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Tecnologia solidale

Horus, il dispositivo che aiuta i non vedenti a muoversi in autonomia



Dall’idea di due giovani laureati in robotica e bioingegneria è nato questo oggetto composto da una cuffia indossabile con telecamere. Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale è in grado di leggere testi, riconoscere volti e cose, avvertire di eventuali ostacoli e descrivere scenari per chi non può vedere

di Antonio Palmieri

27 Gen 2017


La rivista Forbes li ha selezionati tra i giovani europei più talentuosi sotto i trent’anni, categoria “social entrepreneurs”. Sono Saverio Murgia e Luca Nardelli, fondatori della startup Eyra, sede legale a Genova e Lugano, sede operativa a Milano.  Il loro prodotto di punta è Horus un dispositivo che permette ai non vedenti di “vedere” e dunque di potersi muoversi in autonomia, leggere e riconoscere oggetti o persone. Come molti prodotti innovativi, Horus nasce dalla osservazione della realtà.

In questo caso, quasi tre anni fa, la realtà aveva le sembianze di una persona non vedente, che chiede a Saverio e Luca aiuto per raggiungere la fermata dell’autobus a Genova Brignole e dice loro che, per orientarsi in città, contava gli spigoli degli edifici. Da questo incontro si mette in moto nei due ragazzi, Saverio, laureato in robotica avanzata, e Luca, bioingegnere, il desiderio di mettere insieme i loro talenti per fare in modo che anche i ciechi siano in grado di “vedere”, grazie alla tecnologia.

Così nasce Horus.  Horus è composto da una cuffia indossabile con telecamere e da una parte tascabile che contiene un potente processore e una batteria di lunga durata. Una volta indossata la cuffia, la persona attiva le diverse funzionalità grazie a pulsanti facilmente individuabili, di forme diverse, presenti sia sulla parte indossabile sia su quella tascabile.  

Cosa può fare Horus?

1. Legge testi, anche su superfici non piatte. 

2. Apprende e riconosce i volti delle persone, avvisando in automatico quando si incontra una persona conosciuta.

3. Riconosce oggetti. Una volta inquadrato (il dispositivo aiuta l’utente a centrare l’oggetto tramite indicazioni sonore) Horus ne impara l’aspetto. Grazie alla percezione 3D, Horus sarà poi in grado di riconoscere lo stesso oggetto da qualsiasi angolazione.

4. Avverte la persona in caso di ostacoli lungo il cammino. Le informazioni relative alla presenza di persone e oggetti vengono analizzate da un software che converte gli input visivi in istruzioni verbali. 

5. Descrive foto e scenari. Che si tratti di una cartolina, una fotografia o un paesaggio, Horus fornisce una breve descrizione di ciò che si trova davanti. 

Con questa incredibile oggetto, Murgia e Nardelli hanno vinto nel 2016 il finanziamento della holding americana 5Lion Holdings: 900.000 dollari per portare il prodotto sul mercato. Si attende solo la fine di tutte le necessarie verifiche per ottenere il marchio Ce. Non manca molto. Si spera…

Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, milanese, esperto di comunicazione, deputato. Da quando c'è Internet sono curioso della Rete. Dal 2002 cerco di valorizzare le possibilità che il digitale offre per una vita migliore