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Come la blockchain può distribuire musica a basso costo, arricchire i musicisti (e impoverire le case discografiche)

19 Apr 2016

Forbes indica tra le startup più interessanti del 2016 Ujo, una piattaforma che utilizza la blockchain per distribuire musica online senza costi. Tra sub-bitcoin emessi da Justin Bieber, crowdfunding sulle band emergenti e licenziamenti in blocco delle case discografiche, il mercato della musica è destinato a cambiare per sempre

Sub-Bitcoin spiegati con Justin Bieber
Dietro ogni rivoluzione c’è una storia personale, un evento che sul momento sembra insignificante a tutti, persino al futuro rivoluzionario.

Quando Phil Barry era un musicista, la società che lo rappresentava – la PRS – chiuse un grosso accordo con YouTube. I termini dell’accordo non furono mai rivelati ai musicisti. Nessuno sapeva quanto e se avrebbe guadagnato, a eccezione dei manager ben pagati della casa discografica. La maggioranza dei musicisti aveva problemi a pagare l’affitto a fine mese, ma avrebbe dovuto aspettare un anno per ricevere il primo assegno.

L’arrivo dell’assegno non avrebbe comunque risposto alle domande del musicista. Come erano stati divisi i guadagni? In base al numero di canzoni oppure in base alle numero dei visitatori di ogni video? Questa risposta non influenza solo i ricavi dell’artista ma la sia vita quotidiana. Se il pagamento è legato al numero di visite su YouTube, il musicista investirà più tempo a promuoversi sui social media. O forse no, se il guadagno per visita è troppo basso.

Chiedete a un amico musicista. La stragrande maggioranza delle band non ha uno staff di marketing. Tutto viene gestito in casa, sognando il giorno in cui la band raggiungerà il successo. Un’ora dedicata ai social media, è un’ora tolta alle prove, agli incontri con i produttori, o a convincere il pub locale a farsi ingaggiare per una serata, che non è proprio come cantare allo stadio ma a volte è l’unico modo per pagare le bollette.

I problemi non sono finiti qui. Come è stato diviso l’assegno? Quanto va al compositore? Quanto all’autore del testo? Quanto al musicista? E così via. Secondo Billboard – il popolare magazine dedicato al mondo della musica –  circa il 12,7% delle royalties viene sprecato per pagare i costi operativi.

Phil Barry non la prese molto bene. “Pensavo fosse oltraggioso che io non sapessi a che prezzo veniva venduta la mia musica.”. All’epoca PRS aveva ignorato l’indignazione di Phil senza fatica. Oggi fa molta più fatica ad ignorare la startup di Phil – Ujo – che minaccia di rendere obsoleto l’intero modello di business delle case discografiche.

Ujo, la piattaforma blockchain per distribuire musica senza costi

Indicata da Forbes come una delle startup più interessanti del 2016, Ujo è una piattaforma per distribuire musica senza intermediari. Ogni canzone o composizione musicale viene registrata con la blockchain, una tecnologia aperta e senza proprietario (e dunque trasparente ed incorruttibile). La blockchain non ha bisogno di contabili né commercialista per calcolare i diritti d’autore. Ogni ricavo viene distribuito in modo trasparente e soprattutto in tempo reale.

Utilizzando gli smart contract – i contratti intelligenti – i ricavi vengono distribuiti automaticamente e in modo trasparente tra la band, chi ha composto la musica, chi ha composto le parole, e così via. Soprattutto Ujo è una piattaforma aperta. Può essere utilizzata senza costi non solo da musicisti e consumatori, ma anche dai programmatori che possono integrare le funzioni della piattaforma (per i più tecnici le API) all’interno dei loro progetti.

Non a caso Ujo (“contenitore”) è una parola in Esperanto, il linguaggio internazionale ed idealista creato nel 19° secolo per abbattere le barriere linguistiche tra nazioni continuamente in guerra.

PeerTracks, un’altro modello di piattaforma blockchain per la musica

Ujo non è l’unica piattaforma sul mercato. PeerTracks utilizza lo stesso principio di blockchain e contratti intelligenti per tracciare, distribuire e pagare la musica online. In più PeerTracks permette ad ogni band di emettere certificati in numero limitato molto simili alle figurine dei calciatori.

I sub-bitcoin spiegati da Justin Bieber

Per approfondire il modello di business di PeerTracks scomodiamo niente di meno che Justin Bieber, il cantante più seguito, più amato (e più odiato) dell’intero web. Il nome nel titolo non è usato a caso. A parte un salutare effetto sulla SEO – la promozione di questo articolo su Google – che non fa mai male, Justin è il testimonial perfetto per PeerTracks.

