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Innovazione e mercato

Apple Pay, ecco perché non è un fenomeno (neanche in Italia)

26 Mag 2017

L’iPhone che diventa portafoglio si sta diffondendo molto lentamente nel mondo. Perché a molti non piacciono le commissioni richieste. E perché, nonostante la crescita dei pagamenti digitali, non tutti hanno lo smartphone di ultima generazione. Se poi l’azienda di Cupertino dovesse lanciare la sua carta di credito…

Con il debutto italiano di Apple Pay, il sistema sviluppato dall’azienda di Cupertino per effettuare pagamenti direttamente con smartphone (e smartwatch), iPhone diventa anche un portafoglio. E così oltre che per ascoltare musica, scattare foto, fare video e ovviamente telefonare e mandare messaggi, potremo utilizzare lo smartphone per effettuare pagamenti. Eppure il servizio di payment di Cupertino fa già discutere, anche perché – almeno per ora – non sarà accessibile a tutti gli utenti di Apple. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto la diffusione di Apple Pay è tutt’altro che estesa a livello mondiale. E se negli Stati Uniti il servizio di pagamenti della mela è stato lanciato nel 2014, ci sono voluti quasi tre anni per farlo arrivare in Italia. Fino ad oggi a poter utilizzare Apple Pay sono soltanto 16 paesi in tutto il mondo (come mostra, in basso, il grafico di Statista): Australia, Canada, Cina, Francia, Giappone, Hong Kong, IrlandaNuova Zelanda, Regno Unito, RussiaSingapore, Spagna, Svizzera, Taiwan e appunto Stati Uniti e Italia. Non si tratta di un vero e proprio boom insomma e, come fa notare anche il magazine finanziario Business Insider, la strada da percorrere è ancora lunga.


La difficoltà maggiore a cui Cupertino deve far fronte è senz’altro la capacità di saper bilanciare gli interessi degli attori in gioco: dai commercianti agli istituti di carte di credito passando per le banche e i consumatori. «Tutte le volte che attiviamo Apple Pay in un Paese – ha dichiarato al Corriere della Sera Jennifer Bailey, vice presidente di Apple – dobbiamo negoziare con banche e istituti che emettono le carte di credito». E sembrerebbe poco gradita anche la commissione pagata ad Apple da chi accetta di utilizzare il servizio Pay (che secondo indiscrezioni, mai smentite da Cupertino, sarebbe di 15 centesimi ogni cento dollari transati). Secondo quanto riportato da ReCode, poi, pare che la società guidata da Tim Cook sia pronta ad avviare un servizio di carte di credito prepagate, e stia lavorando anche allo sviluppo di un’applicazione per scambiare denaro tra utenti della mela. Anche perché cominciano a sorgere i primi grattacapi, dato che Apple Pay, negli Stati Uniti, è finita al centro di una battaglia legale per una presunta violazione di brevetti hitech.  

Infographic: The (Still) Limited Reach of Apple Pay | Statista

Tornando all’Italia, gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico di Milano, potrebbero far pensare a un positivo sviluppo del servizio lanciato da Cupertino. I numeri mostrano infatti un significativo incremento dell’utilizzo dei pagamenti digitali in ambito nazionale, a testimonianza di una maggiore fiducia dei consumatori nei confronti di servizi di questo genere. Nel 2016, infatti, i pagamenti digitali in Italia hanno raggiunto 190 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 175 del 2015, per una quota pari al 24% dei consumi italiani. A trainare il settore sono soprattutto i nuovi sistemi digitali, ovvero i “new digital payment” che sono cresciuti del 46%, attestandosi a 30,4 miliardi. Nel 2019 potrebbero superare i 100 miliardi. E non è escluso che nel prossimo futuro possano prendere piede i cosiddetti pagamenti istantanei ovvero quelli da conto a conto, senza alcuna intermediazione.

► Come funziona Apple Pay e chi può utilizzarlo

Chi utilizzerà Apple Pay di fatto trasformerà il proprio iPhone in una carta di credito. Funziona in tutti gli esercizi commerciali che accettano i pagamenti contacless: qui, sfruttando la tecnologia NFC, basterà avvicinare il proprio telefono al POS e autenticarsi tramite il touch id (utilizzando l’impronta digitale) e quindi autorizzare la transazione. L’idea alla base del servizio è quella di velocizzare i pagamenti, ma con un occhio alla sicurezza. Per questo i dati delle carte (credito, debito o prepagate delle banche aderenti) inserite su Apple Pay in fase di registrazione, non saranno memorizzati né sul dispositivo né su altri server Apple. Al contrario, viene assegnato un codice univoco crittografato chiamato Device Account Number che viene salvato in sicurezza nel Secure Element del proprio dispositivo. Ciascuna transazione viene autorizzata attraverso un codice dinamico valido solo per lo specifico acquisto.

