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Descrizione del livestream!

Zuckerberg promette un mondo migliore, ma in cambio della nostra libertà

di Redazione

17 Mar 2017

Il Manifesto del fondatore di Facebook propone una community globale dove grazie alla tecnologia saremo tutti più felici, informati e responsabili. Il prezzo di tutto questo è consegnare le proprie vite a un’organizzazione privata. Ecco, punto per punto, come potrebbe succedere

Cristina Pozzi, founder di ImpactSchool
Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha lanciato un mese fa (era metà febbraio) un manifesto che ha fornito una base ancora più solida a chi, da qualche tempo, suggerisce che assisteremo a un ingresso in politica del giovane miliardario come candidato alla presidenza degli Stati Uniti.  Per quanto sarebbe, se vincesse un’ipotetica corsa alla Casa Bianca, uno degli uomini più potenti del mondo, io credo che questa sia una pre-visione molto riduttiva rispetto alle ambizioni reali di Zuckerberg.

Cinque punti costituiscono la base del manifesto su come dovrà essere la community globale di Facebook:

·     di supporto
·     sicura
·     informata
·     partecipativa (civicamente impegnata)
·     inclusiva.

Il messaggio, a una prima lettura, appare come un’idealistica descrizione di un mondo favoloso dove, grazie alla tecnologia e a Facebook, saremo tutti più felici, più sicuri, più responsabili e informati e più tolleranti. Un’umanità 2.0 capace di collaborare per costruire un mondo migliore colmando il gap della disuguaglianza accentuata dalla globalizzazione.

La community globale di Facebook in questo contesto viene presentata come uno step evolutivo del genere umano che trascende le distanze geografiche per andare oltre e costruire il mondo con una visione globale e positiva.

Bellissimo? Tutto questo ha un prezzo che in alcuni casi è moderatamente esplicito nel manifesto, in altri è inquietantemente implicito.

Lo strumento principe per arrivare ai 5 punti del manifesto è l’intelligenza artificiale, in particolare il machine learning, così come sono essenziali l’utilizzo dei big data e l’interazione degli stessi utenti.  Il fondatore di Facebook sta gettando le basi per un nuovo modo di concepire il mondo, dove gli Stati perdono totalmente il proprio ruolo sociale (e legislativo?). Una community al di sopra di tutto e tutti.

Il messaggio è infarcito di termini come “positive impact” (impatto positivo). che vengono ripetuti con costanza nel corso del manifesto, esempi di come il social network abbia una missione e sia in grado di salvare il mondo, e visioni utopistiche del futuro.

Le promesse sono quelle tipiche di una setta religiosa: felicità, armonia, pace, tolleranza, sicurezza, così come anche quello che si chiede agli adepti è di conferire alla setta i propri averi, in questo caso virtuali, culturali e sociali.

La pericolosità di questa setta sta, in particolare, nelle seguenti caratteristiche:

a) non sono chiare le regole a chi aderisce,

b) la community è totalmente privata, non è un’organizzazione pubblica e senza fini di lucro come dovrebbe essere qualunque organizzazione che si rispetti che voglia promuovere una nuova visione di governance internazionale 2.0

c) è tipico di una setta il fatto che gli adepti non possano uscirne, anche volendo. Obietterete che si può chiudere un account su Facebook? Ma la complessità di far rimuovere davvero tutti i dati, e, soprattutto, il costo di non utilizzare un sistema che tutti utilizzano dal punto di vista della comunicazione sociale (Facebook ma anche Whatsapp) crea un costo per l’individuo paragonabile a quello dell’uscita da una setta,

d) il manifesto sta suggerendo di creare una comunità globale che crei da sola le proprie regole al di là di quelle del tessuto sociale offline e di quelle istituzionali. Sta cercando di sostituirsi agli Stati, e questo è molto pericoloso. Le istituzioni esistenti possono essere vecchie rispetto al mondo in cui viviamo e necessitano certamente un nuovo modello, ma non possono essere sostituite da una società di diritto privato alla quale gli utenti concedono il diritto su tutti gli ambiti della propria vita privata (e politica secondo i suggerimenti del manifesto). 

Non preoccupiamoci, quindi, di eventuali candidature a Presidente degli Stati Uniti, ma, di un piano di conquista del mondo che non ha precedenti nella storia dell’umanità. 

Vediamo i punti chiave del manifesto nel dettaglio tenendo sempre a mente che ogni cosa finisca su Facebook è di proprietà di Facebook, non nostra.

