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SOLUZIONI & APPLICAZIONI

Biciclette a noleggio e, presto, monopattini: evitiamo il Far West della smart mobility

di Nicola Mattina

20 Lug 2018

La crescente disponibilità di mezzi non di proprietà è un bene. Ma le biciclette a noleggio temporaneo sono di difficile gestione e vengono abbandonate ovunque. E sarà peggio con i monopattini elettrici lanciati da alcune startup. Servono nuove soluzioni delle società che gestiscono i servizi e delle amministrazioni locali

Da alcuni mesi, sotto casa mia a Roma, c’è il rottame di una bicicletta di Obike (potete vederlo nella foto). La mia zona non è servita dal servizio di biciclette a noleggio in condivisione: qualcuno ha vandalizzato la bicicletta e l’ha abbandonata casualmente in giro. Ho scaricato di proposito l’app per segnalare il relitto: era il 28 maggio. Non è successo nulla.

Ho ripetuto la segnalazione a giugno: non è successo nulla. A inizio luglio ho scritto un tweet:

Obike mi ha risposto rassicurandomi che l’avrebbero recuperata, ma la bicicletta è ancora lì: abbandonata. E non è l’unica nel mio quartiere. Questo episodio mi sollecita alcune riflessioni.

Bike sharing, l’integrazione con il trasporto pubblico

Credo che la crescente presenza di mezzi a noleggio di varia tipologia (macchine, motorini, biciclette, monopattini) sia un bene per i cittadini perché scoraggia la proprietà di un mezzo privato. Probabilmente, andrebbe aumentato il numero di licenze per questi mezzi e i comuni dovrebbero anche spingersi a integrare questo tipo di mobilità con il trasporto pubblico. Per esempio: il biglietto dell’autobus potrebbe includere dei minuti per il noleggio di una bicicletta che mi permetta di compiere l’ultimo tratto del tragitto.

Allo stesso tempo, però, è evidente che automobili, motorini, biciclette e – in un futuro molto prossimo – monopattini hanno caratteristiche diverse e devono essere regolamentati. Le macchine sono semplici: i veicoli di car2go, enjoy e via dicendo sono generalmente parcheggiati correttamente nelle strisce, perché nessuno vuole rischiare di incorrere in sanzioni. Il comune incassa dei soldi per permettere che circoli in centro e parcheggino ed è chiaramente un’operazione win-win per la cittadinanza e le società che gestiscono il servizio.

I motorini offrono più spazio per interpretazioni creative del codice della strada. Sono stato utente del servizio di scooter sharing di enjoy e trovavo le moto nelle posizioni più improbabili; a volte non sono riuscito ad avviare un noleggio perché i Piaggio mp3 erano molto pesanti e difficili da spostare se parcheggiati in discesa. Personalmente penso che in una città come Roma siano necessari i parcheggi blu anche per i motorini (con tariffe ridotte rispetto alle vetture, ovviamente). Un gran numero di parcheggi blu, vista la quantità di mezzi a due ruote in circolazione per la capitale, soprattutto in centro.

Perché vietare il bike sharing free floating

Le biciclette permettono ampi margini di discrezionalità agli utenti che le lasciano in mezzo ai piedi (per essere gentili) su marciapiedi e ovunque ci sia un minimo di spazio utile. In più hanno due caratteristiche fondamentali. La prima è che non sono mezzi registrati e quindi non sono multabili, quindi gli utenti tendono a essere molto poco responsabili. La seconda è che costano pochissimo e quindi ai gestori non interessa più di tanto recuperarle quando sono fuori zona o sono vandalizzate; in altri termini, anche i gestori sono deresponsabilizzati. L’unica soluzione possibile, dal mio punto di vista, è che il bike sharing free floating sia vietato e venga sostituito da quello con docking station. È un sistema sperimentato con successo in molte città americane da Motivate, azienda acquistata recentemente da Lyft, competitor di Uber. Una via di mezzo è la soluzione adottata dal comune di Bologna che ha predisposto appositi parcheggi e indetto una gara per un servizio free floating regolamentato. Ovviamente ci vogliono tante docking station e non tutte le città sono adatte ad ospitare un gran numero di biciclette.

In arrivo i monopattini elettrici in condivisione

A breve arriveranno sul mercato anche i monopattini elettrici: Bird e Lime hanno ricevuto investimenti per centinaia di milioni di dollari ciascuna e sono già sbarcate in Europa con i primi esperimenti. I monopattini sono un’eccellente opzione per i piccoli spostamenti nei centri urbani, ma rischiano di creare ancora più confusione delle biciclette: migliaia di monopattini “parcheggiati” ovunque senza nessuna forma di regolamentazione. Facilissimi da rubare e vandalizzare e molto più appetibili per i ladri di quelle orrende biciclette gialle. Pochissima responsabilità per i gestori (una volta recuperato l’investimento dell’acquisto e fatto un po’ di profitto, il mezzo sarà considerato un vuoto a perdere) e per gli utenti. Molti vantaggi per i ladri, che ci metteranno pochissimo a capire come si smonta il Gps. D’altro canto, finora Bird e Lime usano dei modelli commerciali di Ninebot e Xiomi, quindi una volta rubati, si tratta di mezzi facilmente rivendibili.

I Comuni devono gestire il fenomeno della mobilità condivisa

Il settore dei trasporti urbani cambierà radicalmente nei prossimi dieci anni: abbandoneremo progressivamente le soluzioni poco sostenibili, sostituendo i mezzi di proprietà con mezzi a noleggio di vario genere. Credo che mezzi leggeri e agili troveranno piano piano il loro posto nell’ecosistema delle opzioni a disposizione dei cittadini. Allo stesso tempo, mi sembra del tutto legittimo attendersi che le municipalità gestiscano il fenomeno evitando che si crei il far west delle startup della mobilità.

Nicola Mattina
Imprenditore e co-founder di Stamplay

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