Cara Barbara (Palombelli), ti invito a visitare il Paese delle startup | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Lettera aperta

Cara Barbara (Palombelli), ti invito a visitare il Paese delle startup

21 Feb 2014

Sul Foglio, tu che sei un’importante giornalista e conduttrice radiotelevisiva, hai scritto: «Ci raccontano nei convegni di centinaia di start-up, parola magica che però non ha prodotto ancora un bel niente». Non è proprio così. Non hai mai comprato una borsa su Yoox che in Borsa capitalizza più di un miliardo e mezzo? Se scorrerai qualche pagina di EconomyUp forse la tua visione si addolcirà. Dici anche che i migliori ragazzi vanno a fare i camerieri a Londra. Non tutti. Organizziamo quando vuoi una visita in un incubatore della tua Roma. E sono certo che cambierai idea.

Barbara Palombelli
Cara Barbara,
mi permetto di scriverti perché sei una collega che stimo e con cui in passato ho avuto occasione di incontrarmi. E perché penso che quel che dici sia espressione di pezzi importanti di opinione pubblica. Ho letto con attenzione il pezzo che hai firmato qualche giorno fa sul Foglio, un piccolo giornale intelligente dove circolano sempre idee corsare e imprevedibili. Peccato che qualche volta per il gusto della provocazione si finisca per enfatizzare quel che si vuol dimostrare, dimenticando quel che si vede meno o non si conosce.

Commentando l’inveterata del giovane presidente della Fiat John Elkann sui giovani mammoni che fanno poco per cercarsi un lavoro, hai aumentato la dose scaricando su questi poveri giovani la responsabilità di tanti problemi e ritardi della nostra stanca Italia.  «Non abbiamo un Jobs, un Bezos, un genio come Paul Allen. Ci raccontano nei convegni di centinaia di start-up, parola magica che però non ha prodotto ancora un bel niente», è la tua idea. «Tutti i siti di successo, i blog e le innovazioni sul web le dobbiamo a ruderi ultracinquantenni, gente che conosce perfino Marx e Marcuse». Se non abbiamo in Italia una Apple o un Amazon non è certo responsabilità dei giovani ma di complesse questioni macroeconomiche da una parte e di un sistema, il nostro, da decenni bloccato dalla morsa dei corporativismi e dell’imprenditoria assistita. E i risultati li stiamo pagando a caro prezzo tutti, giovani compresi. Avevamo un’azienda che avrebbe potuto essere la nostra Apple,  si chiamava Olivetti e l’abbiamo distrutta quando i giovani di oggi non erano neanche nati.

Le startup raccontate nei convegni esistono, sono ormai migliaia e hanno già prodotto qualcosa. Non so se ti è capitato di comprare una borsa o un abito su Yoox: è stata una startup quando i nostri capitani d’industria snobbavano l’ecommerce e oggi è una società quotata in borsa dove capitalizza più di un miliardo e mezzo di euro. Eos è una startup biotech italiana che pochi mesi fa è stata acquistata da una compagnia americana per quasi mezzo miliardo di dollari. Pochi giorni fa un’altra startup che fa social commerce, PrivateGriffe, ha ottenuto finanziamenti per 1 milione e mezzo di euro. E siccome i soldi non li regala nessuno, vuol dire che qualcosa di buono stanno provando a fare. Potrei andare avanti a lungo, ma le lettere lunghe diventano noiose e ti invito quindi a “sfogliare” qualche pagina di Economyup per scoprire un mondo ricco di storie che certamente addolcirebbero la tua visione.

«I nostri ragazzi migliori si accontentano, è terribile dirlo, di fare i camerieri laureati a Londra o Miami», hai scritto ancora. E’ vero ma a me viene il dubbio che forse lo fanno perché guadagnano molto di più di quanto sono in grado di offrire loro i nostri cinquantenni che hanno letto Marx e Marcuse, e intanto imparano anche un po’ di quell’inglese che nessuno è riuscito a imporgli. Credimi, non ci sono solo i giovani laureati che servono ai tavoli oltrefrontiera. Ti invito a visitare, appena lo vorrai, un incubatore, uno di quei posti dove i giovani che non pensano solo al motorino e allo smartphone fanno startup, credendo in un Paese diverso molto di più di quanto facciano chi gliel’ha fatto trovare in queste condizioni. Ce ne sono ormai ovunque, nella tua Roma sono persino in pieno centro. Basta che tu lo voglia e scoprirai un altro mondo. E un altro Paese possibile.

  • Mario bucolo

    Non fa una piega, bravo. Al netto di quelle startup che invece si fanno regalare diverse centinaia di migliaia di euro dalle pubbliche amministrazioni.

  • Giorgio Minetto

    Ciao Giovanni trovo la tua analisi giustissima. Soprattutto è difficile far capire che questi giovani ci credono veramente nelle loro iniziative. Io sono stato uno dei camerieri a Londra e negli USA negli anni 80 e ora vedo tanti ragazzi che sono entusiasti come lo eravamo noi. Barbara Palombelli è una grande giornalista e spero che as colterà il tuo consiglio.. Per quanto riguarda J.elkmann il suo giudizio vale zero

  • Alferox

    Si mondo dei sogni perché la Palombelli e’ l’esempio lampante dell distacco della sinistra dei salotti profumati dalla realtà della strada del POPOLO ccapacitahe loraignori si autocandidano a “rappresentare”…e invece non ha alcuna capacita nel comprendere in quanto ad esigenze e priorita’

  • Alvaro

    Ottimo commento ! non so come hai potuto rimanere nell’educato.

