Negli ultimi anni il quantum computing è passato da essere un tema confinato ai laboratori di ricerca a una delle frontiere più discusse dell’innovazione tecnologica globale. Non si tratta di un semplice potenziamento delle capacità di calcolo, ma di un cambio di paradigma che promette di incidere su settori nevralgici della quotidianità. In questo contesto si inserisce il workshop “Quantum Computing for Business”, promosso dall’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano, con la collaborazione scientifica dell’Osservatorio Quantum Computing & Communication, e ospitato da Aruba presso il Global Cloud Data Center di Ponte San Pietro.
L’iniziativa ha riunito manager dell’innovazione, esperti tecnologici e startup per fare il punto su uno dei temi più strategici dell’agenda digitale: capire a che punto siamo davvero e come le imprese possano iniziare a posizionarsi oggi rispetto a una tecnologia che, pur non ancora matura, sta già orientando investimenti e scelte industriali. Il contributo degli Osservatori ha fornito una lettura basata su dati, mentre Aruba, presentata da Francesco Fontana, Alliances Director, ha portato la prospettiva di un grande operatore infrastrutturale, chiamato a confrontarsi in prima persona con le implicazioni del quantum computing, soprattutto sul fronte della sicurezza.
«Il quantum computing non è solo una promessa tecnologica né una minaccia da temere. È un tema di responsabilità collettiva. Governarne l’impatto significa investire oggi in ricerca, standard aperti, sicurezza by design ed etica dell’innovazione». Con queste parole, Marco Mangiulli, CIO e R&D Director di Aruba, ha sintetizzato il senso della trasformazione in atto, sottolineando come l’impatto di queste tecnologie vada gestito con attenzione.
Quantum computing in numeri: gli investimenti
I numeri presentati da Marina Natalucci, Direttore dell’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano, e da Beatrice Goretti, ricercatrice presso lo stesso Osservatorio, confermano che il settore sta attraversando una fase di forte accelerazione. Nel 2025 i finanziamenti globali alle aziende “quantum-native” hanno superato i 9 miliardi di dollari, superando il cumulato dei cinque anni precedenti. Un segnale chiaro di come il quantum computing stia entrando in una fase di progressivo consolidamento industriale, sostenuta sempre più da capitali privati oltre che da investimenti pubblici.
Quantum computing: quante sono le startup, dove sono
La mappatura dell’ecosistema evidenzia oggi 311 aziende native attive (tra startup e aziende strutturate), affiancate da 96 player tradizionali dell’IT che stanno diversificando la propria offerta verso soluzioni quantistiche. La distribuzione dei capitali resta però fortemente concentrata: una quota rilevante dei finanziamenti è assorbita da pochi operatori, soprattutto quelli impegnati nello sviluppo dell’hardware o di soluzioni full-stack (ovvero attori attivi nello sviluppo dell’intero spettro tecnologico, dall’hardware al software). La distribuzione geografica dei fondi raccolti dalle aziende native mostra una netta predominanza del Nord America, che catalizza il 74% degli investimenti totali. L’Europa si distingue per una buona presenza in termini di numero di aziende ma con volumi più contenuti (16%); l’Asia, infine, raccoglie un minor numero di investimenti (6%), ma la visibilità sui fondi raccolti risulta limitata, e l’investimento privato è spesso integrato da programmi pubblici nazionali.
Sul fronte applicativo i casi d’uso si concentrano soprattutto su tre classi di operazioni: ottimizzazione, simulazione e analisi dei dati. Finanza, chimica dei materiali, energia, aerospazio e manifatturiero sono tra i settori più attivi. In parallelo cresce l’attenzione verso i temi della sicurezza e della crittografia post-quantum, sempre più centrali per garantire la sostenibilità dell’ecosistema digitale nel lungo periodo.
Il workshop: le startup e le soluzioni per il quantum del futuro
Questa fotografia del settore è stata il punto di partenza del workshop “Quantum Computing for Business”, che ha visto alternarsi alcune delle startup e aziende native Quantum più interessanti del panorama internazionale, mostrando come stia emergendo un ecosistema sempre più orientato a rendere il quantum computing utilizzabile in contesti concreti. E fortunatamente i ricercatori italiani sono in prima linea.
RIVERLANE, con sede nel Regno Unito e presentata da Luigi Martiradonna, Head of Business Development – Europe, sviluppa software per il controllo dei qubit e la correzione degli errori. Il tema dell’error correction è centrale per rendere i sistemi quantistici più affidabili e avvicinarli a un utilizzo industriale.
QUERA, americana, presentata da Tommaso Macrì, Senior Director of Business Development, è focalizzata sullo sviluppo di hardware quantistico basato su atomi neutri, con l’obiettivo di migliorare scalabilità e stabilità delle architetture, due fattori chiave per la maturazione tecnologica del settore.
ROTONIUM, presentata da Nicolò Leone, Head of PIC Design, propone un approccio innovativo al quantum computing “at the edge”, puntando su soluzioni fotoniche compatte ed efficienti per portare l’accelerazione quantistica fuori dai grandi data center.
ALGORITHMIQ, realtà finlandese con una forte impronta italiana, presentata da Sabrina Maniscalco, CEO, lavora sull’integrazione tra quantum computing, intelligenza artificiale e supercalcolo, con applicazioni soprattutto in chimica, scienze della vita e materiali, dalla simulazione molecolare alla scoperta di nuovi farmaci.
G2Q, presentata da Ekaterina Polyakova, CEO, opera nell’ambito delle tecnologie quantistiche con un focus su soluzioni software e applicazioni verticali, cercando di tradurre il potenziale teorico del quantum in strumenti concreti per analisi dei dati, ottimizzazione e simulazione.
QUANTUMNET, presentata da Alfredo Massa, Researcher, si occupa di soluzioni software, tra cui il quantum software e lavora sull’integrazione tra infrastrutture classiche e quantistiche, con particolare attenzione ai temi della comunicazione e delle reti, evidenziando come il quantum non riguardi solo il calcolo, ma l’intero ecosistema tecnologico (dall’intelligenza artificiale alle smart cities).
Il workshop ha restituito l’immagine di un settore ancora in costruzione, ma già attraversato da dinamiche industriali molto concrete. I numeri sugli investimenti e le soluzioni presentate mostrano come il quantum computing stia uscendo dalla fase puramente sperimentale. La sfida, come emerso più volte, non sarà solo tecnologica, ma di sistema: costruire oggi le condizioni perché questa rivoluzione possa tradursi in un vantaggio competitivo sostenibile per imprese ed ecosistemi.
«Se vogliamo che la sovranità digitale significhi qualcosa di operativo, le tecnologie quantistiche sono un terreno su cui l’Europa deve dimostrare di saper costruire capability, filiere, standard e competenze», ha sottolineato Stefano Mainetti, responsabile scientifico dell’Osservatorio Startup Thinking.
E se nella corsa all’AI l’Europa è rimasta indietro rispetto a Cina e Usa, forse nell’ambito del quantum la partita è ancora aperta.


















