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Come raccogliere 36 milioni in 30 secondi, senza quotarsi e senza venture capital

13 Giu 2017

L’operazione è riuscita a Brave Browser, società che ha sviluppato un nuovo sistema per la gestione della pubblicità on line. Come ha fatto? Con una ICO, una Initial Coin Offering, che permette di emettere monete digitali che gli investitori comprando in crowfunding. Ecco come funziona il sistema

Giusto qualche settimana fa, maggio 2017, una sconosciuta società dal nome Brave Browser ha raccolto 36 milioni di dollari di investimenti per sviluppare un nuovo sistema di pubblicità online.

L’interesse per questa notizia non è legata alla cifra, che è significativa ma non è il più grande investimento in startup dell’anno. La vera notizia è che Brave Browser non si è quotata in borsa, non ha contattato un venture capital né un fondo di investimento. L’intera somma è stata raccolta in “crowdfunding”, direttamente dagli investitori.

La notizia ancora più interessante è che Brave Browser ha raccolto i $36 milioni in circa 30 secondi. Benvenuti nel mondo delle ICO—Initial Coin Offering—le quotazioni in borsa al tempo di Bitcoin.

 

   ►  Come funzionano le ICO, Initial Coin Offering

Nella tradizionale quotazione in borsa (IPO – Initial Public Offering) una società emette azioni all’interno di una borsa regolata. La società può scegliere la borsa di New York,  la borsa di Londra, il Nasdaq, Milano, e così via. Il rispetto delle regole è garantito dalla borsa stessa.

In una ICO una società emette delle monete digitali (cryptovalute), di solito utilizzando Ethereum, una tecnologia simile al Bitcoin. Anzi dei “token”. Immaginate di acquistare dei mini-lingotti d’oro da una società che ha costruito la propria miniera. Il paragone è giusto fino ad un certo punto. Una società che possiede una miniera estrae un bene che già esiste in natura, nel nostro esempio l’oro. In una ICO la società costruisce sia la miniera che il proprio metallo. Un metallo che prima non esisteva. Le nuove tecnologie permettono a qualunque società con una discreta preparazione tecnica di produrre nuovi metalli digitali, i token.

Ai non addetti ai lavori può sembrare una follia, o peggio una truffa. Ma la storia è piena di previsioni sbagliate da parte di chi valuta la tecnologia solo per quello che è, dimenticando cosa può diventare. Quando William Orton, lo storico presidente della Western Union, diceva “Non è una invenzione che può essere considerata seriamente” non si riferiva alle  cryptovalute né a Internet. Correva l’anno 1876 e Mr. Orton rifiutava di investire sul telefono.

 ► Come distinguere le ICO di valore grazie agli Smart Contract

Sicuramente ci saranno delle ICO folli e delle truffe. Ma questo non dipende dalle cryptovalute, è legato alla natura dell’uomo.

Le ICO di valore si riconoscono per avere tre caratteristiche:

1. Sono legate ad un mercato importante (questo può significare sia un mercato enorme, che un mercato meno grande ma molto forte all’interno di una nicchia);

2. Il modello di business ha senso (quando è esplosa la bolla di Internet nel 2001 molte società sono fallite, ma business che avevano senso come Google e Amazon sono cresciuti);

3. Il modello di business è garantito da un contratto intelligente (uno Smart Contract).

Prendiamo l’esempio di Brave Browser.

1. La società vuole creare un sistema di gestione della pubblicità online alternativo a Facebook e Google.
Il mercato della pubblicità online è enorme—$73 miliardi solo negli USA—ed è in crescita. Il primo controllo è positivo. Il mercato c’è.

2. Anche il modello di business ha senso. Brave Browser sta sviluppando un sistema che misura l’attenzione degli utenti verso un banner pubblicitario alternativo al vecchio “click”. La maggior parte degli utenti si collega ad Internet con lo smartphone, ed è più facile controllare se l’utente si è fermato a guardare un’immagine o un video. Secondo alcune analisi, il mercato pubblicitario perde $7 miliardi l’anno a causa delle truffe dei falsi click. Sviluppare un sistema alternativo ha senso. Anche il secondo controllo è positivo.

