Da anni ci raccontano e ci raccontiamo di essere vittime della tecnologia: prigionieri degli algoritmi, manipolati dai social, sopraffatti da un’intelligenza artificiale che decide al posto nostro.
È una narrazione diffusa, seducente e profondamente comoda. Ma rischia di diventare una scorciatoia che ci assolve e ci indebolisce, che produce solo scoraggiamento e rassegnazione, sfiducia e moralismo: la colpa è sempre di qualcun altro, anzi, di qualcos’altro: l’algoritmo!
Questo determinismo tecnologico lo trovo inutile e dannoso. Da qui questo mio libro edito da Egea, che propone un cambio di prospettiva: piattaforme e intelligenza artificiale non sono soggetti autonomi, ma strumenti progettati da esseri umani e alimentati quotidianamente dalle nostre scelte. Se funzionano, è perché li usiamo. Se ci condizionano, è anche perché rinunciamo a governarli.
Non nego i rischi reali dell’ecosistema digitale – dalla sorveglianza, alla polarizzazione, dalla dipendenza alla manipolazione – ma preferisco puntare l’attenzione su ciò che spesso viene rimosso dal dibattito pubblico: la responsabilità personale, il buon uso della nostra libertà, fondato sulla consapevolezza. Al centro torna la persona, con la sua libertà concreta, imperfetta ma decisiva.
Attraverso esempi, riflessioni e provocazioni che toccano la politica, la scuola, il lavoro, la famiglia, la vita quotidiana, l’accessibilità e molto altro ancora, nel libro propongo una postura controcorrente: abitare il digitale senza subirlo, usare la tecnologia senza farsi usare, allenare la libertà con le nostre micro scelte quotidiane invece di delegarla. La tecnologia non è un destino ineluttabile: è una partita che, nel bene e nel male, giochiamo noi. Ciascuno di noi.
P.S. Il libro si intitola ” NON È COLPA DELL’ALGORITMO! Idee per usare bene la nostra libertà nell’era digitale”. Esce il 5 marzo…naturalmente di quest’anno!







