La fermentazione in azienda avviata dal coronavirus: 4 cambiamenti da cui ripartire | Economyup

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La fermentazione in azienda avviata dal coronavirus: 4 cambiamenti da cui ripartire



Il rito del lievito madre insegna che la fermentazione è un fenomeno di trasformazione che crea valore. È quello che ci sta accadendo se riusciremo a cogliere le opportunità che la crisi creerà. Alcune tendenze sono già evidenti: dalla necessità di rivedere le catene di approvvigionamento ai nuovi modelli di lavoro.

di Gianmarco Troia

02 Apr 2020


Photo by Artur Rutkowski on Unsplash

Il mio lungo silenzio di questi mesi è dovuto al fatto che, oltre alla mia vita ordinaria nel mondo dell’innovazione, ho scelto di tornare nella cucina (da professionista) di un ristorante, mettendo a frutto una formazione di circa un decennio fa. Vivo quindi una sorta di commistione tra le logiche di un’azienda tecnologica e le dinamiche intense di una cucina.

Lo stop per me è quindi stato duplice e brusco. Ho affrontato questo periodo di isolamento e di distanza dalla vita ordinaria, in azienda e nella cucina del ristorante, dedicandomi ad un rito che scandisce le mie giornate: il lievito madre, quello che in siciliano si chiama “crescente”.

La pandemia e il fenomeno della fermentazione

È un fenomeno affascinante perché il lievito madre si ottiene attraverso la fermentazione, una reazione per cui diversi microrganismi, grazie a una particolare reazione metabolica, ricavano energia da specifiche molecole organiche (carboidrati o amminoacidi). Gli antichi consideravano la fermentazione un processo di trasformazione di qualcosa in un qualcos’altro, di migliore, a maggior valore. Gli arabi riconducevano il fermento alla pietra filosofale che potesse trasmutare il metallo in oro. È fermentazione anche la trasformazione del mosto in vino, con tutte le sue fasi, inizialmente tempestose.

Fermentazione viene dalla parola latina “fermentum”, da una radice affine a fervere, bollire, quindi, muoversi. C’è fermento in una società quando qualcosa deve cambiare, c’è fermento in un’azienda quando si sta preparando al futuro. Mi ricorda il sudore della rivolta e del riscatto, ma anche il confronto. Quella boccia con il “crescente” nella mia cucina di casa è di fatto simbolo di rinascita in questo periodo così incerto. È come se stessimo vivendo una fase di fermentazione che ci porterà a trasformarci in qualcosa di nuovo, mi auguro migliore, più responsabile, più solidale, meno scontato.

È inevitabile però chiedersi come sarà la ripresa delle attività? Come una piccola azienda potrà “ricominciare” in un mondo diverso da quello che abbiamo lasciato il 21 Febbraio?

Da quando è iniziata la “quarantena” forzata, nonostante le attività ordinarie in smart working, in azienda, abbiamo tentato di rendere questo momento di stop un’opportunità per essere più consapevoli del nostro futuro, tenuto conto che ci troveremo in un mercato completamente diverso.

Questo “Cigno Nero”, come tutte le recessioni economiche e le pandemie, sta cambiando la traiettoria di governi, delle economie e delle imprese, alterando il corso della storia. È sempre stato così: è stata una pandemia nel 1300 a far saltare il sistema feudale radicato da tempo in Europa. Solo tre secoli dopo, una profonda recessione economica ha dato il via a un importante impulso di innovazione. Recentemente, la pandemia di SARS (2002-2004) ha abilitato (imponendo ancora una volta il distanziamento sociale) la crescita esponenziale di una piccola società di e-commerce di nome Ali Baba e ha contribuito a renderla all’avanguardia del commercio al dettaglio in Asia. Lo stesso si può dire per le crisi finanziarie del 2008.

Con la pandemia Covid-19 e i suoi impatti sanitari, psicologici ed economici, stiamo già vedendo i primi segnali di un cambiamento nel comportamento di consumatori e aziende. Dal telelavoro (diffuso da un giorno all’atro e che ha cambiato il nostro modo di collaborare), alla crisi di redditività delle compagnie aeree, allo stress per le catene di approvvigionamento, allo stop delle attività turistiche. Alcuni di questi cambiamenti sono solo a breve termine e torneranno ai livelli regolari una volta contenuto il virus. Altri continueranno, creando scenari a lungo termine che modelleranno le nostre aziende per i decenni a venire.

Questa recessione, come è sempre avvenuto, comporterà un’accelerazione nel cambiamento generalizzato di modelli di business, riducendo i costi di servizio e i prezzi. Tutto ciò permetterà la nascita di categorie di imprese completamente nuove. La recessione si porrà come acceleratore dell’innovazione permettendo a startup e idee imprenditoriali che erano già in circolazione di guadagnare popolarità a un ritmo più veloce.

