«Un nuovo attore italiano di portata europea nel campo degli investimenti early-stage e seed, dell’accelerazione di startup, dell’open innovation e del corporate venturing»: quando il presidente esecutivo Marco Gay presentava cosi Zest alla sua nascita, nel 2024, indicava già la direzione.
Poco meno di due anni dopo quel posizionamento si traduce in un indicatore molto concreto: Zest è il primo investitore privato in Italia per numero di round, secondo il Venture Capital Report – Italy Q4-25 & FY-25 di Growth Capital (fatto in partnership con Italian Tech Alliance). Nel ranking dei “most active investors” 2025, Zest è seconda assoluta con 51 round, dietro Cdp Venture Capital (135).
Come si è arrivati a questo risultato? Zest è prima tra i privati perché ha costruito un modello industriale che “produce deal flow” e lo trasforma in operazioni ripetibili, soprattutto in pre-seed e seed, dove si moltiplicano i round e la partecipazione avviene spesso in syndication con altri investitori. In altre parole: non è solo questione di “quanti soldi”, ma di quante volte la piattaforma riesce a entrare nei round (e quindi a selezionare, accelerare, co-investire, fare follow-on). È un’impostazione coerente con il profilo ibrido del gruppo: venture capital + accelerazione + open innovation.
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Chi sono gli investitori in startup più attivi in Italia
Nel 2025, la Top 10 dei “most active investors” per numero di round (partecipati) è questa:
- Cdp Venture Capital: 135
- Zest: 51
- Azimut: 28
- Vento Ventures: 28
- Eureka!: 17
- Club degli Investitori: 16
- 360 Capital: 15
- Primo Capital: 14
- Vesper: 12
- The Techshop: 11
Per leggere correttamente questa classifica va ricordato che fotografa la presenza operativa (quante operazioni) più che la “potenza di fuoco” complessiva. Ed è qui che Zest, per sua natura, tende ad emergere.
Perché “il numero di round” è un indicatore positivo
Zest diventa operativa dal 1° aprile 2024, come esito della fusione tra Digital Magics e LVenture Group, con una struttura in due gambe: Zest Investments (investimenti) e Zest Innovation (open innovation).
Nel comunicato di avvio operatività, la società rivendicava subito una scala già rilevante per il mercato italiano: 7 acceleratori attivi su trend come AI/cleantech, fintech-insurtech, IoT e connettività, proptech, traveltech e digital; oltre 230 startup in portafoglio; più di 80 programmi di innovation & corporate venturing per corporate, enti e istituzioni.
È questo “motore” a rendere credibile (e frequente) l’ingresso nei round: l’accelerazione e i programmi corporate alimentano pipeline e validazione; l’investimento capitalizza quel flusso in partecipazioni, spesso su round piccoli e numerosi.
La timeline ragionata delle operazioni
Ecco una veloce timeline delle principali operazioni di Zest nel suo primo anno di attività.
2024: messa a terra della macchina e tre exit (con un caso simbolo: Cardo AI)
Il 2024 è l’anno in cui Zest “mette a terra” l’integrazione e comincia a far parlare i numeri sul portafoglio.
A novembre arriva un’operazione che vale più di una riga, perché spiega il metodo: exit totale da Cardo AI, nell’ambito di un round Series A da 15 milioni di dollari guidato da Blackstone e Fintop Capital. Zest comunica un ritorno complessivo oltre 17 volte l’investimento iniziale, con IRR indicato al 106%, e sottolinea che Cardo AI era stata accelerata nel 2018 nel programma Magic Wand.
Qui emerge il filo logico del modello “round-driven”: accelerazione → go-to-market → round internazionale → valorizzazione/exit.
A dicembre, un’altra operazione rilevante: Fitprime viene acquisita da Wellhub (unicorno del corporate wellness), con una exit per Zest dal controvalore di 4 milioni di euro (50% cash e 50% in azioni). Nel comunicato che annuncia cia l’operazione il CEO Luigi Capello lega esplicitamente l’operazione alla maturità del portafoglio e all’obiettivo di “lanciare e accompagnare” la nuova generazione di imprese tecnologiche, creando valore per il sistema e per gli azionisti.
2025: il piano industriale e la promessa europea
Nel 2025 Zest formalizza la traiettoria con il piano industriale 2025-2029: espansione del portafoglio (anche via acquisizioni) con valore stimato al 2029 pari a 82 milioni, 15 milioni di investimenti e 22,5 milioni di exit nel quinquennio, crescita dei ricavi da open innovation/advisory (+58% nel periodo di piano) e obiettivo di EBITDA positivo e crescente.
Nel testo del piano c’è anche una dichiarazione-chiave (utile per capire perché la società spinga sul “numero di round”): «Zest è un unicum… il primo operatore con una dimensione europea e un network solido che unisce investitori, istituzioni e corporate».
È una frase che, letta insieme alla classifica dei round, suona come una promessa: fare più operazioni perché il network consente più ingressi, più co-investimenti, più follow-on.
Il salto strategico: l’ingresso in Eureka Venture
Il salto più strategico, fin qui, è l’ingresso di Zest nel capitale di Eureka Venture Sgr con una partecipazione del 20% (valore non comunicato). È un importante passo avanti nella ricerca di massa critica e come un’integrazione di filiera in un mercato “polverizzato”.
La dichiarazione più chiara arriva proprio da Luigi Capello, che spiega la logica industriale: «Questa partnership rappresenta un tassello fondamentale per costruire una catena del valore completa nel mondo dell’innovazione…» e collega l’operazione alla possibilità di estendere l’azione «dall’accelerazione… all’Open Innovation… fino alla valorizzazione della ricerca e al tech transfer».
È un punto di svolta: Zest prova ad allungare la catena oltre l’early stage, appoggiandosi a un soggetto vigilato, e contemporaneamente prepara il tema della raccolta (l’aumento di capitale da 4,5 milioni legato all’operazione).
Perché Zest è il primo investitore privato in startup
Tre sono le principali ragioni per cui Zest sta al secondo posto dietro CdP Venture Capital per numero di round a cui partecipa e sono tutte le legate al suo modello ibrido.
- una pipeline industriale, non episodica: 7 acceleratori e decine di programmi di open innovation creano un flusso strutturale di opportunità.
- focus su pre-seed/seed: è lì che i round sono più numerosi e dove la partecipazione in syndication è più frequente (quindi cresce la probabilità di “essere nel round”). Il posizionamento dichiarato da Zest insiste proprio su questo perimetro.
- follow-on e governance di portafoglio: il piano 2025-2029 esplicita l’espansione del portafoglio via follow-on e l’obiettivo di exit nel quinquennio, cioè un approccio che punta a “stare” nelle traiettorie, non solo a entrare in un primo ticket.
La recente operazione fa pensare che nell’arco del nuovo piano Zest punterà a un obiettivo ancora più ambizioso per volume di round: coprire più fasi della filiera e attirare capitali più ingentii e più stabili, senza perdere la macchina dell’early stage che oggi alimenta la metrica eccelle.











