Ha ancora senso il libro in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è in grado di generare testi, riassumere contenuti e rispondere a qualsiasi domanda in pochi secondi?
La risposta è sì, per una ragione strutturale che riguarda la natura stessa della conoscenza.
La conoscenza non è informazione. È il risultato di un processo lento, stratificato, che richiede tempo per diventare parte di noi. Il libro — nella forma fisica o digitale — è lo strumento che meglio risponde a questa esigenza, rimane il luogo in cui il pensiero diventa solido. Naturalmente, quando lo diventa troppo, allora il libro si chiama mattone, ma questa è un’altra storia…
“Giusta osservazione e buona battuta, caro Palmieri. Mi lasci aggiungere una cosa. L’intelligenza artificiale è abilissima nel gestire la forma della conoscenza — sintassi, struttura, coerenza superficiale — ma non la sostanza. Non può leggere con coinvolgimento, indugiare su una pagina, cambiare idea a metà di un capitolo…”
La ringrazio, Fabrizio Caruso, fondatore di Letture.org, portale tra i più autorevoli riferimenti bibliografici italiani: quasi 2 milioni di pagine lette, una community social di circa 300.000 follower, poco meno di 6.000 autori ospitati.
“Letture.org ha costruito la sua identità su questa scelta: privilegiare la profondità del contenuto rispetto alla velocità del notiziabile, ha scelto deliberatamente la profondità in un’epoca che premia la superficie. Una proposta culturale concreta, che con il tempo ha trovato una comunità disposta a condividerla.”
Per la sua esperienza di docente e professionista della comunicazione digitale nonché bibliofilo di lungo corso, come il digitale può aiutare a diffondere la differenza tra la cultura del libro e l’informazione che arriva dal web?
“Il digitale non è il nemico del libro. C’è una narrazione diffusa che contrappone il digitale alla cultura libraria come se fossero forze incompatibili. Letture.org dimostra il contrario. Il web non ha ucciso il libro, lo ha portato in luoghi in cui non sarebbe mai arrivato. Ha creato comunità di lettori che si formano oltre i confini geografici, ha restituito visibilità a titoli altrimenti destinati all’oblio, ha aperto spazi di dialogo tra autori e pubblici nuovi. Il digitale non annulla la cultura, la trasporta, la amplifica, la rende accessibile.”
Da qui lo slogan che accompagna il vostro progetto fin dall’inizio: «Se non puoi sfogliarlo in libreria, sfoglialo su Letture.org».
“Il nostro portale nasce proprio con la missione di dare visibilità ai libri che raramente finiscono nelle vetrine delle grandi librerie o nelle classifiche dei bestseller, ma che rappresentano spesso il meglio della produzione editoriale italiana e internazionale”
C’è un dettaglio che lei racconta con una certa ironia e che dice molto sul clima culturale del nostro tempo: gli autori intervistati rimangono spesso sorpresi quando si rendono conto che chi li intervista ha davvero letto il loro libro. Non sfogliato, non la quarta di copertina, non la sinossi. Letto. Per intero. Lo dico per esperienza diretta…
“Come ho detto prima, la conoscenza profonda richiede tempo, cura, presenza. Richiede, in ultima analisi, qualcuno che abbia davvero letto. Il libro sopravviverà all’intelligenza artificiale non perché sia inattaccabile, ma perché risponde a un bisogno umano che nessuna tecnologia può soddisfare al suo posto: il bisogno di capire davvero e questo bisogno lo pratico e lo pratichiamo nel nostro agire quotidiano.”
Da oltre un anno, al portale avete affiancato un canale YouTube…
“La forma cambia, il progetto rimane coerente: portare il libro al centro della conversazione culturale, qualunque sia il canale attraverso cui quella conversazione avviene. È stato anche un modo per avvicinarci ai nostri primi dieci anni di vita…digitale!”
Possiamo dire che dieci anni non sono che un inizio, parafrasando un celebre slogan del ‘68 francese…
“La nostra scommessa originale appare più attuale che mai. Non perché il mondo sia rimasto uguale, anzi, è cambiato profondamente. Proprio perché è cambiato, c’è ancora più bisogno di spazi in cui la conoscenza possa respirare, approfondirsi, diventare cultura.”
Torniamo al punto di partenza. L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, sarebbe ingenuo sottovalutarla. Ma nel campo della cultura autentica — che richiede soggettività, esperienza vissuta, scelta editoriale — possiamo dire che i suoi limiti sono strutturali?
“Un algoritmo non sceglie di leggere un libro difficile perché lo trova necessario. Non cambia prospettiva dopo aver incontrato un autore che non si aspettava. Non costruisce, nel corso di anni, una visione del mondo che si riflette in ogni recensione e in ogni intervista. Queste cose le fa una persona, le fa una comunità: è l’idea che muove un progetto come il nostro.”




















