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La buona economia

Inglass, ecco come raddoppiare gli affari durante la crisi

24 Gen 2014

L’azienda veneta specializzata in stampi e camere calde per la plastica è passata dai 45 milioni di fatturato del 2009 agli 85 del 2013. Interpretando le opportunità della globalizzazione, aprendo uno stabilimento in Cina e diversificando l’offerta

La sede di Inglass a San Polo di Piave (Treviso)
Raddoppiare il volume d’affari in cinque anni è un’impresa proibitiva durante la Grande Crisi. Ed è ancora più difficile per un’azienda che lavora soprattutto nella filiera del settore automotive. Eppure la Inglass di San Polo di Piave (Treviso), attiva nella progettazione e costruzione di stampi e sistemi di iniezione a canale caldo per manufatti plastici, ci è riuscita, passando dai 45 milioni di fatturato del 2009 agli 85 milioni del 2013.

La chiave di questo successo? Un insieme di strategie caratterizzate da un denominatore comune: saper interpretare le opportunità offerte dall’economia globalizzata senza restare sulla difensiva. «Abbiamo seguito la globalizzazione anche da un punto di vista culturale», dice Alessandra Bosco, global business development manager di Inglass. «Il forte investimento sulle filiali anche nei mercati emergenti ci ha portato ad avere nella maggioranza dei casi personale diretto che potesse occuparsi dei clienti utilizzando la lingua e la cultura del posto».

Per portare avanti questa filosofia, l’azienda veneta, che opera in circa 50 Paesi del mondo e ha tra i suoi 1600 clienti sia i fornitori di componentistica primo equipaggiamento per l’automotive che le stesse case automobilistiche, ha fatto importanti investimenti in ambito Ict. Uno degli strumenti più all’avanguardia adottati e sviluppati internamente è una piattaforma web per la gestione del rapporto con i clienti «che ci permette di gestire ogni singolo sistema durante il suo intero ciclo di vita. Con questa soluzione possiamo  monitorare in modo capillare le esigenze del cliente, l’affidabilità dei nostri prodotti e la qualità dei servizi offerti a livello globale».

La storia della Inglass inizia nel 1987 alle porte di Treviso dall’idea di Maurizio Bazzo. All’epoca, il nome dell’azienda era Incos.

Alessandra Bosco, global business development manager di Inglass
E da allora, procedendo a suon di innovazioni e brevetti, il principale punto di forza dell’impresa è stato il compiere piccole “rivoluzioni” nei mercati in cui operava. La prima è stata il focalizzarsi, nei primi anni, sulla costruzione di stampi rotativi per l’illuminazione delle auto. Una scelta che ha portato la Inglass a posizioni di vertice a livello mondiale. Ma il patron, classe 1961 con un breve  passato come responsabile di una divisione stampaggio della  Electrolux, non si accontenta di essere tra i primi nel produrre gli stampi per la fanaleria delle macchine.

Ecco allora che arriva la seconda svolta. Corre l’anno 2001 e l’azienda guidata da Bazzo dà vita a HRSflow (Hot Runner System), una divisione dedicata alla realizzazione di sistemi a canale caldo per lo stampaggio ad iniezione di materiale plastico. «È principalmente il processo di iniezione che dà la qualità al modo in cui viene stampata la plastica», spiega Bosco. «Abbiamo cominciato a produrre sistemi di iniezione per i nostri stampi e poi, con il tempo, ci siamo specializzati in sistemi anche per tutti gli altri componenti del settore automotive».

Grazie a questo doppio know how, anche questa novità viene premiata dal mercato e Inglass – il gruppo assumerà questo nome dal 2006 – diventa in pochi anni uno dei maggiori player su scala globale nel proprio comparto. Tanto che al momento, quasi un terzo del fatturato (circa 25 milioni) arriva dagli stampi, mentre il resto arriva dai sistemi a canale caldo. Una terza rivoluzione, datata 2004, è la brevettazione del “plastic glazing”,  una tecnologia che utilizza l’iniettocompressione per stampare grandi superfici in policarbonato, un materiale plastico a basso peso specifico con cui sostituire le parti vetrate dell’automobile (tra cui il tetto e i finestrini). L’innovazione sta prendendo sempre più piede, specialmente se si considera che il peso della vettura è coinvolto direttamente nella riduzione dell’emissione di CO2 richiesta dalle normative internazionali.

Nel 2009 arriva la svolta che fa da volano a tutte le strategie anti-recessione: Inglass apre uno stabilmento di 12mila metri quadri a Hangzhou, nei pressi di Shanghai, per servire meglio la clientela asiatica. «Produrre in Cina ha dato ossigeno al gruppo proprio all’inizio della crisi e ha rafforzato il nostro business su mercati emergenti dove eravamo marginalmente presenti: al momento la nostra quota export è dell’80% circa», afferma la global business development manager. «In quattro anni abbiamo quadruplicato le vendite in Asia, passando da 4 a 16 milioni. Questo perché molte case automobilistiche occidentali hanno cominciato a produrre vetture localmente in joint venture e le stesse compagnie del posto stanno crescendo bene ed apprezzano il nostro prodotto italiano».

Ma se sei un leader in una nicchia dell’automotive e servi le principali case del mondo (Bmw, Toyota, Mercedes-Benz, Fiat-Chrysler, Porsche, Ford…) aprire in Cina non basta a fronteggiare il calo di tutto il settore. La parola d’ordine deve diventare un’altra: diversificazione. «Mentre altri hanno cercato di difendersi, noi abbiamo investito e cominciato a produrre sistemi di iniezione anche per comparti alternativi all’automotive», spiega Bosco. È così che nel 2009 viene introdotta la linea Multitech, dedicata alla produzione di canali caldi per settori come medicale, beverage e cosmetica. Diversificare, in questo caso, ha previsto anche la creazione di una nuova divisione di ricerca & sviluppo, oltre a quelle già presenti che hanno portato alle varie innovazioni degli anni passati.

Per il 2014 e i prossimi anni, Inglass prevede di aumentare la quota di mercato dei sistemi di iniezione non dedicati all’automotive e di consolidarsi sui mercati emergenti con obiettivi principali  la Russia,  l’India e il Nordafrica. «Abbiamo un piano strategico innovativo e molto ambizioso che arriva fino al 2017», conclude Bosco. «È una sfida, ma siamo certi di vincerla».

 

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