Yakkyo, ex startup e oggi PMI innovativa che sta trasformando l’e-commerce, ha raggiunto un nuovo traguardo: Zest, che era tra i suoi investitori, ha perfezionato una nuova operazione di exit consentendole di percorrere un ulteriore passo nel suo tragitto di crescita.
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Cosa è successo
Yakkyo ha avviato il percorso di passaggio dal Segmento Professionale di Euronext Growth Milan (EGM Pro) — un contesto di negoziazione pensato soprattutto per investitori professionali — al mercato Euronext Growth Milan “ordinario”, più aperto e accessibile a una platea più ampia di investitori. Per rendere possibile questo passaggio, la società ha dovuto aumentare il flottante (cioè le azioni effettivamente disponibili per essere scambiate sul mercato) e rafforzare la presenza di investitori istituzionali, così da rispettare i requisiti previsti dal regolamento di Borsa Italiana. In questo quadro, Zest ha ceduto la propria partecipazione attraverso un collocamento accelerato (ABB), operazione che ha fatto salire il flottante fino al livello richiesto. Parallelamente, la società ha completato l’attivazione delle figure obbligatorie per operare su EGM, a partire dall’Euronext Growth Advisor (EGA).
Ma come è arrivata a questa fase?
Vediamone la storia.
Come è nata e cosa fa Yakkyo: da Bari alla “supply chain as a service” per l’e-commerce
Yakkyo nasce a Bari nel 2016, fondata da Giovanni Conforti e Carol Hsiao, con un obiettivo molto concreto: togliere attrito alla parte più complicata dell’e-commerce, quella che spesso decide se un negozio online può davvero scalare. Non la creatività, non le ads: approvvigionamento, gestione ordini, logistica e resi. La startup entra in Luiss EnLabs (luglio–novembre 2016) e chiude un primo micro-seed da 80 mila euro, con l’ingresso di investitori tra cui LVenture Group (oggi nel perimetro Zest).
Dal wholesale al dropshipping: l’evoluzione “da retail ops”
Nei primi anni la roadmap è lineare e molto “retail”: nel 2017 Yakkyo introduce la linea wholesale (acquisto all’ingrosso) e nello stesso anno completa un fundraising da 500 mila euro, di cui 260 mila euro tramite equity crowdfunding su Mamacrowd.
Nel 2018 arriva il secondo tassello: l’integrazione del dropshipping in piattaforma, cioè la possibilità per un merchant di vendere senza stock, demandando a Yakkyo la gestione dell’ordine verso il fornitore e la spedizione. Nel 2019 l’azienda spinge sull’automazione del flusso — acquisto, vendita, spedizione — e sulle connessioni ai canali di vendita, un passaggio cruciale perché è lì che l’e-commerce smette di essere “artigianale” e diventa processo.
2020: il boost del cross-border e un altro crowdfunding
Tra 2019 e 2020, nel pieno della corsa all’online, Yakkyo torna su Mamacrowd: la campagna si chiude a giugno 2020 con 487 mila euro raccolti, dichiaratamente orientati a sviluppo servizi dropshipping e internazionalizzazione. È un passaggio interessante anche per chi guarda il retail: significa che la domanda non era “solo italiana”, ma già proiettata su un mercato più ampio.
Dove entra l’AI
Nel racconto dei founder, l’AI non viene proposta come slogan, ma come acceleratore di una fase molto pratica: trovare prodotti, costruire cataloghi, velocizzare preventivi e operazioni. In interviste e articoli di ecosistema, Conforti ha parlato di funzioni legate anche a riconoscimento da immagine per rendere più veloce la ricerca/quotazione di prodotti e il flusso di procurement.
Negli anni più recenti, la stessa impostazione si è estesa alla parte “go-to-market”: contenuti, creatività e supporto alle attività di vendita online, con una linea di prodotto citata anche come PandaRocket.ai in alcune interviste.
Perché Yakkyo è rilevante per il retail
Dal punto di vista retail, Yakkyo è un abilitatore: non compete con i merchant, li mette in condizione di scalare. In un mercato dove i margini sono sotto pressione, il differenziale competitivo spesso sta in tre fattori:
- time-to-market: quanto velocemente puoi testare un prodotto e metterlo a catalogo
- affidabilità operativa: spedizioni, tracciamento, gestione resi e customer service “senza sorprese”
- automazione: ridurre lavoro manuale e errori quando gli ordini crescono
La logica è quella della “supply chain as a service” per l’e-commerce: non un gestionale generico, ma un’infrastruttura che unisce piattaforma e operations.
Il capitolo Borsa: da EGM Pro a EGM, per allargare il mercato del titolo
Sul fronte mercato dei capitali, Yakkyo arriva in Borsa con una scelta particolare: viene ammessa alle negoziazioni su Euronext Growth Milan – Segmento Professionale con avvio scambi il 29 dicembre 2023, come indicato nel Documento di Ammissione.
Nel gennaio 2026 viene avviato il percorso per passare al mercato EGM “ordinario”, più aperto. Questo passaggio richiede, tra le altre cose, un flottante adeguato e una base investitori più adatta alla negoziazione.
L’exit di Zest: perché è avvenuta
Qui si incastra l’operazione che ha fatto notizia. Zest Investments (già LVenture Group), investitore storico collegato a Luiss EnLabs, ha venduto la propria partecipazione con un Accelerated Bookbuilding (ABB): 717.500 azioni collocate a 1 euro l’una presso investitori istituzionali e professionali. Dopo il regolamento, il flottante è salito a circa 36% (36,26% nel comunicato), un livello coerente con il requisito di flottante minimo e con l’obiettivo di transizione da EGM Pro a EGM.
I dettagli:
- 717.500 azioni collocate
- 1,00 euro per azione
- collocamento riservato a investitori istituzionali/professionali
- Value Track SIM come sole bookrunner e LCA Studio Legale come consulente legale
- flottante comunicato attorno al 36% dopo l’operazione
Il mercato potenziale
Il mercato potenziale, quindi, non è solo quello dei merchant che fanno dropshipping: è tutto l’universo di brand e retailer digital-first che vogliono testare velocemente nuovi prodotti e nuovi Paesi senza immobilizzare capitale in magazzino, e che chiedono piattaforme capaci di trasformare la supply chain in un asset “programmabile”. Se Yakkyo riuscirà a tradurre la spinta su AI e automazione in affidabilità operativa (tempi, qualità, compliance), il prossimo salto non sarà “più e-commerce”, ma più infrastruttura per e-commerce: un segmento dove, in Europa, c’è ancora spazio per player specializzati.




















