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L'INTERVENTO

Il rischio della Sandbox per il Fintech in Italia: creare prodotti artificiali



Il “recinto” dove sperimentare contribuirà all’evoluzione del sistema, ma secondo il founder di Workinvoice è necessario affrontare alcuni punti critici in fase di definizione dei regolamenti. Come la creazione di prodotti incapaci di resistere alla prova del mercato

di Matteo Tarroni

18 Lug 2019


Matteo Tarroni, fondatore di Workinvoice, il primo mercato online di invoice trading in Italia, interviene sul dibattito relativo alla Sandbox (ambiente libero ma limitato entro cui le imprese del fintech potranno sperimentare) evidenziandone, oltre alle opportunità, anche i rischi: per esempio che i prodotti testati in un ambiente artificiale e privo di turbolenze mostrino di essere deboli nel mercato reale. Ecco il suo punto di vista.

Nasce in Italia la Regulatory Sandbox per il Fintech, che rende il nostro Paese un po’ più britannico. Parliamo di un ambiente libero ma limitato entro cui le imprese – startup ma anche realtà più consolidate e già autorizzate a operare – potranno sperimentare, dunque arrivare alla definizione del proprio modello di business o alla creazione di prodotti e servizi innovativi in maniera più rapida e potenzialmente più efficiente. “Sandbox” è originariamente quel recinto in cui i bambini giocano con la sabbia e dove possono creare forme nuove e fantasiose a patto di non superare i bordi: ed è proprio in questa metafora il senso della norma che è stata inserita nel Decreto Crescita che dal 13 giugno è legge. Una novità sicuramente interessante ma che presenta alcuni punti critici.

Sandbox per il Fintech in Italia: che cos’è

La Sandbox italiana consiste in “una sperimentazione relativa alle attività di tecnofinanza (Fintech) volta al perseguimento, mediante nuove tecnologie quali l’intelligenza artificiale e i registri distribuiti, dell’innovazione di servizi e di prodotti nei settori finanziario, creditizio, assicurativo e dei mercati regolamentati”. Il Decreto definisce le modalità di massima stabilendo che la sperimentazione dovrà avere una durata non superiore a 18 mesi, avverte che dovranno essere stabiliti, attraverso i regolamenti attuativi, requisiti patrimoniali ridotti e adempimenti semplificati e proporzionati alle attività che si intende svolgere. Inoltre dovranno essere ridotti i tempi delle procedure autorizzative e definiti i perimetri di operatività.

Sandbox per le startup fintech in Italia: tutto quello che c’è da sapere

Sandbox per il Fintech in Italia: i punti critici

  1. Dalla teoria alla pratica

L’istituzione della Sandbox prevede anche la creazione di un Comitato Fintech che definisca le linee strategiche del Fintech italiano e le traduca in proposte di legge facilitando anche le relazioni tra operatori di settore e autorità. Il buon funzionamento di questo soggetto intermedio è cruciale per il successo della Sandbox: in questa relazione agevolata – in cui gli operatori potranno sottoporre idee e problematiche alle autorità e ottenere risposte certe e rapide – si proverà l’efficacia di un ecosistema che vuole spingere l’acceleratore sull’innovazione italiana. Ma qui si evidenzia la prima criticità: si tratta di un buon punto di partenza su base teorica, dovremo capire come queste buone intenzioni saranno traslate in pratica nei regolamenti attuativi, che dovranno essere emanati entro la fine dell’anno con il contributo di Banca d’Italia, Consob e Ivass.

  1. Prodotti più sicuri ed efficaci anche per i consumatori?

Certamente, se ben indirizzata, la normativa potrà funzionare come un volano per la crescita del Fintech che in ogni caso, nel nostro Paese, pur se ancora in una fase embrionale di sviluppo, innova e sperimenta già sul campo. In particolare il settore dell’invoice trading, che è il più rilevante nel comparto del P2P lending domestico con circa un miliardo di erogato a marzo 2019 (dati P2P lending Italia) è una palestra importante: la stessa Workinvoice sta sviluppando formule innovative per rendere i crediti commerciali un’asset class investibile sempre più interessante per gli istituzionali.

Un ambiente favorevole alla sperimentazione senza dubbio aiuta e può aumentare l’attrattività dei prodotti e servizi italiani anche per gli investitori internazionali, perché attenua la pesante morsa della burocrazia italiana ma allo stesso tempo garantisce la certezza di un quadro normativo.

Tuttavia, non è detto che nell’ambito della Sandbox sia sempre possibile dare vita a prodotti più sicuri ed efficaci anche per i consumatori: perché si tratta di prodotti che vengono testati in un ambiente artificiale e dunque potrebbe succedere che, una volta autorizzati per aver provato la propria efficacia in un mondo privo turbolenze, mostrino invece di essere deboli nel mercato reale.

L’obiettivo della Sandbox è sicuramente lungimirante, resta da capire come si riusciranno a sciogliere queste piccole criticità. Staremo a vedere: al momento applaudiamo alle buone intenzioni.

 

 

 

 

Matteo Tarroni

Matteo Tarroni ha più di 20 anni di esperienza professionale in banche di investimento: ha lavorato per Mediobanca fino al 2003 e quindi per Merrill Lynch Bank of America e…