Perché l'Europa delle startup va costruita anche contro la… Comunità | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Impresa esponenziale

Perché l’Europa delle startup va costruita anche contro la… Comunità

15 Giu 2016

Allo Startup Europe Summit di Berlino è stato lanciato un messaggio forte sulla necessità di fare del Vecchio Continente il miglior luogo in cui far nascere un’impresa. Andando oltre le basi culturali su cui regge il progetto unitario. Ecco come sono andati i lavori

Rendere l’Europa il miglior luogo in cui far nascere e sviluppare un’impresa. È il messaggio che la Comunità Europa lancia dallo Startup Europe Summit, tenutosi il 9 e 10 giugno a Berlino e organizzato per il secondo anno da Factory e dalla Commissione UE, insieme ad una moltitudine di partner da tutti gli Stati membri. Due giorni di conferenze ed incontri intorno all’utilizzo della regolamentazione come leva per lo sviluppo di un “sistema startup” con DNA europeo. Strutturato in modo informale, di modo da accorciare le distanze tra i diversi soggetti che vi prendono parte, SES è il “luogo dove essere” se si ha un ruolo attivo a livello di ecosistema, se si è un Governo di un paese UE, se si è una delle organizzazioni che fanno lobby intorno all’imprenditorialità ed all’innovazione.

Il keynote di apertura, previsto per le 9.15 del mattino del giovedì con il titolo “why we are here”, che avrebbe fatto da breve preludio ad un “Fireside Chat” con il Commissario Oettinger è slittato per un imprevisto: il Commissario aveva perso l’aereo, fatto che ha costretto tutti i presenti ad avviare la mattinata con una lunga fase di networking tra i presenti, in attesa di notizie sulla riprogrammazione dell’agenda.  Nonostante il gran numero di partecipanti (l’evento aveva circa mille e trecento registrati, nonostante il costo di partecipazione di quasi seicento euro a persona per chi non fosse un invitato o una startup selezionata), il “giro” che ruota intorno a Startup Europe è tutto sommato ristretto: si tratta di poche decine di industry players che hanno sufficiente vision da comprendere l’importanza di lavorare su questo piano, perché l’Europa delle startup va costruita anche andando contro alcune delle basi culturali comunitarie, e l’imprinting comunitario è fondamentale per instradare i legislatori dei singoli stati.

La “pattuglia italiana” ormai in confidenza con questo mondo è fatta di pochissime persone: il duo di Mind The Bridge composto Alberto Onetti e Marco Marinucci, qui in veste di capofila del programma europeo “Startup Europe Partnership” focalizzato sulla promozione dell’Open Innovation; l’inossidabile Gianluca Dettori sotto il cappello del Founders Forum; infine io, in rappresentanza di Roma Startup, che è il membro italiano nel consiglio di Allied for Startups – l’organizzazione portavoce mondiale dello startup movement, tra i partner del Summit. Alle 11.30 si da il via ai lavori, con un breve intervento di saluto ed introduzione all’evento da parte del Direttore del programma Startup Europe presso la Commissione UE, Isidro Laso Ballestreros, ben noto a chiunque si occupi di legislazione, essendo il dirigente comunitario che coordina la crescita di questo ecosistema europeo già da diversi anni.

Al saluto di Isidro ha fatto seguito un panel, strutturato “al volo” nella riorganizzazione dell’agenda, dove il Commissario Oettinger si confrontava con la ex Commissaria Neelie Kroes (oggi a capo dell’organizzazione olandese “Startup Delta”), con il Presidente del Comitato Europeo delle Regioni Markku Markkula, e con l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani. I temi fondanti dell’evento “Imprenditoria” ed “Innovazione” sono stati ampiamente sostenuti dal panel d’eccezione, il cui output finale è stato un messaggio di rinnovata e se possibile aumentata volontà della Commissione UE di rendere l’Europa il miglior luogo in cui far nascere e sviluppare un’impresa.

I workshop che hanno fatto seguito hanno alternato approcci “verticali” a singoli settori industriali (Games, Refugees, Health, Internet of Things, Blockchain, Fintech…) con momenti più leggeri, dedicati al pitching di alcune startup, ad analisi di specifici aspetti normativi attuali e prospettici, come la regolamentazione delle piattaforme, i modelli di partnership tra corporate e startup in cui TIM #Wcap – rappresentata da Luca Casaburra – è stata riconosciuta best practice italiana e settima europea, e poi ancora l’aproccio ‘agile’ alla normativa, l’analisi del fenomeno Lisbona, il ruolo strategico delle Regioni, il rapporto tra Università ed Impresa, ed un momento di confronto tra quadro comunitario ed applicazione dello Startup Manifesto negli Stati membri, in cui si è evidenziata la necessità di fissare dei parametri di misurazione sui risultati dell’attuazione dello stesso al fine di rendere difficile lo svilupparsi di situazioni autoreferenziali e distaccate dalle practice internazionali (a Roma saranno fischiate le orecchie a qualcuno).

Il clima e l’informalità dell’evento hanno consentito una due giorni altamente produttiva, in cui si è fatto lucidamente il punto su buone e cattive pratiche, si sono messe le basi per le prossime azioni legislative, e dove numerose partnership si sono consolidate e nuove alleanze avviate tra i diversi attori della scena, in piena attuazione della mentalità internazionale di settore che vuole il venture business come un gioco a somma positiva, in cui la collaborazione crea sempre valore. L’Europa delle Startup si sta costruendo su basi solide e su player competenti e capaci di fare squadra. Proprio come in Italia.

 

  • Mario A. Rosato

    Alla fine le startup stanno diventando il feudo delle grosse aziende per andare a farsi finanziare gratis i propri progetti, coime se ne avessero bisogno. Il programma SME della UE è una presa in giro: una startup ha bisogno di soldi per:
    a) Mantenere in vita l’imprenditore mentre mette a punto la nuova tecnologia.
    b) Brevettare tutto il brevettabile, altrimenti nessun VC o BA o investitore che sia, investirà mai un soldo in qualcosa che non sia protetto.

    Invece la UE finanzia i costi degli studi di mercato da terzi, come se un neoimprenditore avesse interesse a foraggiare consulenti esterni che non sanno niente della tencologia propria della startup, che per definizione è originale e si spera anche “disruttiva”. Che cavolo ne sa uno che faceva le campagne dei vestitini e le scarpette, tanto care ai fautori del “made in Italy” , sul potenziale di ercato di un sistena di trattamento biologico delle acque, o o di un motore termico senza pistoni? Senza parlare della burocrazia che bisogna foraggiare con tonnelalte di carta per avere qualche migliaia di euro, che tra l’altro gli euroburocrati pagano quando gli pare e non nei tempi che dice la web della UE.
    Altro che brexit… dovremmo usicire tutti e lascaire la Merkel che si faccia la UE da sola.

Articoli correlati