Smartphone a scuola, facciamo un patto digitale - Economyup

TECNOLOGIA SOLIDALE

Lo smartphone a scuola: facciamo un patto digitale con i nostri ragazzi



A Latina i genitori di una studentessa che si era rifiutata di consegnare lo smartphone a inizio lezione hanno chiamato la polizia. Non sarebbe accaduto se avessero partecipato al progetto Patti Digitali. Ne parliamo con Stefania Garassini

di Antonio Palmieri

21 Ott 2022

Photo by Tamarcus Brown on Unsplash

Un tempo per molti era ricevere in dono il motorino o la prima bici “da grandi”. Oggi invece è il primo smartphone il rito di passaggio che segna l’ingresso dei figli in un tempo nuovo, in questo caso il tempo del digitale.

Anche se purtroppo non per tutte, per molte famiglie l’accompagnamento dei figli nell’esplorazione del mondo digitale diventa un nuovo e gravoso compito, rispetto al quale capita di sentirsi smarriti. Al riguardo, ai primi di giugno, Login del Corriere della sera aveva lanciato la proposta di un vero e proprio “contratto” in 13 clausole tra figli e genitori.

All’idea del contratto familiare si affianca ora un’altra proposta: quella dei Patti Digitali. L’obiettivo comune a queste due iniziative e alle molte altre che sono fiorite in questi anni in tutta Italia (una per tutte, Parole O Stili) è fare in modo che i nostri ragazzi facciano del digitale e dello smartphone l’uso migliore possibile.

L’originalità di Patti Digitali sta nel fatto che questa iniziativa ha l’ambizione e l’obiettivo di promuovere una educazione di comunità al buon uso della tecnologia: una comunità educante che vada oltre i genitori e la scuola.

“Siamo convinti – mi dice Stefania Garassini, docente di Content Management all’Università Cattolica e presidente di Aiart Milano, che insieme a Università Bicocca, associazione MEC e Sloworking è partner del progetto – che si è efficaci se è una comunità che educa al buon uso dello smartphone in modo coordinato: genitori, scuole, pediatri, istituzioni, oratori, scout, società sportive, ecc., supportandosi a vicenda.”

In pratica, con i Patti Digitali voi trasferite nell’era digitale il vecchio detto africano secondo cui per crescere un bambino occorre un villaggio…

“Proprio così. Per la sua stessa natura l’educazione digitale si presta a essere praticata da una rete, da una comunità che si sostiene a vicenda in questo che è un impegno sicuramente importante, decisivo per il futuro dei figli e quindi della società.”

Interessante ma a prima vista molto complicato da coordinare…

“In realtà le azioni di base che noi proponiamo sono relativamente semplici. Per esempio, ci si può mettere d’accordo collettivamente (in classe, nella squadra sportiva, ecc.) sull’età di consegna degli smartphone ai preadolescenti o sulle modalità del loro accesso ai social. Nel nostro sito è spiegato tutto con chiarezza e per bene e si vede che si può fare. La cosa importante a cui teniamo e che sia chiaro che noi non demonizziamo il digitale ma siamo per un uso attivo e positivo dello smartphone da parte dei ragazzi, che abbiano a fianco genitori formati e protagonisti.”

Come si legge nel sito, chiunque può aderire e costituire il proprio Patto Digitale. Se avessero aderito al Patto, lunedì i genitori della studentessa del secondo anno del liceo scientifico Ettore Majorana di Latina che si era rifiutata di consegnare il telefono a inizio lezione, come stabilito dal regolamento dell’istituto, non avrebbero chiamato la polizia contro la preside.

Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, sposato, due figli, milanese, interista. Dal 1988 si occupa di comunicazione, comunicazione politica, formazione, innovazione digitale e sociale. Già deputato di Forza Italia