FORUM PA 6- 11 luglio
Il digitale e il lavoro: da pericolo a risorsa
Risorse Umane/Organizzazione

Per molto tempo ci siamo mossi in un’economia frenetica, che è precipitosamente rallentata. Abbiamo imparato che correre ai ritmi pre-21 febbraio, significa solo bruciare inutilmente energie e perdere l’orientamento quando qualcosa di inaspettato arriva. Abbiamo un’opportunità di rallentare per essere consapevoli del valore delle nostre scelte future e comprendere che un’economia sana deve rispettare il prossimo e il territorio. Se davvero avremo imparato la lezione, ci saranno diversi effetti

Post coronavirus, ripensare le catene di approvvigionamento

Ripenseremo le catene di approvvigionamento, creando ecosistemi più resilienti, capaci di ridurre il rischio di concentrazione e implementando logiche distribuite, coordinate e tracciabili in più aree geografiche. Certamente vedremo la nascita di piattaforme globali che utilizzeranno tecnologie sofisticate come 5G, robotica, IoT e blockchain

La rivalutazione del local

Verrà rivalutato il “local”, ciò che viene prodotto in prossimità, meno soggetto ai rischi e più controllabile. Questo significa che le produzioni e i servizi più prossimi verranno sostenuti e aiutati a crescere e rimanere competitivi, per non replicare le logiche distorte che ci hanno portato ad importare prodotti realizzati a dieci metro dalla nostra porta. Se i nostri governi avranno un po’ di visione, verranno favoriti i fenomeni di “localizzazione” in cui ciascuno di noi spenderà, perlomeno in una prima fase, tempo e risorse nei confini della propria nazione generando una crescita e circolazione del valore. Questo fenomeno è un’opportunità straordinaria, per dare sostegno ulteriore alle nostre città, ai nostri artigiani, ai nostri prodotti e attingere da una clientela in grado di amare e rispettare il bello

Dalla burocrazia alle smart city

Le burocrazie governative impareranno che, anche senza emergenza, potranno agire più velocemente e in maniera efficace, grazie al digitale. Dalla Cina all’Italia, si sono prese decisioni (non entro nel merito se giuste o sbagliate) in tempi brevi, riconoscendo nell’innovazione e negli investimenti nella salute un fattore determinante per vincere la battaglia. Man mano che i governi apprenderanno dall’esperienza Covid-19, sposteranno gli investimenti a favore delle città intelligenti poiché abbiamo imparato che sarebbe stato fondamentale averle per gestire meglio virus.

Un nuovo modello di lavoro e collaborazione

Abbiamo visto come questo virus è stato un acceleratore per il lavoro a distanza e l’educazione online. Ritengo che questo processo sarà irreversibile. È più difficile prevedere ciò che accadrà quando la maggior parte della forza lavoro della conoscenza potrà o dovrà lavorare e collaborare da remoto, a tempo indeterminato. È probabile che questo cambiamento avrà un impatto sul morale, sulla produttività e sulla fidelizzazione dei lavoratori. Ci dovremo allora confrontare con i problemi di collaborazione remota e con la risoluzione del problema dell’isolamento, con il mentoring e lo sviluppo del lavoratore remoto.

La capacità di capitalizzare sui cambiamenti

Ma “bon tempu e malu tempu, nun dura tuttu tempu“, quindi, la ripresa sarà condizionata dalla capacità delle nostre imprese di capitalizzare su questi cambiamenti. Quelle che sapranno trarre linfa nuova avranno successo e quelle che non lo faranno sono destinate a sparire.

Fondamentale sarà il ruolo del Governo, da cui dipenderà la sopravvivenza di molte nostre attività, Maggiore sarà il supporto, più sarà equo sul territorio nazionale, è più probabile che tutti potremo rialzarci in minor tempo. Oggi più che mai se saremo giustamente sostenuti, se condivideremo la stessa visione, se saremo onesti e se finalmente capiremo che dobbiamo essere uniti, avremo un’economia migliore.

Mi auguro che, grazie a questo momento di “fermentazione”, quando avremo il lievito madre da mettere nella “maidda” (quel contenitore ricavato da un unico blocco di legno, di forma rettangolare, con i bordi rialzati, in cui veniva impastato il pane nelle abitazioni di campagna siciliane) insieme alla farina e all’acqua, saremo pronti a rispettare la nostra collettività e a non sfruttare soltanto il nostro Paese. Mi auguro che l’essere stati accumunati da un momento così duro per la Nazione, azzeri lo spazio per l’aggressività, i personalismi, l’invidia e i sentimenti inutili, perché avremo bisogno l’uno dell’altro per riprenderci, avremo bisogno di far collaborare le nostre aziende, di condividere competenze e presentarci uniti sul mercato internazionale. Molto di tutto questo non dipenderà dalle manovre di sostegno del Governo ma da un disegno condiviso da tutti di ripresa saggio, responsabile, onesto e consapevole.

Se ognuno di noi farà davvero la sua parte, magari sarà un’occasione per creare una nazione migliore ed avere aziende più solide.

Gianmarco Troia
Imprenditore

Founder e Managing Director di Securproject; founder e Business Development di Qwince. Gianmarco è uno startupper fiero delle sue origini siciliane, mai trascurate nonostante un lungo soggiorno a Londra.