Comunità di supporto

Sono tutte quelle micro comunità che costituiscono la nostra società e che sono un sostegno degli individui in diversi ambiti. Hanno lo scopo di fornirci sostegno morale, conforto e speranza. Secondo il suo fondatore, Facebook può e deve svolgere un ruolo essenziale nell’indirizzare le persone verso le comunità più adatte supplendo, a suo dire, a una mancanza della società moderna dove le istituzioni dedicate a questo scopo starebbero perdendo il loro peso. Per farlo è necessario conoscere tutti i nostri interessi per filo e per segno ovviamente, se no sarebbe impossibile poterti indirizzare verso la giusta community per ognuno di noi. Si parla in particolare di community online chiamate “very meaningful groups” che arrivano a rappresentare il centro della vita sociale degli individui. Il costo nascosto è la privacy legata a dati sempre più sensibili che metteremo in mano al colosso dei social network.

Comunità sicura
Obiettivo: identificare i problemi ancora prima che si verifichino. Per farlo l’algoritmo di Facebook dovrà leggere tutto quello che scriveremo, analizzare tutte le foto e tutti i video e sapere tutto quello che sta succedendo nella tua vita. Vale la pena per eliminare il terrorismo, i suicidi e tutto il resto, no?
Secondo Mark però possiamo stare tranquilli, la nostra privacy sarebbe salva grazie ai messaggi crittografati.

Comunità informata
Questo paragrafo è una risposta alle accese polemiche che stanno scuotendo gli Stati Uniti in questo periodo, a seguito dell’elezione di Trump. In particolare ci sono due temi principali: le cosiddette filter bubbles, vale a dire il fenomeno per cui usando il social network come fonte di informazione finiamo col vedere solo notizie in linea con la nostra opinione e rinunciamo a un quadro completo ed esaustivo di tutte le opinioni e le informazioni necessarie a comprendere una notizia; e le fake news, vale a dire la mancanza di accuratezza nel riportare le notizie vere o addirittura le bufale. Secondo Mark, Facebook è già molto meglio di un giornale con una linea editoriale coerente o un canale TV, ed offre già spunti più completi nel dare le informazioni. Su questo personalmente non sono molto convinta in quanto ci sono molti giornalisti seri che riportano le notizie in modo esaustivo e indipendente sui media tradizionali, e soprattutto c’è un controllo sull’affidabilità dei messaggi trasmessi. Inoltre il formato tipicamente breve di un post su un social network non permette per definizione gli approfondimenti necessari in molti casi. L’approccio proposto è quello di non concentrarsi troppo sul bannare le fonti non attendibili, quanto più sull’esposizione di tesi diverse e opinioni opposte per permettere ai lettori di farsi un’idea più completa. Lasciano però qualche dubbio le proposte su come verranno identificate le news più corrette e complete e su come verrebbero presentate.

Comunità civicamente impegnata
Ed ecco il passo importante: Facebook diventerà anche il luogo della politica. Il luogo dove tutti potranno scambiarsi opinioni in un dialogo aperto e rispettoso e partecipare attivamente al governo del proprio Paese. Siamo sicuri che sia il luogo giusto dove farlo? Siamo sicuri di volere che un terzo, di natura privata, entri in possesso di tutto quello che riguarda anche le nostre opinioni politiche e di governo?

Comunità inclusiva
A chiudere la descrizione della promessa utopica che ci fa Zuckerberg, non poteva mancare la parola “inclusiva” per descrivere una community che scrive insieme le proprie regole e che permette di stabilire ad ognuno per sé il proprio limite di tolleranza nei confronti dei contenuti violenti, di nudo e così via. Una community così trascende però anche le leggi e le regolamentazioni stata il frutto di una cultura locale, nel bene e nel male. La community è quindi superiore a regole statali, è globale proprio perché è “oltre”. E ci si augura chiaramente nel manifesto che questo primo passaggio diventi la base per un nuovo modo di prendere decisioni collettivo che regoli tutta la community in ogni suo aspetto. Ma se così fosse potrebbe quindi esistere un gruppo di persone accomunate dal fatto di avere altissima tolleranza verso la violenza e che si scambiano contenuti di quel tipo? Eh si, perché qui Zuck sta dicendoci che eliminare foto di nudo o altro su segnalazione o perché si analizzano con software di intelligenza artificiale non ha più senso, non è efficiente e non realizza l’obiettivo di una community che si regola in armonia.

* Cristina Pozzi è fondatore e amministratore delegato di Impactscool e fondatore di SingularityU Italy. Scrive di tecnologia sul suo blog http://www.imnoguru.com.

 

 

Redazione