Innovazione e PMI: le domande che dovrebbero farsi le aziende che non usano le agevolazioni disponibili | Economyup
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RESTARTUP

Innovazione e PMI: le domande che dovrebbero farsi le aziende che non usano le agevolazioni disponibili



Siamo curiosi? Conosciamo i nuovi trend del nostro settore? Analizziamo i settori contigui? Mappiamo le competenze? Definiamo nuovi obiettivi? Pianifichiamo la crescita dei collaboratori? Gli strumenti legislativi indicano un percorso strategico che le imprese fanno fatica a seguire. Dovrebbero imparare dalle startup…

di Andrea Arrigo Panato

09 Dic 2019


 

 “Alcuni cambiamenti sono cosi lenti
che non te ne accorgi, altri sono così veloci
che non si accorgono di te”

Ashleigh Brilliant

 

Il divario fra l’Italia e la media dei paesi OCSE nello sviluppo economico in questi vent’anni si spiega per quasi due terzi con le differenti dinamiche della cosiddetta produttività totale dei fattori (PTF), la quale dipende dalle scelte tecnologiche e organizzative delle imprese.

Il rischio di affrontare mercati nuovi con modelli di business vecchi

Per vari motivi (in primis di marketing) ci viene raccontato che l’innovazione è entusiasmante, facile, sostanzialmente riconducibile all’acquisto di nuovi impianti o nuovi software. Non è così.

Dobbiamo tornare a fare cose difficili, l’obiettivo deve essere quello di dare alle aziende una visione ed evitare un grande rischio, quello di affrontare un mercato nuovo con modelli di business vecchi, di sentirci innovativi per avere acquistato un nuovo software o un nuovo impianto, ma non per l’uso che ne facciamo.

La tecnologia ha il grande potere di ridefinire i settori, crea nuove minacce ed opportunità. Questo però porta a percorsi di cambiamento che sono fonti di incertezza e di instabilità organizzative che possono spaventare e scoraggiare.

Cambiare è inevitabile ma faticoso

Ci vuole coraggio a fidarsi dei dati perché evidenziano errori, perché ci pongono di fronte a scelte per anni rimandate, perché evidenziano le contraddizioni spesso insite nell’impresa, soprattutto nell’impresa familiare. Dove spesso risolvere problemi in azienda significa crearne in casa.

Cambiare però è inevitabile. Le imprese italiane devono comprendere l’urgenza di fare un salto dimensionale o di assetto proprietario e organizzativo.

Per fare tutto questo forse può essere utile provare ad osservare le Startup cercando di capire che cosa una impresa tradizionale può imparare da loro.

Le caratteristiche comuni tra startup e PMI dinamiche

In “RESTARTUP, le scelte imprenditoriali non più rimandabili”, edito da Egea casa editrice dell’Università Bocconi, ho provato a sintetizzare le caratteristiche comuni tra startup e PMI dinamiche, capaci di crescere e confrontarsi sul mercato e provo a riproporle brevemente qui:consapevolezza di dover testare la validità del business model;

  • consapevolezza di dover (ri)definire la dimensione minima per competere
  • capacità di pianificare (ed affrontare per tempo il passaggio generazionale)
  • forte tensione ad operare all’interno di una filiera di qualità (spesso internazionale)
  • apertura del capitale a nuovi soci ed investitori con una forte tensione alla creazione di valore
  • velocità di esecuzione per competere
  • importanti competenze interne ed un forte (e nuovo!) bisogno formativo e consulenziale
  • focus su innovazione di prodotto o di processo (open innovation, Industry 4.0, ecc)
  • forte attenzione alla selezione e gestione dei talenti
  • partnership con Università e centri di ricerca

PMI e innovazione, le agevolazioni ci sono

Gli strumenti legislativi, ci sono. Possiamo criticarli, considerarli poco adeguati ma dobbiamo riconoscere che in questi anni le imprese hanno potuto godere di interessanti agevolazioni.

Oggi queste agevolazioni sono in attesa di restyling e non è questa la sede per una disamina tecnica ma credo sia utile provare ad elencarne alcune.

Suggerisco a chi volesse approfondire il sito del MISE  e di farsi assistere nell’analisi dal proprio commercialista di fiducia. Analisi che, sottolineo, non deve essere solo fiscale ma anche strategica. L’obiettivo non deve essere solo quello di ridurre i costi dell’investimento ma di sfruttare l’agevolazione all’interno di un piano strategico integrato aziendale.

AgevolazioniDescrizione
Startup e PMI innovativeDetrazione o deduzione pari al 30% (40%)  dell’investimento
IperammortamentoMaggiorazione del costo dei beni ad alto contenuto digitale fino al 170%
Super ammortamentoMaggiorazione del costo dei beni al 30%
Formazione 4.0Credito d’imposta fino al 50% delle spese personale impiegato.
Credito d’imposta R&SCredito d’imposta fino al 50% delle spese ammissibili in attività di R&S
Innovation managerContributo a fondo perduto fino al 50% del costo delle consulenze specialistiche

Il percorso strategico indicato dagli incentivi

Quello che credo sia particolarmente interessante è che queste agevolazioni in qualche modo disegnano un percorso, ci indicano una strada. Nessuna corsa all’agevolazione fine a se stessa ma se non le utilizziamo dovremmo porci qualche domanda e provare a definire come prepararci ad intraprendere quel percorso nei prossimi anni (o forse mesi)…

Esempi di norme ed agevolazioniQualche domanda
Nuovo Codice della CrisiPianifichiamo?
Startup e PMI innovativeSiamo curiosi? Conosciamo i nuovi trend del nostro settore? Analizziamo i settori contigui?
Super ammortamento e Industry 4.0Investiamo? Usiamo i dati?
Formazione 4.0Mappiamo le competenze? Definiamo nuovi obiettivi? Pianifichiamo la crescita dei nostri collaboratori?
Credito d’imposta R&SQuali servizi/prodotti nuovi negli ultimi 3 anni?

Quale percentuale su fatturato?

Innovation managerChe rapporto abbiamo coi consulenti?

Sappiamo sceglierli ed utilizzarli?

Forse in fondo dobbiamo solo riscoprire i fondamentali del fare impresa, ricordandoci che in molti casi di successo l’innovazione ha portato valore quando è stata capace di non stravolgere la storia dell’impresa valorizzandone il DNA.

Forse dovremmo iniziare ad introdurre un approccio valutativo nella gestione e nella consulenza d’impresa.

Questo però sarà oggetto di un prossimo articolo, perché dobbiamo ricordarlo: «Non c’è nulla di straordinario nella valutazione di azienda».

Andrea Arrigo Panato

Dottore Commercialista e Revisore Legale, ha maturato una particolare esperienza nella gestione ordinaria e straordinaria d’impresa. È docente presso le scuole di specialità in Procedure Concorsuali e Risanamento d’impresa e…