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Ecosistema

Se col turismo le startup perdono un po’ di innocenza…

04 Set 2014

Un settimanale denuncia lo strano caso del superconsulente di Dario Franceschini. Il ministro che a fine luglio ha decretato una nuova (e inutile) tipologia di startup. Mettendo a rischio la coerenza della policy costruita nel corso dell’ultimo biennio.

Stefano Ceci, presidente dell'Associazione Start up Turismo
L’entusiasmante ed entusiasta ecosistema delle startup sta perdendo un po’ della sua innocenza? È molto probabile e forse non è neanche un male. Si diventa grandi anche scoprendo che il mondo non è poi così perfetto come qualcuno te lo raccontava o come tu pensavi (o volevi) che fosse. L’importante è non perdere, con l’innocenza, anche quella voglia di fare e fare bene (in tutti i sensi), di innovare per non retrocedere su antiche, cattive abitudini.

Il settimanale l’Espresso nel suo numero di fine agosto ha lanciato un siluro contro il ministro Dario Franceschini, accusando il suo dicastero, Cultura e turismo appunto, di favorire gli amici per un appalto per la gestione on line dei biglietti e di altri servizi di Expo2015 dato a una startup costituita in primavera da Stefano Ceci, primo consigliere del ministro, nonché imprenditore nel settore turistico, appunto, con un gruppo che si occupa di marketing digitale e un incubatore a Bologna. Ceci è un intraprendente quarantenne conosciuto da chi frequenta l’ecosistema per la sua vivacità emiliana e per la creazione di un’Associazione di startup del turismo che ha una quarantina di adesioni, molte però di persone. Sembrerebbe, quindi, che di startup nel settore del turismo non ce ne siano poi così tante. Ora toccherà al ministro Franceschini uscire dall’impiccio e a Ceci spiegare il doppio ruolo di consigliere e imprenditore del settore per cui consiglia strategie e scelte.

Che cos’è Startup Turismo, l’Associazione creata da Stefano Ceci

Dopo le truffe (presunte) a danno di ingenui startupper, le collette (crowdfunding) quantomeno stravaganti, ci mancava solo l’inciucio politico per far godere chi sembra solo in attesa di ogni piccola increspatura nel mare grande dell’innovazione per poter dire: ve l’avevo detto, è tutta fuffa. Vade retro! È fisiologico che un settore in crescita attiri interessi e attenzioni non sempre limpidi. È importante che non se ne faccia soffocare, finendo per scivolare in cattive, antiche abitudini. Gli innocenti hanno diritto di sbagliare. Ma il sistema deve distinguere fra chi lo in buona fede e chi in cattiva.

Ci sono pericoli ben più preoccupanti dell’offesa alla verginità. Come l’abbraccio soffocante dei sostenitori “pelosi” o le insidie al consolidamento di un policy razionale a sostegno delle imprese innovative. I segnali purtroppo non mancano. A fine luglio il ministro Dario Franceschini riesce a far approvare le Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo.  Nell’articolo l’11 bis il decreto “battezza” una nuova categoria di startup, quelle che operano nel turismo. Ma solo se sono srl semplificata e sono state fondate da under 40. Difficile comprendere il senso di questa specie, visto che nel Decreto che ha istiuito gli elenchi delle startup innovative non si fa riferimento ai settori e sono previste agevolazioni per qualsiasi forma societaria, srls comprese. Non sono chiariti i criteri di definizione della nuova famiglia di startup, ma è chiaro che si tratta di qualche manciata. Delle quasi 2.500 startup iscritte al registro delle imprese meno del 10% sono srls. Ancora meno quelle turistiche. Numero che si riduce se si devono cercare solo quelle con fondatori under 40.