    Io sono uno di quelli sopra i 60, mi sono sempre occupato di innovazione e vorrei ricordare ai nostri giornalisti tuttologi che il microchip l’ha inventato un italiano, l’algoritmo di Google è un’idea nata a Padova, il fondatore di Bing è un’italiano; però guarda caso se ne sono dovuti andare tutti a realizzare le loro idee all’estero (o, peggio, le hanno raccontate durante un sabbatico a tali Brin e Page allora studenti a Stanford), oppure vogliamo ricordare lo standard MPEG inventato allo CSELT di Torino e che non è stato fatto fruttare per niente (ricordiamoci dell’MP3 e di iTunes)?

    Una settimana fa stavo tornando in treno (regionale) da Trieste, due sedili dietro si parlava di startup: dicevano che conveniva farle in Germania, perchè lì si aprono con una telefonata e con i costi della sola apertura (in Italia) ci pagano una persona per un anno. Non ho elementi per dire se la cosa è vera, però i ragazzi dietro di me hanno deciso di andare in Germania, e non a fare i camerieri..

  • Luciano De Stefani

    Complimenti vivissimi a Giovanni Iozzia che riesce a dire cose intelligenti senza offendere chi la pensa diversamente ed usando un linguaggio educato e composto a differenza di tanti colleghi (e non solo) che usano il turpiloquio e l’offesa per sostenere le loro idee anche quando sono clamorosamente sbagliate. Vorrei invitarlo a tenere un Evento sulla materia.

  • Emanuele

    Ho letto (non in dettaglio) questo articolo.
    Premessa che non sono da una parte e dall’altra, ma vorrei solo analizzare, da chi, come me, ogni giorno cerca di tirare su il settore IT (visto che sta andando sempre più nel degrado) e questo paese pieno di toppe (e tope).
    Per quanto riguarda le Start up, è vero, parola magica di cosa? mi sembra che si sta dando tanto su una cosa già esistente da anni.
    Voglio sottolineare che il 90% delle Start up non dura oltre i 24 mesi, e ben 80% oltre i 12 mesi, questo dato è allarmante, si vuole credere in una bolla.
    Quanto alla persona che ha scritto l’articolo Giovanni Iozza, nell’esampio hai citato Apple, io direi Microsoft, e Bill, si parla di Apple, quando ci sono altri casi (vedi anche Facebook) di vero business, di economia, e di marcato. Apple non ha fatto nulla di speciale, se non una buona comunicazione. Invece sono esempio per i nostri ragazzi, gente come Bill, Facebook, Microsoft e tanti altri, esempi che i giovani ahi me non vedono.
    Oggi l’Italia è tutta da ricostruire, partendo principalmente dalla Politica, facendo tagli mirati (riduzione di spesa, costi e stipendi anche del 75%) e poi dai cosiddetti maestri, la quale superficiale attuale ha reso il mattone (appunto i ragazzi) non validi per costruire o mantenere in salute la nostra cara casa.
    Siamo onesti, e cerchiamo di cambiare il paese, in maniera giusta, e non come tanti venditori di fumo che oggi notiamo.
    Il mio consiglio è quello di spegnere la tv (soprattutto nel vedere San Remo) ed accendere la testa….

  • ComputArte

    Dare dei “bamboccioni” con poche aspirazioni ai giovani italiani è veramente la misura del distaccamento della parte “pubblica” della politica e di chi si fregia di produrre informazione spacciata per essere super partes…
    D’altro canto, continuare a proporre il “sogno” startup per giovani che devono far funzionare un sistema costruito per avallare il meccanismo Over The Top, porta ad una fuga di cervelli e soprattutto ad un salasso continuativo di risorse. I due estremi sono deleteri.
    Se la Palombelli sbaglia nel sparare sentenze decontestualizzate dalla attuale crisi strutturale del sistema economico locale ed europeo, dall’altro continuare a far passare il messaggio che l’unica possibilità per gli imprenditori in ICT sia quella di diventare schiavi di una OTT americana, è altrettanto sbagliato.
    Non dimentichiamo che le dimensioni spropositate di queste società di tecnologia sono dovute per la gran parte a tecniche commerciali “poco trasparenti” e a regimi fiscali asimmetrici.
    Questi due punti costruiscono le condizioni ideali per la concorrenza sleale e , in un mondo della comunicazione ove si converge su pochi canali di ricerca, sulla pubblicità ingannevole che pilota scelte e consumi ( …..altro che neutralità della rete…..stiamo lontani anni luce da questo concetto sacrosanto!!!)
    Se in Italia o in Europa non emergono personaggi del calibro di quelli americani, di sicuro NON è per la mancanza di idee, di talento o di spirito imprenditoriale….ma di condizioni REALI di concorrenza aperta e strasparente.
    Naturalmente di ciò dobbiamo ringraziare, non solo i nostri politici, ma anche i colleghi che siedono a Bruxelles.
    una prova del 9 per questo tentativo di governo, sarà il mantenimento , o meno, della web tax, unico vero approccio possibile per riportare quelle condizioni minime di concorrenza equiparate per le nostre aziende e per tutte quelle europee!

  • apolide

    Barbara ? ah si, quella che è passata da Montanelli e Repubblica… il cui marito è stato coinvolto, a sua insaputa… col suo tesoriere in ingenti finanziamenti pubblici spariti (e non posso non pensare che sarebbero stati megli utilizzati per giovani con voglia di intraprendere) . Beh, non vado oltre, lasciamo perdere, andiamo avanti a fare, non vale la pena di perdere altro tempo.

Articoli correlati