Come dicevamo, Apple Pay, per il momento, sembra destinato a pochi fortunati. Per accedere al servizio bisognerà infatti possedere almeno un iPhone 6 o superiore (tutti i modelli che in pratica danno la possibilità di utilizzare l’autenticazione tramite impronta digitale), qualsiasi modello di Apple Watch, iPad mini 4, iPad Air 2, iPad Pro e Mac che abbiano installato il sistema operativo macOS Serra. E non è tutto perché Apple Pay supporta il pagamento delle carte del circuito Visa e Mastercard solo se erogate da Unicredit, Carrefour Bank e Boon. Nessun altro tipo di istituto sarebbe quindi, al momento, autorizzato a utilizzare il questo servizio. Il problema più grosso tra gli istituti di credito e la Apple sembra sia legato alle percentuali sulle transazioni commissioni che Cupertino chiede alle banche per l’utilizzo del servizio, ritenute troppo alto. Anche se le indiscrezioni su ingressi di nuovi istituti circolano già: da Mediolanum ad American Express fino a ExprendiaSmart, Fineco, Hype, N26 e Widiba. Grande assente è Intesa San Paolo che pare sia pronta a sbarcare su Android Pay. Al momento quindi la stragrande maggioranza degli italiani non potrà utilizzare Apple Pay.

Eppure c’è chi manifesta ottimismo «L’arrivo di Apple Pay nel nostro Paese – ha commentato Paolo Battiston, Division President Italy & Greece di Mastercard. – contribuirà ad accelerare l’utilizzo dei pagamenti con smartphone per milioni di consumatori che avranno la possibilità di pagare contactless con i loro device Apple. La nostra missione è quella di offrire a consumatori ed esercenti soluzioni di pagamento sempre più semplici e sicure come Apple Pay che utilizza la sicurezza delle carte a chip unita alla sicurezza e semplicità del riconoscimento biometrico».

Nella lista di soggetti con cui Apple ha stretto partnership in Italia c’è un po’ di tutto: dalle catene di supermercati alle profumerie passando per librerie e ristoranti fino anche a qualche startup che sviluppando il proprio business online. Ecco la lista di quelli già noti: Auchan, Simply Market, Esselunga, Carrefour, Lidl, Eurospin, Old Wild West, Autogrill, La Rinascente, OVS, H&M, Leroy Merlin, Eataly, Sephora, Limoni, La Gardenia, Banzai/ePrice, Mondadori, Apple Store, Media World, Unieuro, ParkAppy, EniPay, Deliveroo, easyJet, Musement, Lanieri, Giglio, Supermercato24, Stockisti, Saldi Privati, Trainline, Booking.com, Monclick.

«Siamo lieti di essere tra le prime aziende italiane ad offrire agli utenti la possibilità di acquistare con Apple Pay – ha commentato Fabio Zecchini, co-fondatore e CTO di Musement – Musement ha guidato lo sviluppo tecnologico dell’intero settore dei viaggi nel corso dell’anno passato e nel 2017 siamo pronti per un’altra fase di rapido sviluppo in modo da poter continuare a offrire ai clienti un’esperienza semplice, utile e divertente quando cercano cose da fare in una città. Una parte importante dell’esperienza complessiva della ricerca e prenotazione di attività è la facilità con cui siamo in grado di completare una transazione. Con l’integrazione di Apple Pay garantiremo agli utenti di Musement un processo di acquisto ancora più semplice e siamo sicuri che ne saranno entusiasti».

Certamente il lancio di Apple Pay in Italia è da considerarsi un fatto positivo, e la speranza è che si riveli anche in grado di dare una spinta sufficiente nella direzione dell’innovazione digitale a tutto il settore dei pagamenti. Tuttavia è necessario che in, in futuro, si riesca a renderlo un servizio utilizzabile al maggior numero di utenti, e non solo a un ristretta cerchia di fortunati.  

Fabrizio Marino
Giornalista

Sono stato responsabile della sezione Innovazione e Tecnologia de Linkiesta, ho gestito la comunicazione di Innogest, sono Content Creator per PoliHub. Per EconomyUp mi occupo di innovazione e startup.