Scenari economici

I governi investano e generino domanda: lo dice anche Draghi

Mentre a Davos si è allo studio delle discussioni assembleari e seminariali sul futuro del mondo e la fantascienza spicciola, il numero uno della Bce parla esplicitamente della incapacità della politica monetaria di innescare da sola un periodo di ripresa economica, e lancia un messaggio forte ai Paesi europei

Pubblicato il 21 Gen 2016

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Giornata densa di argomenti interessanti su cui riflettere, giovedi 21 gennaio. Da un lato si riunisce il consiglio direttivo della Bce e, visto che da anni non si parla di altro che di tassi di interesse e banche centrali, occorrerà dire qualcosa. Dall’altro c’è Davos. Provo a dire qualcosa su entrambi i temi, ma parlerò prevalentemente di Bce. Perché?

La prima ragione è che la quantità (non irrilevante) di cose che ho letto sui temi in discussione a Davos è di una banalità scoraggiante: le notizie vanno dal fatto che parteciperà un attore famoso, alla previsione che i robot ruberanno “milioni di posti di lavoro agli umani” (sic). Quanto a Davos, dunque, mi limito a dire che una delle pochissime cose sensate, intelligenti e utili che io abbia letto sul tema della ‘Industria 4.0’ è il pezzo a firma dei miei colleghi Giovanni Miragliotta, Alessandro Perego e Marco Taisch, pezzo pubblicato il 13 gennaio da Agendadigitale. Spero che anche altri lo trovino utile e rilevante.

E adesso alla Bce, allora. La quale giovedì ha lasciato tutti i tassi dove erano. Ma nella sua conferenza stampa il presidente Mario Draghi ha di fatto accettato l’idea che la politica monetaria “ha bisogno del supporto di altre aree della politica economica’ se si vuole raggiungere gli obiettivi di stabilità dei prezzi e crescita economica che molti di noi pensano siano possibili e benefici. Ora, il problema è proprio qui. È proprio questo il punto che val la pena discutere: la politica monetaria da sola non ce la fa. Lo dice Mister politica monetaria, mica pizza e fichi. Non ce la fa neanche a produrre quel noiosissimo tasso di inflazione ‘vicino al, ma minore del, 2%’ (i miscredenti guardino qui sotto le proiezioni del tasso d inflazione della stessa Bce!)

Perché è importante che Draghi faccia esplicito riferimento al fatto che la politica monetaria da sola non ce la fa? Ma cribbio, perché così dicendo dà ragione a Sdogati!

La mia tesi, che sostengo da anni, è presto detta. Gran parte del pubblico non specializzato sta vivendo la saga delle espansioni monetarie convinto (dalla stampa di regime) che queste siano la sola politica che si possa fare di fronte alla stagnazione che ci attanaglia (e il 2016 non si presenta affatto bene da questo punto di vista). E dunque molti tra noi credono che il problema del non funzionamento di questa politica, cioè la sua incapacità a generare inflazione e tassi di interesse bassi per far tornare consumatori e imprese a spendere, stia nel fatto che ‘se ne fa poca’. Voglio dire, se la medicina non sta funzionando, pensano in molti, il problema sta nella dose (insufficiente).

Io sostengo, non da solo ovviamente, fior fiore di premi Nobel per l’economia lo sostengono, che il principio attivo che si sta usando in Europa è inadeguato per questa malattia che stiamo vivendo. Come lo posso dire?

Cominciamo con una diagnosi corretta: che tipo di malattia è questa? È una combinazione di deflazione/bassissima inflazione da un lato, e stagnazione di consumi e investimenti dall’altro. Chiunque non si riconosca in questa diagnosi è in mala fede. Punto. Chi pensa di attaccare questa malattia con la sola politica monetaria appartiene alla scuola di pensiero secondo cui ‘l’inflazione è sempre e dovunque un fenomeno monetario’. Ora, che l’inflazione sia un fenomeno monetario, cioè che più moneta c’è in circolazione e più alta è la probabilità che si verifichi inflazione, mi disturba un poco, ma la posso sopportare. Quello che trovo insopportabile è quel ‘sempre e dovunque’. Che spocchia! E se ci si trovasse, come ci troviamo, in una condizione in cui l’economia (area euro) è passata attraverso due recessioni in cinque anni (2008-2012, e tre in Italia, grazie)? E se le espansioni monetarie ripetute da anni in diverse forme e salse non sono in grado di spostare il tasso di inflazione e, men che meno, la produzione, gli investimenti e l’occupazione? Qualche dubbio non dovrebbe venire alle persone oneste?

L’alternativa. Cosa succederebbe se fosse la domanda di beni di consumo e di beni di investimento a crescere, oltre alla moneta in circolazione? Non spieghiamo sempre che quando sui mercati c’è più domanda che offerta, allora i prezzi tendono a salire? Bene, allora generiamola quella domanda in eccesso, facciamo in modo che essa stimoli le imprese ad aumentare la produzione (e quindi ad assumere e innovare).

E chi può attivare un processo di questo genere, un processo che in Europa non è attivo da otto anni? I governi. Punto. Il 21 gennaio 2016 lo dice anche Draghi quando, dopo la solita giaculatoria sull’importanza delle cosiddette ‘riforme strutturali’ (non ne posso più di sentirne parlare) continua, e porta l’attenzione su quello strumento che predico da anni venga utilizzato: “Public investment with high return”, ovvero investimento pubblico ad alto ritorno.

Ecco perché bisognava parlare di Bce oggi, più che di Davos: perché la Banca centrale si è (finalmente con una certa determinazione) dichiarata impotente se viene lasciata sola dai governi. (Inutile dire che i giornali hanno valorizzato un’altra cosa, e cioè che Draghi ha promesso ulteriori espansioni monetarie).

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