parte di tutti, con un approccio open mind, fondamentale per anticipare i cambiamenti sviluppando proattività. Infine, l’ultimo aspetto con cui BPER Banca sta orientando la propria bussola è l’apertura verso l’esterno, rompendo il circolo vizioso dell’autoreferenzialità tipico di tante aziende e favorendo la contaminazione tramite attività di Open Innovation.

“Questa roadmap, delineata a inizio 2019, ha portato la società ad avviare internamente tre call4ideas, che hanno raccolto 643 proposte da cui sono partite 28 di quelle che noi chiamiamo startup interne. A ciascun progetto selezionato lavorano cinque colleghi, che dedicano parte del proprio orario di lavoro a sviluppare una sfida di business: viene affidato loro un target di clientela e una ipotesi di problema e di soluzione. Il team deve affrontare il percorso di validazione fino ad arrivare alla realizzazione di prototipi da vendere sul mercato e sui quali raccogliere feedback”, spiega il manager. Di queste startup interne ben 16 sono passate alla fase di incubazione, sono cioè approdate sul mercato con un concept per raccogliere il potenziale interesse dei clienti; 8 di esse hanno raggiunto il livello di prototipo, di cui 3 ancora in fase di valutazione e 3 che andranno in produzione a settembre.

Ad oggi sono stati coinvolti in queste attività 110 colleghi, che dedicano un giorno della loro settimana lavorativa a progetti d’innovazione per un periodo che varia da 2 mesi a un anno. “I colleghi coinvolti non sono necessariamente persone con esperienza e con competenze specifiche, ma soggetti veramente motivati a investire il loro tempo in attività innovative. Ciò ha permesso di sviluppare una competenza molto ambita in tutte le aziende: l’intraprendenza”, spiega Bursi, che fa però notare: “in alcune occasioni abbiamo riscontrato delle resistenze da parte dei responsabili dei colleghi che coinvolgiamo nell’innovazione; la quota di tempo del 20% dedicata al programma di innovazione, infatti, comporta talvolta difficoltà nel gestire il running dell’ufficio o nel raggiungimento del budget della filiale”. Per questo motivo è fondamentale portare avanti, in contemporanea a queste iniziative, attività di formazione e comunicazione, possibilmente col supporto di un alleato prezioso come la Direzione Risorse Umane.

“Nel coinvolgimento dei colleghi abbiamo imparato un’importante lezione, quella di saper riconoscere tempestivamente i progetti zombie che non portano valore in azienda; all’inizio il nostro team aveva l’esigenza di farsi riconoscere e risultare autorevole, quindi è capitato più volte di trascinare progetti che richiedevano uno sforzo eccessivo. Abbiamo capito che lavorare sull’innovazione vuol dire anche imparare a dire di no per evitare di sprecare le poche risorse disponibili”.

Accanto a queste attività di corporate entrepreneurship l’Innovazione ha avviato anche tante iniziative di Open Innovation: Bper ha iniziato a collaborare infatti con Centri di Ricerca e università, tra cui il Politecnico di Milano (attraverso la partnership con l’corporate entrepreneurship), con grandi corporate come Edison, ma anche con piccole realtà meno conosciute. “Queste iniziative di Open Innovation ci stanno dando l’opportunità di affinare la nostra capacità di sperimentazione – prosegue Bursi, e ci hanno fatto capire che essere supportati anche esternamente, soprattutto all’inizio, è essenziale per lo sviluppo di nuove progettualità”.

B612 ha inoltre avviato con la Direzione Marketing un’indagine sui trend futuri e su come questi andranno ad impattare sul business della banca. Queste attività di ricerca forniranno le basi per sviluppare l’offerta commerciale di Bper nel lungo periodo, con l’obiettivo di comprendere in che modo la banca e le filiali rimarranno rilevanti per i clienti.

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Eliana Bentivegna
Eliana Bentivegna

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