3. Ma chi controlla i controllori? Cosa succede se Brave Browser manipola i risultati per aumentare le sue parcelle verso le aziende produttrici? Oppure se un’azienda cerca di corrompere Brave Browser per falsare i dati e dimostrare che il suo prodotto è il più amato dagli utenti. Risposta: “non può”.

Il sistema è fondato su contratti intelligenti. “Se l’utente X guarda il video per Y secondi trasferisci una somma Z a Brave Browser”. Le regole sono pubbliche e non possono essere manipolate.

La caratteristica della tecnologia che sta alle base di Bitcoin e delle altre cryptovalute è di non essere concentrata in un posto. L’algoritmo non è archiviato e inaccessibile nel server di Google o di Facebook, ma è diffuso in rete. Per modificare lo Smart Contract, bisognerebbe essere in grado di modificare l’intero Internet – cosa ad oggi impossibile – senza che se ne accorga nessun programmatore, nessun hacker e soprattutto nessun concorrente.

Anche il terzo controllo è positivo. Brave Browser può sempre fallire perché non riesce a sviluppare la tecnologia o perché le aziende produttrici non sono interessate ad abbandonare la sicurezza di Google e di Facebook. Ma il business ha senso. $36 milioni in 30 secondi è stata la risposta degli utenti, con investimenti che vanno da somme minime a $4,7 milioni.

  ►  Perché le ICO non sono (ancora) regolate

Una ICO non è regolata per due motivi:

1. Perché è un settore nuovo. Il legislatore è sempre arrivato dopo la tecnologia. I prossimi anni si prevedono estremamente affascinanti per avvocati, legislatori e pubblici ufficiali del settore finanziario.

2. Perché l’azienda non vende un pezzo di se stessa. Chi ha acquistato il token di Brave Browser, di fatto ha acquistato una moneta digitale o un mini-lingotto che sarà utilizzato per far funzionare il sistema.

Le aziende produttrici che vorranno accedere al sistema di Brave Browser dovranno acquistare i suoi token in moneta “normale”, dollari, euro, sterline, etc.

Gli Smart Contract funzionano solo se la moneta è una criptovaluta. L’algoritmo può spostare automaticamente un token dalla Coca Cola alla Brave Browser in base alla pubblicità della giornata. Ma non può imporre alla banca della Coca Cola di fare un bonifico. Il sistema è fondato su un algoritmo, non ha forze di polizia né un sistema giudiziario. Controlla il suo mondo virtuale con poteri divini, ma al di fuori dei suoi confini non ha nessuna influenza (almeno per ora). Per questo motivo, tutta la pubblicità si basa su un sistema prepagato. La Coca Cola acquista i mini-lingotti di oro virtuale in anticipo.

L’oro virtuale viene prodotto dalle miniere in quantità limitata. Se la Coca Cola vuole lanciare in modo aggressivo la sua campagna di Natale, deve acquistare l’oro virtuale da chi lo ha già. Gli investitori della campagna di crowdfunding, appunto. Per le regole della scarsità, il valore dell’oro virtuale sale nel tempo e chi ha investito poche centinaia di dollari nella prima campagna può diventare un milionario. Oppure la Coca Cola ed i suoi concorrenti decidono di ignorare questo nuovo sistema pubblicitario, ed è come trovarsi con tanti bei mini-lingotti di alluminio. Il valore è quasi zero.

  Uno sguardo al futuro

Vendere lingotti invece che azioni permette alle ICO di non essere regolate. Non sarà sempre così semplice. In futuro molti governi emetteranno regole dure contro le ICO. Altrettanti governi dimenticheranno tuttavia che queste miniere digitali possono essere create in qualunque nazione, e il nuovo oro digitale può essere spostato con un semplice click sullo smartphone. Singapore ha già emesso una disciplina estremamente favorevole alle ICO. Se l’Italia dovesse emettere delle leggi stupidamente restrittive, ai creativi Italiani basterà spostare la propria miniera virtuale in Asia.

Il mercato delle ICO non rende concorrenti solo le aziende, ma le nazioni. Le risorse naturali non contano, né conta la grandezza della popolazione. In questo nuovo mondo il più preparato e pragmatico vince.

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Stefano L. Tresca

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