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Fabio Mondini: “Le exit restano il fattore critico del venture capital italiano, che nel 2025 è cresciuto”



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I dati del report di Growth Capital con Italian Tech Alliance portano a oltre 1,7 miliardi gli investimenti in startup nel 2025. Ma le exit sono ancora poche, sottolinea Fabio Mondini. E la raccolta dei fondi è calata

Pubblicato il 22 gen 2026



Fabio Mondini
Fabio Mondini de Focatiis, Founding Partner di Growth Capital

Il 2025 è stato, tutto sommato, un buon anno per il venture capital italiano. Anche se continua a pesare un fattore critico: la mancanza di exit significative. È la lettura di sintesi che Fabio Mondini de Focatiis, Founding Partner di Growth Capital, offre dei dati del report Growth Capital–Italian Tech Alliance con gli investimenti in startup del 2025. E aggiunge: “Come previsto”. Il problema, quindi, è noto ma non ancora risolto.

Mondini ha investito in startup che hanno la exit, ultima in ordine di tempo Keyless: ne ha parlato proprio in un’intervista a EconomyUp in cui sottolineava che “l’Italia potrà raggiungere i livelli di ecosistemi più maturi, ma ci vorranno tempo, exit e tanto lavoro”.


Venture capital in Italia: il 2025 secondo Growth Capital

Cominciamo dalle note positive: “Il 2025 ha superato il 2024 in termini sia di round che di ammontare investito e il quarto trimestre è stato quello con il più alto ammontare investito di sempre, trainato dal ritorno dei round maggiori di 25 milioni. Anche la presenza di investitori internazionali si è irrobustita, arrivando a quota 46%.”, ricorda Mondini. Totale conteggiato: 1,735 miliardi di euro investiti in 436 round. È il secondo miglior risultato di sempre in termini di ammontare, dopo il 2022 tiene a segnalare il report di Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance.

Passiamo alle note negative: “Restano evidenti i limiti nel late stage dove, nonostante una media di 50 Serie A all’anno, i Serie B rimangono pochi ed i Serie C+ sono diminuiti. Si nota inoltre il ritardo strutturale sull’AI rispetto all’Europa e, ancor più, agli USA. La vera sfida per l’Italia sarà convertire la pipeline early stage in un flusso più consistente di late stage ed exit” , aggiunge Mondini.

Numeri diversi (gli altri report dell’Osservatorio Startup & ScaleUp Hitech del Politecnico di Milano e il Barometer di EY si sono fermati a poco più di 1,4 miliardi) fotografano la stessa situazione e i colli di bottiglia dell’ecosistema italiano.

Venture capital 2025, la crescita nella seconda metà dell’anno

Partiamo dal dato headline: 1,735 miliardi di euro investiti. Un valore che colloca il 2025 subito dietro al 2022 e che segna un miglioramento rispetto al 2024 sia in termini di capitale investito sia di numero di round. Tuttavia, la distribuzione temporale racconta una storia più articolata.

Il Q4-25, con 901 milioni di euro raccolti, è stato il miglior trimestre di sempre per ammontare investito, più del doppio del trimestre precedente (316 milioni). Anche il numero di round cresce: 122 contro i 105 del Q3. È qui che si concentra gran parte del risultato annuale, grazie al ritorno dei round superiori ai 25 milioni, assenti nel primo semestre.

Nel complesso, nel 2025 si contano 10 round sopra i 25 milioni, tutti concentrati nella seconda metà dell’anno. Un elemento che rafforza il dato complessivo, ma che allo stesso tempo rende evidente quanto il mercato sia ancora fermo a poche operazioni di grandi dimensioni

Finanziamo startup ma non per farle crescere

436 round del 2025 confermano una certa vivacità dell’early stage, ma la segmentazione per tipologia evidenzia un problema ormai strutturale. I Serie A restano stabili a quota 53, mentre i Serie B si fermano a 14 round. I Serie C diminuiscono rispetto al 2024, e cresce invece il peso dei Bridge round, spesso utilizzati come soluzione tampone in assenza di veri round late stage.

In termini di capitale investito, nel 2025 i round Seed aumentano di peso, mentre calano i Series B e i Series C. È un segnale chiaro: l’ecosistema italiano continua a produrre startup, ma fatica a farle crescere oltre una certa soglia dimensionale. La pipeline esiste, la scala no.

Un altro elemento rilevante è il peso dei round confidenziali, che incidono in modo significativo sia sul numero di operazioni sia sull’ammontare investito. Le operazioni più grandi, inoltre, includono spesso componenti di debito o secondari, un dettaglio metodologico che rende ancora più complesso il confronto diretto con altre fonti statistiche.

