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EY CAPRI

Gion Baker: ecco come tecnologie digitali e connettività cambieranno l’auto e la mobilità

di Giovanni Iozzia

14 Set 2017

Informazioni che permettono servizi prima impensabili, come il private car sharing. E poi più sicurezza in strada con i veicoli che dialogano fra di loro, con le infrastrutture e le persone. L’amministratore delegato di Vodafone Automotive racconta perché le case automobiliste dovranno diventare “smart mobility provider”

L’auto sta correndo verso il futuro. Quella che veniva considerata fino a poco tempo fa un’industria matura, è adesso una delle frontiere più dinamiche dell’innovazione nella mobilità. E sulle quattro ruote convergono gli appetiti e gli interessi di player che solo chi continua a guardare il business con le lenti del passato può considerare “eccentrici”. L’auto non è più soltanto manifattura metalmeccanica. Da tempo porta a bordo molta elettronica e adesso, con l’accelerazione digitale, è pronta a esprimerne tutte le potenzialità.

Prendiamo la connettività. Quanto è importante? «Ci sono due risposte sul tema. C’è chi dice che non è necessaria perché tutta la sensoristica a bordo è sufficiente per le manovre più semplici. Vero, ma il mondo è sempre più complesso e dinamico. Che cosa succede nelle strade? Come faccio a sapere se sto andando verso un incidente? Per tutta la local communication, per l’aggiornamento delle informazioni utili per la guida la connettività è fondamentale”.

Gion Baker, amministratore delegato Vodafone Automotive

A parlare è Gion Baker, CEO di Vodafone Automotive, la società della multinazionale telefonica dedicata all’Internet of Things e alle soluzioni per le auto connesse. Baker, che è anche IoT Global Head of Telematics, sarà uno dei partecipati alla tavola rotonda in programma a all’EYCapri Digital Summit (4-6 ottobre) sul futuro della mobilità, insieme con Barbara Covili, General Manager, MyTaxi Italia; Pietro Innocenti, Direttore Generale, Porsche Italia, e Gianni Martino, Managing Director Italy & Country Manager Europe South, car2go.

Vodafone Automotive è nata dalla rapida evoluzione del Gruppo Cobra, società lombarda specializzata nella telematica per l’auto acquisita nel 2014. E a Varese è rimasto il quartiere generale di un’azienda che adesso ha 10 sedi nel mondo, 900 dipendenti (di cui 700 in Italia, da dove arrivano più del 50% dei ricavi) in rapida crescita: 80 in più dal 2014 e 30 entro la fine del 2017.

Baker,che cosa sta succedendo nel mondo dell’auto?
L’industria è in rapida trasformazione ma anche la mobilità lo è.  E le case automobilistiche da semplici produttori di veicoli  diventeranno smart mobility provider: costruire sarà solo una parte del business.

E Vodafone come entra in questa trasformazione?
Il nostro ruolo è importante e sarà sempre più importante per la connettività. La tecnologia adesso è in fase di test. Ma il dialogo è destinato ad evolversi: prima da veicolo a veicolo, poi dai veicoli alle infrastrutture, quindi dai veicoli alle persone. Secondo Gartner Vodafone è il numero 1 sulla connettività per le auto, abbiamo già 59 milioni di oggetti connessi. Perché stiamo parlando di Internet of things.

L’IoT è e sarà ovunque. Su che cosa sta lavorando Vodafone Automotive?
Automotive, utilities e retail. Con l’auto che resta la priorità. Il nostro programma è scalare su altri verticali le competenze sviluppate nel transportation.

Su quali altri verticali?
Entreremo nell’area della connected life.

Vodafone Automotive, Italia

Perché l’auto resta così importante?
Perché sarà sempre più connessa, si svilupperà in un contesto di mobilità condivisa, sarà presto autonoma e prevalentemente elettrica. Vodafone c’è in tutti questi segmenti, tranne che nell’elettrico. Oggi siamo un TechnologyProvider, abilitatore di servizi per i nostri clienti, ma saremo sempre di più “TotalMobility Provider”, con due parole d’ordine: sicurezza e privacy. In azienda abbiamo un un Chief Security Officer e un Privacy Officer.

Che cosa significa essere un Total Mobility Provider?
Vodafone Automotive lavora end to end: dallo sviluppo del software, alla produzione di quel che c’è dentro l’auto, dalla gestione e analisi dei dati prodotti al customer support e al traffic management. Questo ci mette in una posizione unica.

Chi sono i vostri clienti?
Le case automobilistiche e gli importatori; le assicurazionie, le società che gestiscono flotte aziendali, gli operatori del noleggio e del car sharing. Ma anche i consumatori finali nell’after market. Siamo gli unici a coprire tutti i canali e gli unici a lavorare per la sicurezza di tutti i mezzi di trasporto: bici, moto, auto. Proprio nel 2017, con Yamaha, abbiamo lanciato i nostri primi servizi per gli scooter.

Trasformazione digitale e nuova mobilità sono fortemente collegate. Quali opportunità si aprono?
La tecnologia ci permette di sapere e gestire molti dati che prima non avevamo. Per esempio, possiamo sapere sempre chi è alla guida, quando e dove si trova. Ciò rende possibile il servizio di private sharing che abbiamo lanciato negli Usa, in Olanda e in Svizzera. I privati possono condividere i loro veicoli ma anche costi e responsabilità. Così come, con un’altra nostro progetto sviluppato con un’importante importatore olandese, PON, è possibile condividere la Porsche con gli amici, gestendo tutto con lo smartphone. Ed è solo l’inizio della nuova stagione di servizi di mobilità che sarà possibile proporre, aumentando anche i livelli di sicurezza.

Giovanni Iozzia
direttore responsabile EconomyUp

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista. Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy. Dal 2014 conduco il magazine settimanale EconomyUp su ReteconomySky512

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