I dettagli della nuova tipologia di impresa dedicata alla “promozione dell’fferta turistica attraverso l’uso delle tecnologie”

Perché è stato inserito questo articolo? Per incompetenza o per scarso coordinamento istituzionale con chi finora ha guidato la policy sulle startup (il Ministero dello Sviluppo Economico)? Oppure, per chi è stato inserito l’11bis? Dopo il siluro dell’Espresso qualche sospetto è autorizzato. Ma lasciamo ad altri le letture didietriste. Il problema non è adesso camminare sui…Ceci, ma evitare la proliferazione di leggi e leggine, più o meno interessate, che deboli e claudicanti finiscano per “sporcare” e mettere in discussione anche il lavoro annoso fatto finora per dare un quadro normativo organico ed efficace per fare dell’Italia un paese ospitale per le startup. Quelle vere.

di Giovanni Iozzia

  • andrea elestici

    Hai scritto un articolo pieno di insinuazioni e mistificazioni. Tanto per cominciare l’associazione delle startup del turismo è l’unica composta da sole startup italiane mentre le altre come “italia startup” sono in nettissima minoranza e l’associazione fa solo interessi di incubatori e startuppologi vari (sui cui interessi è stato fatto il tanto apprezzato quadro normativo sulle startup innovative). A me, che pur faccio parte dell’associazione, non risulta che la maggior parte dei noi sia composto da ditte individuali e se anche fosse? Forse che avere forma di srl ti qualifica come startup vera? Le startup vere sono fatte di persone non di ragioni sociali. E poi ti sei chiesto perchè ci siamo raccolti in associazione? lo sai quale fetta del mercato ecommerce è costituito dal travel? Più del 50% e allora perchè ci sono cosi pochè startup travel tra le 2.500 che citi? E quanti sono stati gli investimenti in startup travel negli ultimi anni? E l’italia ti risulta sia terra di startup tecnologiche o destinazione turistica tra le più rinomate al mondo? E come mai nessuno dei tanti paraguru digitali non si sono resi conto che sono anni che non ci sono in italia startup vere nel travel pur essendo terra di travel? Di questo ce ne siamo accorti noi poveri e ingenui startupper e per la disperazione ci siamo raccolti in associazione. Associazione di cui stefano e solo presidente non certo creatore. E in un anno abbiamo fatto approvare la tax credit per chi nel turismo investe in digitale. Roba non proprio da ingenui ne da incompetenti. E nemmeno da verginelli. Incompetenti solo invece quelli che sproloquiano sul travel pensando che sia un settore come tanti altri in cui fare startup vere..
    Quindi impara a fare bene il tuo mestiere e ad informati prima di scrivere fesserie e fare insinuazioni. Nel panorama italiano delle startup ti assicuro che ci sono ben poche realtà serie e vere come la nostra associazione e le startup che ne fanno parte. Io ho cominciato a occuparmi di internet nell’86 e nel 2000 ho pure quotato un’azienda internet in borsa quindi non sono l’ingenuo startupper che immagini. Piuttosto cerca di non farti abbindolare tu da una visione superficiale e poco documentata della nostra realtà o da attacchi del tutto strumentali come quelli che sta portando avanti l’espresso. Hai provato a chiederti se la ricostruzione fatta dall’espresso fosse veritiera? DIrei proprio di no. Quindi invece di predicare sulle startup vere perchè non cominci a fare il giornalista vero?

  • andrea elestici

    La nuova categoria di startup NON E’ INUTILE ma un modo per stimolare la nascita di nuove realtà in questo settore (non certo secondario) e di farle accedere al meccanismo dell’equity crowd funding. E chissa che tra un paio di anni invece di esserci meno del 5% startup innovative appartenenti al travel non diventino il 50% in linea con il potenziale di mercato di questa (UTILISSIMA) categoria di startup.

  • TripAZ

    Buonasera. Invece di continuare inutili e gratuite polemiche, la invito al No Frills di Bergamo, il 26 e 27 settembre prossimo. Venga a trovarci, nella sezione start up, e a fare una chiacchierata con noi di TripAZ e con gli altri ragazzi delle start up appartententi all’Associazione Start Up del Turismo. Si accorgerà di quanti bravi giovani ci sono, di quante idee fantastiche portano avanti, di quanti ragazzi hanno scelto di restare in Italia, pur sapendo che all’estero avrebbero fatto molta meno fatica. L’aspettiamo volentieri. A presto.

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