Exit: il vero nodo irrisolto del venture capital italiano

Se c’è un punto su cui i dati Growth Capital non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche è quello delle exit. “Il nodo delle exit resta il principale fattore critico per l’ecosistema VC italiano”, sottolinea Mondini. Nel 2025 si registrano 31 operazioni di M&A, ma nessuna IPO. Al netto della rilevante acquisizione di Prima da parte di AXA, l’attività di exit resta limitata in termini di valore e profondità.

È un tema che pesa non solo sulla liquidità del sistema, ma anche sul comportamento degli investitori, sulla disponibilità di capitali per il late stage e, in ultima analisi, sulla credibilità del mercato italiano agli occhi degli investitori internazionali. Non a caso, come sottolinea Growth Capital, il late stage continua a rappresentare il principale collo di bottiglia dell’ecosistema.

Le incertezze del quadro normativo

C’è poi il tema del quadro normativo, che non è particolarmente incoraggiante. A partire dalla sospensione degli incentivi fiscali per chi investe in startup (qui puoi leggere l’articolo che fa il punto ella situazione).

“Sul fronte della policy registriamo luci ed ombre. Gli interventi normativi messi in campo per attrarre capitali istituzionali vanno nella direzione giusta ma hanno avuto un impatto ancora limitato, il lavoro sul Testo Unico Startup risulta fermo e alcune misure chiave, come il credito di imposta sugli investimenti in startup e PMI innovative, sono state al momento sospese”, ricorda Davide Turco, presidente di Italian Tech Alliance.

Davide Turco
Davide Turco, presidente di Italian Tech Alliance

“Anche a livello europeo i progressi concreti tardano ad arrivare”, aggiunge Turco, con evidente riferimento all’annunciato 28° regime che è stato rilanciato a Davos dalla presidente della Commissione Europea Ursula Von der Layes. Ma non sappiamo ancora come e quando sarà realizzato.

Smart City guida per numero di round, Software per capitale

Dal punto di vista settoriale, il 2025 mostra una leadership chiara di Smart City per numero di round (71), seguita da Software (62), Deep Tech (60) e Life Sciences (58). FinTech si colloca al quinto posto con 43 round.

Se però si guarda all’ammontare investito, il podio cambia: Software guida con 494 milioni, seguito da Life Sciences (417 milioni) e Deep Tech (269 milioni). L’analisi storica degli ultimi cinque anni evidenzia come Life Sciences e Software siano i settori con la crescita più consistente, mentre FinTech e Smart City presentano picchi legati soprattutto a singoli mega round.

Un elemento critico, sottolineato anche dai commenti degli operatori, è il ritardo strutturale dell’Italia sull’AI, soprattutto se confrontata con altri mercati europei e, ancor più, con gli Stati Uniti. Un ritardo che non riguarda solo le startup, ma anche la capacità del sistema di sostenere scaleup tecnologicamente complesse.

I grandi deal e il ruolo degli investitori internazionali

Tra i top deal del 2025 spicca Bending Spoons con un round Growth VC da 234 milioni, seguita da AAvantgarde (122 milioni, Serie B), Exein (100 milioni e 70 milioni, Serie C) e NanoPhoria (83,5 milioni, Serie A). Operazioni che, da sole, spiegano una quota significativa dell’ammontare complessivo dell’anno.

Nel 2025 si registra anche un picco di 354 investitori attivi, con una partecipazione internazionale al 46%, in netto aumento rispetto al 24% del 2020. Tutti i round superiori ai 20 milioni vedono la presenza di almeno un investitore estero, a conferma di una correlazione diretta tra dimensione delle operazioni e attrattività internazionale.

Fundraising dei fondi: meno raccolta, più frammentazione

Sul fronte del fundraising, il 2025 segna una frenata rispetto al 2024: 545 milioni raccolti in 9 nuovi fondi, contro i risultati record dell’anno precedente. È un rallentamento significativo, che porta la raccolta europea dei fondi VC ai minimi storici e che riflette dimensioni più contenute dei fondi, meno grandi closing e un crescente ruolo dei gestori emergenti.

In Europa si osserva anche un riequilibrio geografico, con la regione DACH che supera il Regno Unito come principale hub per capitale raccolto dai fondi, mentre il Regno Unito resta comunque il primo mercato per ammontare investito. L’Italia, con un mercato sopra il miliardo, è il Paese che cresce di più dopo Finlandia, Irlanda, Spagna e Paesi Bassi, e dal 2020 ha triplicato il volume degli investimenti VC, il miglior risultato in termini di crescita relativa in Europa.


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