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Startup, attenzione alle valutazioni generose

25 Set 2015

Nella mia esperienza di business angel vedo che in meno di due anni le valutazioni “pre-money” sono cresciute del 30-50%. Molti investitori resteranno delusi ma se ci sarà una bolla, come dicono alcuni, non farà male a (quasi) nessuno

Diversi media hanno iniziato a diffondere il dubbio di una “bolla delle startup”. Recentemente anche il Financial Times ha approfondito l’argomento, parlando addirittura di “azzardo morale “. Secondo alcuni economisti, la quantità di denaro messa in campo dagli investitori porterà allo scoppio di una bolla come accaduto nel 2000 per le aziende Internet.
Le bolle si formano grazie a storie, vere o false che siano, da cui i mercati si aspettano importanti risultati economici, che non arrivano, nel breve. Il fenomeno dell’anno 2000 si era sviluppato attorno ad una storia vera, Internet, che però ha impiegato più di 15 anni a diventare un business solido e profittevole. Solo quest’anno, infatti, il NASDAQ ha raggiunto finalmente i livelli del 2000.

Anche Il fenomeno startup e’ originato da storie vere – nuovi imprenditori e nuove tecnologie innovative – ma gli investitori hanno imparato la lezione del 2000 e, oggi, sono in grado di selezionare e portare in Borsa le aziende che hanno evidenti potenzialità di essere profittevoli. Dal mio punto di vista, non ritengo quindi, ci sia un pericolo di bolla a livello internazionale.
Per quanto riguarda l’Italia, di sicuro, il fenomeno è sopravvalutato dai media, se pensiamo che le startup innovative rappresentano lo 0.25% delle aziende nazionali. Molto denaro si è riversato nel settore rispetto al passato, a partire dal 2014, grazie alla liquidità disponibile e agli incentivi fiscali, ma anche grazie alla continua esposizione sui mezzi di comunicazione. Ciò ha fatto lievitare in meno di due anni le cosiddette valutazioni “pre money” del 30/50%.

Recentemente, mi è capitato spesso, in qualità di business angel, di incontrare startupper capaci di dare un valore superiore al milione di euro al proprio progetto, benché sia poco più di un’idea. Molti investitori rimarranno delusi tra qualche anno, quando si accorgeranno di aver investito a prezzi troppo elevati. Oltretutto vengono super valorizzate iniziative in settori non “scalabili” – come Internet – quali l’alimentare, il turismo, la moda, l’arredamento, la meccanica etc. Tutti settori di punti del Made in Italy, ma dove anche tra le società quotate i multipli sono molto più contenuti. Nonostante il fenomeno investimenti nelle startup in Italia, diversamente da quanto possa sembrare, resti di dimensioni contenute rispetto alla media europea, verranno investiti nel triennio 2015/2018 cca  500/600 milioni in cca 1000 nuove imprese. 

Se sarà mai una bolla non farà male a (quasi) nessuno, anzi, sarà una bolla positiva che avrà creato almeno 1000 nuovi imprenditori. All’inizio dell’estate avrete letto della vendita di Italcementi della famiglia Pesenti assistendo all’ennesimo caso di scomparsa di una famiglia imprenditoriale. Personalmente mi sono chiesto: gli sforzi di investitori e media, atti a sostenere le startup innovative, contribuiranno a creare nuovi imprenditori capaci di crescere ed essere in grado di evitare  la colonizzazione del paese da parte di imprese straniere ?

Negli ultimi tre anni con il nostro team ho conosciuto centinaia di potenziali imprenditori e ci siamo fatti un’idea a proposito. Ve ne parlerò la prossima volta. 

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