La moneta, così come l’abbiamo conosciuta finora, sta entrando in una nuova fase. Non è solo una questione di euro digitale o di pagamenti elettronici: il cambiamento riguarda l’intera architettura dei mercati finanziari. Transazioni istantanee, asset programmabili, scambi che avvengono su infrastrutture distribuite: la finanza si sta progressivamente spostando verso un modello in cui tecnologia e moneta sono sempre più intrecciate.
In questo scenario, anche il ruolo delle banche centrali è destinato a evolvere. Non più soltanto garanti della stabilità monetaria, ma attori chiamati a costruire – o almeno presidiare – le nuove infrastrutture su cui viaggerà il denaro del futuro.
I contorni di questa trasformazione emergono con chiarezza da un recente intervento di Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, al simposio “Building the Financial System of the 21st Century: an Agenda for Europe and the United States” organizzato dall’Harvard Law School. Un intervento che mette a fuoco un passaggio cruciale: la costruzione di un ecosistema finanziario basato sulla tokenizzazione e sulla moneta di banca centrale.
Indice degli argomenti
La tokenizzazione come nuovo paradigma della finanza
Il punto di partenza è netto. «La tokenizzazione può trasformare il sistema finanziario», osserva Cipollone, sottolineando come questa tecnologia consenta di integrare in un unico ambiente digitale tutte le fasi di una transazione: emissione, negoziazione e regolamento.
Non si tratta solo di efficienza operativa. «Può ridurre i costi, aumentare la velocità e migliorare la trasparenza», ma soprattutto cambiare il modo stesso in cui i mercati funzionano. In prospettiva, significa passare da un sistema frammentato a uno più integrato, continuo e automatizzato.
Ma la trasformazione non è automatica. «I benefici non si materializzeranno senza uno sforzo coordinato», avverte il membro del board della BCE. Servono standard condivisi, interoperabilità tra piattaforme e una governance chiara.
Il ruolo della moneta pubblica nel nuovo ecosistema
Nel nuovo scenario, la questione centrale diventa la fiducia. E qui entra in gioco la banca centrale. «La moneta di banca centrale è essenziale per sostenere la fiducia nel sistema finanziario», afferma Cipollone.
Anche in un mondo di asset tokenizzati, serve un punto fermo: un mezzo di regolamento privo di rischio. È questo il ruolo che la BCE intende preservare – e adattare – nel passaggio verso la finanza digitale.
Il tema dell’euro digitale si inserisce proprio in questa prospettiva. Non come semplice alternativa ai contanti, ma come componente strutturale di un’infrastruttura finanziaria rinnovata.
Dalla teoria alla pratica: il progetto Pontes
La visione si traduce già in azioni concrete. «Da settembre inizieremo a offrire un servizio per il regolamento di transazioni DLT in moneta di banca centrale», annuncia Cipollone.
Il progetto si chiama Pontes e rappresenta uno dei primi tentativi di portare la moneta pubblica all’interno di infrastrutture basate su tecnologia distribuita. È un passaggio chiave: segna il passaggio dalla sperimentazione alla costruzione operativa.
In altre parole, la BCE non si limita a osservare l’evoluzione del mercato, ma inizia a costruire direttamente i mattoni del nuovo sistema.
Un cambiamento già in atto: gli asset DLT come collaterale
Un altro segnale arriva da una misura già operativa. «Dalla fine di marzo accettiamo come collaterale anche asset emessi tramite DLT», spiega Cipollone.
È un cambiamento tecnico, ma con implicazioni profonde. Significa riconoscere che la tokenizzazione sta entrando nel cuore del sistema finanziario e che le istituzioni devono adeguarsi.
Non si tratta più di un’ipotesi futura, ma di una trasformazione in corso.
La roadmap europea: costruire un ecosistema entro il 2028
La visione di lungo periodo è racchiusa nella roadmap Appia. L’obiettivo è chiaro: costruire entro il 2028 un ecosistema finanziario europeo basato sulla tokenizzazione.
«Stiamo lavorando a una serie di azioni coordinate», spiega Cipollone, che includono standard tecnici, interoperabilità e integrazione cross-border. Un lavoro complesso, che richiede il coinvolgimento di istituzioni, operatori di mercato e regolatori.
Il punto non è solo innovare, ma farlo in modo coerente e sistemico.
La sfida della sovranità monetaria
Dietro la trasformazione tecnologica si gioca una partita più ampia. «È fondamentale preservare la sovranità monetaria europea», sottolinea Cipollone.
In un mondo in cui le infrastrutture finanziarie diventano globali e digitali, il rischio è che il controllo si sposti verso attori non europei. Per questo la BCE punta a garantire la presenza dell’euro anche nei nuovi ambienti tokenizzati.
È una questione che va oltre la tecnologia: riguarda autonomia strategica, competitività e ruolo dell’Europa nel sistema finanziario globale.
Una trasformazione che va oltre l’euro digitale
Il messaggio che emerge è chiaro. L’euro digitale, preso da solo, non basta a spiegare la portata del cambiamento in atto.
Quello che la BCE sta costruendo è qualcosa di più ampio: una nuova architettura della finanza, in cui la moneta di banca centrale continua a svolgere un ruolo centrale, ma in forme nuove, adattate a un contesto tecnologico radicalmente diverso.
«Le banche centrali devono evolvere insieme al sistema finanziario», conclude Cipollone. È forse questa la chiave di lettura più importante. La trasformazione è già iniziata. E, almeno nelle intenzioni della BCE, l’Europa vuole esserne protagonista.


















