Didi Chuxing, la rivale cinese di Uber sostenuta da Tencent, Alibaba e Apple - Economyup

GUIDA AUTONOMA

Didi Chuxing, la rivale cinese di Uber sostenuta da Tencent, Alibaba e Apple



Ha alle spalle Tencent e Alibaba, ha ricevuto un miliardo da Apple, ha sopraffatto Uber in Cina. Il suo nome spunta spesso quando si parla di ridesharing e guida autonoma, a partire dalla sua recente partnership con Volvo. La storia di Didi Chuxing, l’impresa di trasporti cinese considerata grande rivale di Uber

27 Apr 2021


Ha alle spalle Tencent e Alibaba, ha ricevuto grossi investimenti da Apple e Toyota, ha sopraffatto Uber in Cina. Il suo nome spunta spesso quando si parla di ridesharing e guida autonoma, a partire dalla sua recente partnership con Volvo. Parliamo di Didi Chuxing, l’impresa di rete di trasporti cinese considerata grande rivale di Uber.

Valutata per 62 miliardi di dollari secondo i dati di CB insights, Didi è il quarto unicorno– o meglio, decacorno – al mondo, e il numero uno per il settore automotive, con la più grande piattaforma di servizi di trasporto mobile.

Didi offre una vasta gamma di servizi e opzioni di trasporto, da ride-sharing a car-hailing, da taxi e auto private a bus e micromobilità, totalizzando 10 miliardi di spostamenti all’anno. Attiva in Asia, America Latina e Russia, è arrivata nel 2020 in sei nuovi mercati (Russia, Perù, Panama, Argentina, Repubblica Dominicana e Nuova Zelanda), più Cape Town a inizio 2021, e conta oltre 550 millioni di utenti, 60 milioni di driver, e 13,000 dipendenti.

Didi, il colosso che ha battuto Uber in Cina

Didi Chuxing nasce nel 2017 dall’unione di Didi Dache, fondata nel 2012 e supportata da Tencent, e la rivale Kuaidi Dache, supportata da Alibaba.

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Alle sue spalle non ci sono soltanto colossi del mercati cinese: nel maggio 2016 è Apple ad investire un miliardo di dollari in Didi, attratto dalla sua rapida crescita. Il coinvolgimento della multinazionale statunitense dà un’ulteriore spinta a Didi, che a pochi mesi di distanza riesce infine a prevalere nella lotta con Uber China per il mercato cinese del ridesharing.

Dopo due anni di contesa, Uber cede così la sua attività in Cina alla società cinese, in cambio di una quota del 20% in Didi. L’accordo vale sulla carta 35 miliardi di dollari, e permette a Didi di arrivare a detenere una quota di mercato che sfiora il 90% in Cina.

Didi Chuxing, i progetti di guida autonoma

La guida autonoma sembra il futuro del settore automotive, e Didi non si tira indietro nella corsa.

Nel 2018 stipula una partnership con Volkswagen, secondo cui la casa tedesca si impegna a fornire una flotta di circa 100mila veicoli elettrici a guida autonoma, per cui Didi co-svilupperà una piattaforma ad hoc – diversa dall’attuale app – per permettere l’accesso alla sua notevole base clienti.

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Didi non si limita alla partnership, e continua a lavorare sul driverless anche in autonomia: nell’agosto 2019 crea una sussidiaria a cui affidare la sua unità dedicata alla guida autonoma, DiDi Autonomous Driving, e poco dopo lancia a Shanghai un servizio-pilota di robotaxi a guida autonoma utilizzabile attraverso la sua app. Si tratta di un servizio sperimentale di 30 diversi modelli di veicoli autonomi L4 nel distretto di Jiading: veicoli Volvo XC60 dotati di sistemi di guida autonoma di livello 4, abbinati anche ad auto con guidatore in caso di necessità.

Ad aprile 2021 arriva con Volvo un vero e proprio accordo di partnership, che si impegna a fornire a Didi una serie di veicoli XC90 e collaborare per integrare il software e l’hardware aggiuntivi necessari per renderli completamente idonee alla guida autonoma.

Nel corso degli anni, Didi si è rivolta a diverse case automobilistiche tradizionali per sinergie in quella che definisce la “D-Alliance”, che conta più di 31 partner. Ha applicato tecnologie di guida autonoma ai veicoli Lincoln, Nissan, Volvo e BYD, per citarne alcuni, e ha licenze di test su strada in città in Cina e in California.

Maura Valentini

Laureata in lingue orientali, sono un'amante di Giappone e innovazione. Parte del gruppo Digital360 dal 2020, scrivo per le testate EconomyUp, InsuranceUp e Proptech360.