Immaginate che un cantante di 13 anni, sconosciuto e per di più canadese, si registri su PeerTracks. Personalmente adoro il Canada, e Vancouver è una delle città dove ho seriamente pensato di restare a vivere. Ma all’epoca i ragazzini prodigio erano quasi tutti “fabbricati” negli Usa. Nessuno avrebbe scommesso su Justin Bieber, che da bravo nativo digitale non ha neanche provato a contattare una casa discografica. Infatti a 13 anni pubblicava i suoi video amatoriali direttamente su YouTube.

Se all’epoca Bitcoin e PeerTracks fossero esistiti e diffusi come oggi, il cantante avrebbe potuto emettere 100.000 “certificati Bieber” e venderli sul mercato a 10 cent ciascuno. Diecimila dollari per un tredicenne non sono pochi e permettono di dedicarsi a tempo pieno alla carriera musicale.

Ogni certificato emesso su PeerTracks è registrato nella blockchain. Di fatto è una moneta virtuale come il Bitcoin, più precisamente una sotto-moneta (sub-cryptocurrency). Una volta emessi, i certificati non possono essere modificati, aumentati né falsificati. Questi certificati – chiamiamoli Biebercoin – hanno valore proprio perché sono in numero limitato. Come le figurine rare dei calciatori che per la mia generazione (e per un paio di generazioni precedenti) hanno creato un vero e proprio mercato di collezionisti.

Provate a cercare su Google “Honus Wagner”. Oltre a essere un giocatore di baseball del Pittsburg, nel 1909 è stato uno dei primi sportivi ad essere stampato su una figurina da collezione. Distribuito in soli 50 esemplari, una delle figurine di Honus Wagner è stata venduta nel 2007 per 2,8 milioni di dollari. Se avete una collezione dimenticata in soffitta, è il momento di cercarla e dare un’occhiata su eBay.

Ma torniamo a Justin. Nel 2007 la RBMG scopre il giovanissimo talento su YouTube e firma il suo primo contratto. Nel nostro esempio, il valore dei suoi Biebercoin va alle stelle. Justin che è un grande bambino d’affari – pardon uomo d’affari – ha tenuto per sé senza venderei mille dei centomila Biebercoin e diventa milionario prima che la RBMG stacchi il primo assegno.

Per non parlare del fatto che – avendo emesso una seconda serie di certificati “Biebercoin II” poco prima della firma con RBMG – Justin ha abbastanza soldi in cassa da non avere bisogno della casa discografica. Può quindi negoziare un contratto molto più favorevole.

L’aspetto più geniale di PeerTracks non è tanto l’auto-finanziamento dei musicisti, ma di avere creato un sistema che promuove gli artisti a costo zero, anzi li paga. Una ragazzina che ascolta il primo video amatoriale di Justin Bieber può comprare un Biebercoin a 10 centesimi con un semplice click sullo smartphone. Da quel momento è nel suo interesse promuovere il cantante canadese con tutte le sue amiche. Più Justin diventa famoso, più il suo Biebercoin acquista valore. PeerTracks unisce la passione di un fan musicale al calcolo spietato di un trader finanziario. Paragonate questa miscela esplosiva alle case discografiche tradizionali, che invece di pagare l’artista lo fanno pagare, ed ecco che è facile immaginare perché queste startup possono avere successo.

Il futuro dietro l’angolo

Non è possibile sapere se Ujo e PeerTracks avranno successo. MySpace sembrava inarrestabile ed è stata spazzata via da Facebook. Altre startup sono state schiacciate dalle aziende tradizionali, più obsolete ma anche estremamente più ricche e potenti.

Ma una previsione è possibile. Il sistema blockchain e contratti intelligenti elimina di fatto la necessità di assumere gran parte dei contabili e dei manager per un’azienda discografica. “Aumentare i profitti automatizzando la produzione e riducendo il personale” è un obiettivo avido ed a volte disprezzabile … proprio come la natura umana. Se le startup non riusciranno a diffondere tra il pubblico questi sistemi, lo faranno sicuramente le case discografiche.

Sul lungo periodo, la tecnologia ha sempre creato più posti di lavoro di quanti ne ha distrutti. Ma sul breve periodo, tende a creare disoccupazione e povertà. Se lavorate nel mercato musicale, è il momento giusto per iniziare a sfruttare bitcoin e blockchain, prima di passare dalla parte degli sfruttati.

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Questo è il quarto articolo di una serie dedicata al futuro del fintech ed in particolare alla blockchain. Puoi leggere ogni articolo autonomamente su EconomyUp.

  1. Fintech, il futuro è incominciato. Bitcoin, blockchain e banche
  2. Fintech tra blockchain, archivi segreti e lotta alla corruzione
  3. Come la blockchain può sterminare la maggioranza degli avvocati (arricchendo gli altri)
  4. Come la blockchain può distribuire musica a basso costo, arricchire i musicisti (e impoverire le case discografiche)
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